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12.09.22 - 17:03
Aggiornamento: 17:27

Unione arti e mestieri, le proposte per il caro-energia

Tra queste figurano la rimozione degli ostacoli amministrativi e la possibilità per le aziende di tornare alla fornitura di base

Ats, a cura di Red.Web
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Cara come il fuoco

L’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) ha presentato le sue proposte per affrontare la crisi nel settore dell’elettricità. Tra queste figurano la rimozione degli ostacoli amministrativi e la possibilità per le aziende di tornare alla fornitura di base. "Sono molto preoccupato. Anzi, sono allarmato", ha dichiarato il presidente dell’Usam e consigliere nazionale Fabio Regazzi (Centro) di fronte ai media a Berna. Per molte aziende, l’aumento dei prezzi è "insopportabile e minaccia la loro stessa esistenza", ha continuato. E ha chiesto che "gli ostacoli amministrativi vengano rimossi".

L’Usam ha raccolto le sue richieste e le proposte di azione in mozioni che saranno presentate durante la sessione autunnale. Nello specifico chiede che la costruzione di impianti su piccola scala per tutte le tecnologie sostenibili a livello domestico sia consentita senza permessi in tutte le zone di pianificazione territoriale, e che gli annunciati progetti idroelettrici ed eolici su larga scala non siano più soggetti a una procedura di opposizione fino a quando non saranno raggiunti gli obiettivi di sviluppo della strategia energetica.

Ritorno all’approvvigionamento di base

L’Usam ha inoltre ribadito una richiesta che aveva già formulato in una lettera indirizzata alla ministra dell’Energia Simonetta Sommaruga e a quello dell’Economia Guy Parmelin il 23 agosto: la possibilità per le aziende che operano nel cosiddetto mercato libero dell’elettricità – ora colpito da un’esplosione dei prezzi – di tornare alla fornitura di base per limitare i costi. Ci sono però alcune condizioni: le aziende dovranno dare un preavviso di un anno e una volta entrati nella fornitura di base, dovranno rimanervi per almeno tre anni o pagare una penale del 10% sulla parte energetica.

Il presidente di Gastrosuisse Casimir Platzer ha giustificato queste richieste con due esempi concreti. Il primo esempio riguarda un hotel di montagna che finora aveva costi annuali per l’elettricità di circa 5’000 franchi. La prima offerta fatta dal fornitore di energia elettrica per un nuovo contratto quinquennale avrebbe aumentato i costi dell’elettricità a 162’000 franchi. Una seconda offerta, più bassa, comportava comunque costi annuali superiori a 81’000, con un aumento del 1600%. Lo stesso Fabio Regazzi ha dichiarato al Blick pochi giorni fa che il fornitore di energia elettrica della sua azienda ha aumentato i prezzi del 1600%: ha chiesto quasi un milione di franchi per il prossimo anno, mentre quest’anno i costi sono stati di soli 60’000 franchi, ha spiegato al giornale.

Piano di risparmio per settore

In caso di penuria, l’Usam teme che la Confederazione ricorra a imposizioni, come il divieto di alcune attività e il contingentamento dell’elettricità. "Per molte aziende, catene del valore e industrie, queste misure di gestione granulari e intrusive sono sproporzionate e potenzialmente mettono in pericolo la loro esistenza", secondo il direttore dell’Usam, Hans-Ulrich Bigler. L’Usam propone quindi un "livello intermedio" di misure, che si situi dopo il risparmio volontario, ma prima dei divieti e contingentamenti. In questa fase, le industrie dovrebbero proporre e concludere volontariamente accordi di risparmio energetico con l’approvvigionamento economico del Paese. Dovranno inoltre scegliere liberamente come implementare l’accordo. Questa richiesta era già contenuta in una lettera inviata al ministro dell’Economia il 16 agosto. "Il Consiglio federale ha indicato che è pronto a prendere in considerazione la nostra proposta", ha detto Bigler. Nella missiva inviata la settima seguente a Sommaruga e Parmelin l’Usam formulava tre richieste per venire in aiuto agli imprenditori: permettere a chi si rifornisce sul mercato libero di ritornare all’approvvigionamento di base, concedere una proroga dei contratti e mantenere basso l’interesse sul capitale investito nelle reti elettriche.

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