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04.09.22 - 08:20
Aggiornamento: 17:41

La ‘seconda vita’ dei cani razza San Bernardo

Tempi che cambiano: dall’impiego nelle operazioni di soccorso a quelle per attività sociali

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Eccoli, appena nati

Sette cuccioli di San Bernardo sono nati un mese fa alla Fondazione Barry di Martigny (Vs). Una volta svezzati, saranno venduti a famiglie o utilizzati per visite sociali in case per anziani o in scuole. Le missioni in montagna non sono invece più di attualità.

I sette cagnolini – cinque femmine e due maschi – fanno parte della prima cucciolata di mamma Edène, nata due anni fa alla Fondazione Barry. Circa 30 cani San Bernardo vivono stabilmente alla Fondazione e ogni anno nascono in media 20-25 cuccioli con pedigree.

Se taluni rimarranno a Martigny per proseguire l’allevamento, la maggior parte sarà collocata in famiglie accuratamente selezionate. I cuccioli di Edène saranno presentati al pubblico nei parchi di Barryland a partire da metà settembre. In attesa di ammirarli dal vivo, è possibile seguire quotidianamente la loro evoluzione attraverso la webcam sul sito web della fondazione.

A lungo utilizzato per accompagnare i viaggiatori e soprattutto per ritrovare e salvare i dispersi nella neve e nella nebbia, il San Bernardo – con il caratteristico bariletto di legno al collo – è assimilato nell’immaginario collettivo a un cane da soccorso. In realtà, è da molto che non è più arruolato in questo senso.

All’epoca, i cani intervenivano attorno all’ospizio del Gran San Bernardo, dove vivevano, e servivano anche a sostenere gli uomini in attività legate al trasporto. Ma "con l’utilizzo degli elicotteri, i soccorritori hanno preferito loro razze più leggere", ha spiegato oggi all’agenzia Keystone-Ats Manuel Gaillard, responsabile cinofilia alla Fondazione Barry.

Dimensioni notevoli

"Il San Bernardo non è più utilizzato a causa delle sue dimensioni e del suo peso", che può raggiungere gli 80-85 chili, ha confermato dal canto suo Fabien Marmy, presidente del gruppo dei cani da valanga del Vallese romando. Occorre infatti poter portare il cane in braccio per metterlo nell’elicottero, ha aggiunto. Si tratta anche di una questione di posto nell’abitacolo. Labrador, pastori tedeschi, pastori australiani e Golden Retriever pesano in media meno di 35 chili e sono "particolarmente resistenti".

Redog, la Società svizzera per cani da ricerca e da salvataggio, che forma gli addestratori di cani e i loro animali a ritrovare le vittime fra le macerie in caso di catastrofi, come sismi o esplosioni, conta un solo San Bernardo. Quest’ultimo, rimasto piuttosto piccolo, è attivo nella localizzazione. Un lavoro che gli consente di andare al suo ritmo, ha spiegato Denise Affolter, presidente del gruppo regionale Vallese.

"Oggi il San Bernardo non è più impiegato per le sue capacità di cane da valanga o di ricerca, ma per la sua stabilità mentale, il suo lato sociale e la sua apertura", ha proseguito. Tali qualità si prestano molto bene per le visite in case di cura o in scuole.

Dal 2007, i cani della Fondazione Barry sono peraltro formati per interagire con persone disabili o anziane in tutta la Svizzera ma anche per attività pedagogiche o terapeutiche. "Questa loro nuova missione riscuote un successo enorme", ha concluso Manuel Gaillard.

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