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03.09.22 - 12:57
Aggiornamento: 14:20

Inverno 2022/23, uno... slalom tra i paletti delle incognite

Dopo una stagione da record, per le stazioni sciistiche svizzere se ne prospetta una piena punti interrogativi

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
In forse lo sci in notturna

La scorsa stagione, l’affluenza e il fatturato delle stazioni sciistiche svizzere sono stati eccellenti. Tuttavia ciò non basta per poter guardare con ottimismo al prossimo inverno. Per Berno Stoffel, direttore di Funivie Svizzere, l’inflazione e la fine delle restrizioni Covid nel resto d’Europa sono infatti possibili bastoni fra le ruote.

Secondo il bilancio pubblicato dall’organizzazione sul proprio sito web, per la prima volta dalla stagione 2012-13 le stazioni hanno registrato più di 25 milioni di giornate-sciatore, ovvero ‘l’unità di misura’ usata per contare le entrate nei vari comprensori, indipendentemente dalla tariffa. Il giro d’affari è dal canto suo salito a 828 milioni di franchi, il miglior risultato dal 2010-11.

Malgrado le incertezze legate al coronavirus quindi, "gli svizzeri hanno ben frequentato gli impianti di risalita e gli stranieri sono tornati", dichiara Stoffel dalle colonne dei giornali ‘Le Nouvelliste’ e ‘La Liberté’. Il fatto che la neve abbia iniziato a cadere presto ha permesso aperture precoci e spinto la gente ad acquistare abbonamenti, indica il vallesano. Inoltre, le restrizioni anti-Covid in vigore nelle nazioni confinanti hanno incrementato l’arrivo di clientela dall’estero.

Ma questa situazione rischia di non replicarsi il prossimo inverno, che Stoffel si attende "difficile". La Svizzera non avrà in effetti più il vantaggio di essere uno dei soli Paesi della regione con i comprensori aperti o comunque accessibili senza limitazioni.

A giocare contro le stazioni sciistiche elvetiche è pure l’inflazione galoppante in Europa. I turisti potrebbero essere scoraggiati a intraprendere la trasferta nella Confederazione dal calo del loro potere d’acquisto e dai prezzi alti in Svizzera.

In compenso, gli svizzeri dovrebbero restare in patria. L’assenza di russi e cinesi avrà invece solo un impatto "trascurabile" sugli affari, commenta Stoffel. I turisti provenienti da questi due Paesi già per tradizione sono pochi durante l’inverno.

La penuria di energia che si profila all’orizzonte obbliga inoltre gli impianti di risalita ad adattarsi. Funivie Svizzere sta attualmente pensando a delle misure di risparmio, ad esempio la rinuncia allo sci notturno. Il settore, ad ogni buon conto, consuma solo lo 0,34% di tutta l’energia in Svizzera, precisa Stoffel.

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