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25.08.22 - 11:29
Aggiornamento: 16:04

Aumento dell’inflazione percepita, è il Ticino il più colpito

Mentre il rincaro medio su base annua dei beni di consumo in Svizzera è stato del 5,4%, nel nostro cantone i prezzi sono saliti del 6,1%

Ats, a cura di Red.Web
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Vita un po’ più cara per tutti, ma soprattutto in Ticino

Il Ticino è la regione che soffre di più dell’aumento dell’inflazione. Lo sostiene un’indagine di Comparis, che insieme al Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (Kof) calcola un indice dei prezzi al consumo (Ipc) che mostra il rincaro veramente percepito.

Il dato in questione considera esclusivamente l’andamento dei prezzi dei beni consumati regolarmente dalla popolazione, rimuovendo i fattori di contenimento dell’inflazione come gli affitti o i beni durevoli, spiega la società di confronti in internet Comparis in un comunicato. Quanto emerge si discosta quindi dal rincaro ufficiale che viene calcolato dall’Ufficio federale di statistica (Ust) e che fa stato in numerosissime situazioni (per esempio nell’adeguamento di rendite, pigioni, alimenti).

L’Ipc elaborato secondo la metodologia Comparis/Kof mostra profonde differenze fra le regioni linguistiche. In luglio, l’indice si è attestato nella Svizzera italiana a 108,1 punti, un livello significativamente superiore ai 107,3 punti della Romandia e ai 107,1 punti della Svizzera tedesca. Spicca anche il fatto che a Sud delle Alpi nello spazio di 12 mesi sia stato osservato il maggiore incremento dei prezzi dei beni di uso quotidiano, saliti del 6,1%, ben più quindi che il +5,7% della Svizzera romanda e il +5,3% di quella tedescofona.

In media i prezzi sono saliti del 5,4% nella Confederazione su base annua, secondo l’indice Comparis/Kof, un dato che supera nettamente il +3,4% del più ampio indice ufficiale dell’Ust. Rispetto a giugno si registra però solo un lieve incremento, pari allo 0,1%. "Il franco forte, l’aumento dei tassi d’interesse e i fattori stagionali, come ad esempio i saldi, hanno stabilizzato i prezzi", osserva l’esperto di Comparis Michael Kuhn, citato nella nota. Il dato medio nasconde peraltro rincari forti in alcun segmenti come il settore paralberghiero (+17,6%), che comprende appartamenti di vacanze, campeggi e alloggi collettivi, i servizi di trasporto individuale (+8,7%) e l’acqua minerale naturale (+5,3%). "Sono aumentati i costi del Pet, della produzione e del trasporto", spiega a quest’ultimo proposito Kuhn.

Il costo del carburante era salito in giugno del 7,3%, mentre in luglio la crescita si è limitata allo 0,2%. "In Svizzera i prezzi del diesel e della benzina sono già alti e attualmente non ci sono ulteriori fattori di rischio o di scarsità", commenta lo specialista.

Negli ultimi 12 mesi, il rincaro ha colpito soprattutto le coppie senza figli, i cosiddetti Dink (double income no kids, doppio reddito niente bambini): l’inflazione percepita è del 6%. Le persone con più di 65 anni che vivono da sole sono invece meno toccate dall’aumento dei prezzi: per loro il dato è del 4,5%.

Tra le diverse fasce di reddito, quella più alta ha registrato un’inflazione del 6,1%, quella più bassa del 4,9%. "Lo stile di vita delle coppie senza figli e delle persone più benestanti si riflette sul rincaro: entrambi i gruppi si muovono molto, quindi spendono parecchio per auto, moto e viaggi; hanno anche grandi abitazioni. Di conseguenza, subiscono maggiormente l’aumento dei costi dell’energia e della mobilità", osserva Kuhn. "In proporzione l’inflazione colpisce di più chi guadagna bene e chi è benestante: nel portafoglio, tuttavia, tutti percepiscono la crescita dei prezzi".

Se si stila un confronto sul lungo periodo – cioè dall’anno 2000, mese di maggio – i prezzi dell’energia per il riscaldamento sono aumentati del 176%, le sigarette costano il 93% in più, i costi dei servizi finanziari sono saliti del 94%, i prezzi degli altri prodotti del tabacco hanno subito un rincaro del 73%, mentre giornali e riviste costano il 73% in più.

Anche se in generale sembra che la vita stia diventando più costosa, quest’impressione è in parte fuorviante, osservano gli analisti di Comparis. Tra maggio 2000 e luglio 2022, infatti, i prezzi di diversi beni di uso quotidiano sono addirittura diminuiti: in particolare il costo dei farmaci è sceso in media del 43%, quello dei piccoli elettrodomestici del 35% e quello dei servizi nel settore delle telecomunicazioni del 29%.

Interessante, sempre nel paragone con 22 anni or sono, è rilevare i cambiamenti di prezzo di beni di uso quotidiano come pane, farina e prodotti a base di cereali (+5%), frutta, verdura, patate (+6%), carne (+17%) e articoli per l’igiene personale (-15%). Le prestazioni ospedaliere costano il 6% in più e il prezzo dell’elettricità è salito del 16%.

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