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19.09.22 - 18:23

Sanzioni autonome? I ‘senatori’ frenano

Il Consiglio degli Stati respinge una modifica della legge sugli embarghi accolta dal Nazionale. ‘Inefficace e incompatibile con la neutralità’

Ats, a cura di Red.Svizzera
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Keystone
Alla Camera alta prevale la prudenza

Berna – La possibilità per il Consiglio federale di imporre sanzioni autonomamente a persone o entità colpevoli di gravi violazioni del diritto umanitario o dei diritti umani sarebbe inefficace e comprometterebbe la neutralità.

Con questa motivazione il Consiglio degli Stati ha bocciato per 29 a 12 un’aggiunta alla revisione della Legge sugli embarghi – sulla quale si basano per esempio le sanzioni contro la Russia – voluta dal Consiglio nazionale. Toccherà ora alla Camera del popolo sciogliere quest’ultima divergenza con i "senatori".

A nome della commissione preparatoria, Damian Müller (PLR/LU) ha affermato che questa aggiunta comporterebbe un drastico cambiamento nella politica di sanzioni elvetica e porrebbe problemi in termini di neutralità.

Timore di ritorsioni

Finora la Svizzera, hanno spiegato sia Müller che Pirmin Bischof (Centro/SO) e Andrea Caroni (PLR/AR), si è adeguata alle sanzioni decretate da organismi internazionali come le Nazioni Unite o i suoi principali partner economici (come l’Ue). Solo agendo in questo modo le sanzioni sono efficaci, mentre decisioni prese soltanto dal nostro Paese avrebbero una portata molto limitata e potrebbero provocare spiacevoli contromisure. La Svizzera, hanno aggiunto, sarebbe il più piccolo Paese ad avere una simile disposizione nella sua legislazione.

Bischof ha messo in rilievo anche il carattere arbitrario di questa disposizione che colpirebbe determinate violazioni e non altre. In teoria, ha sottolineato il "senatore" solettese, la Svizzera dovrebbe sanzionare, sulla base di questa aggiunta del Nazionale, tutte le violazioni gravi dei diritti umani, ciò che è impossibile. Bischof ha ricordato che la maggior parte dei Paesi non sono Stati di diritto. Insomma, l’aggiunta del Nazionale è "simpatica" ma del tutto inutile e per di più inefficace.

Attualmente, la Svizzera può riprendere solo le sanzioni decise dall’ONU, dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) o dai suoi principali partner economici. Se vuole andare oltre, il Consiglio federale deve affidarsi alla Costituzione. Le ordinanze emesse sono limitate a quattro anni e possono essere prorogate una sola volta: decadono se non viene presentato un progetto di base giuridica sei mesi dopo l’entrata in vigore della proroga.

Non spingersi troppo lontano

La revisione in corso prevede che il Consiglio federale possa estendere autonomamente misure a Stati, entità o persone se l’interesse del Paese lo richiede. Per il consigliere federale Guy Parmelin, questa aggiunta alla legge attuale basta e avanza e la decisione del Consiglio nazionale va troppo lontano. Adottando sanzioni autonomamente, perlopiù simboliche, la Svizzera si esporrebbe inutilmente, secondo il "ministro" dell’Economia.

Unici a difendere in aula la versione del Nazionale, Daniel Jositsch (PS/ZH) e Carlo Sommaruga (PS/GE) hanno sostenuto la necessità di rendere ancora più coerente la nostra politica di sanzioni con i valori della nostra politica estera a difesa dei diritti umani. È vero che la Svizzera è un piccolo Paese, ha spiegato Sommaruga, ma la sua piazza finanziaria è importante e sanzioni nei confronti di persone o entità colpevoli di gravi crimini possono fare male. Di fronte a certi crimini, ha aggiunto Jositsch, la neutralità non esiste; un atteggiamento condiviso secondo lui anche dalla popolazione.

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