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21.09.22 - 11:35
Aggiornamento: 15:23

La Svizzera ha già iniziato a fare economia di gas

In due mesi il suo consumo è già calato del 20%. Ma per il responsabile del settore Energia dell’Ufae non basta per far cessare l’allarme

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Bastian Schwark

Il consumo di gas in Svizzera è già diminuito del 20% negli ultimi due mesi. Lo afferma Bastian Schwark, responsabile del settore Energia dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (Ufae), in un’intervista alla ‘Neue Zürcher Zeitung’.

Al momento la Svizzera è ben messa, ma per l’inverno non è ancora possibile dare il segnale di cessato allarme. Gli impianti di stoccaggio tedeschi sono pieni quasi al 90%: si tratta di una buona posizione di partenza, considerando che la Svizzera riceve circa il 70% del gas dalla Germania. Ma le strutture di stoccaggio da sole non basteranno a far superare l’inverno alla Germania, ha avvertito Schwark. Per coprire l’accresciuto consumo nella stagione fredda serve un afflusso costante di gas.

Il fatto che i Paesi europei stiano compiendo grandi sforzi per sviluppare fonti alternative è positivo, ma ciò compenserà solo una parte del gas che normalmente passa attraverso il gasdotto Nord Stream. In uno scenario di base l’Europa potrebbe superare l’inverno senza interventi severi grazie ai numerosi sforzi compiuti. Ma se avremo un inverno freddo la situazione si farà difficile, ha ammonito. Schwark ha spiegato che il suo compito è preparare la Svizzera a una situazione del genere. Le circostanze potrebbero peggiorare in qualsiasi momento: a quel punto bisogna sapere cosa fare.

A suo dire una carenza di gas è più probabile di una carenza di elettricità. È quindi molto importante che quello russo sia ancora trasportato in Occidente attraverso un gasdotto in Ucraina, che attualmente fornisce una quantità di gas pari a quella del Nord Stream 1 a pieno carico.

A Losanna salasso elettrico in vista per il ‘Poli’

A Losanna, per contro, la bolletta elettrica del Politecnico (Epfl) raggiungerà "probabilmente" i 45 milioni di franchi nei prossimi due anni, cioè quattro volte di più rispetto a quella attuale. Un’unità di crisi dovrà studiare come ridurre i consumi.

Il gruppo "sta esaminando i diagrammi di impiego e sta preparando misure per consumare sostanzialmente meno quest’inverno", ha dichiarato il presidente dell’Epfl Martin Vetterli in un’intervista pubblicata oggi da 24 Heures.

Senza voler "pregiudicare le proposte" che l’unità di crisi farà "molto presto", il presidente elenca alcune piste "ovvie", come il riscaldamento limitato a 19 gradi e una maggiore attenzione alle luci, "che rappresentano quasi un quarto del consumo di elettricità" dell’Epfl.

Vetterli prende in considerazione anche una riduzione di alcune attività sul sito. Durante il contenimento della prima ondata di Covid-19 l’Epfl ha ridotto i suoi consumi del 30%, sottolinea. "La Confederazione ci chiede di elaborare scenari di -30%, -50% e -60%. Ridurre del 30% [...] è qualcosa che sappiamo fare."

In caso di interruzione dell’energia elettrica i locali dove sono ospitati gli animali, le infrastrutture critiche di sicurezza e i centri dati sarebbero gli unici settori mantenuti, ha aggiunto. "Siamo un’istituzione molto importante che fa progredire la ricerca, ma alla fine, a parte alcuni settori critici che verrebbero risparmiati, se tutto dovesse essere tagliato per un po’, non morirebbe nessuno", ha commentato Vetterli.

A inizio settembre l’Epfl ha inaugurato una nuova centrale termica, alimentata dal pompaggio dell’acqua del lago, che fornisce il 54% dell’energia necessaria per il sito. Il resto proviene dall’elettricità (40%) e dal gas (6%). L’olio combustibile è completamente scomparso dal campus.

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