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15.08.22 - 13:00
Aggiornamento: 21:00

Riforma Ocse: applicazione iniqua per il Ps

Necessario livellare la ripartizione fra Cantoni. Wermuth: ‘Deve adempiere il suo obiettivo iniziale: non incoraggiare la concorrenza’

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Keystone
Cédric Wermuth

La prevista riforma fiscale dell’Ocse dovrebbe generare 1,6 miliardi di franchi supplementari di entrate a corto termine. È quanto emerge da uno studio commissionato dal Ps: il partito ritiene però che l’applicazione annunciata da Berna sia iniqua e spinge per un livellamento della ripartizione fra Cantoni.

La riforma dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) prevede un’aliquota d’imposta minima del 15% per tutte le società con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro (731 milioni di franchi al cambio attuale) all’anno. La Confederazione, che conta di introdurla dal 2024, si attende introiti extra fra 1 e 2,5 miliardi di franchi.

Lo studio realizzato dall’ufficio di consulenze basilese Bss e presentato oggi dal Ps situa proprio all’interno di questa forbice, ma con più precisione, l’ammontare di tali entrate supplementari. Inoltre, nel rapporto vengono forniti valori indicativi sui Cantoni che potrebbero guadagnarci di più, mentre in quello della Confederazione, confezionato in marzo dal Controllo federale delle finanze (Cdf), si faceva riferimento unicamente alle cifre per l’insieme del Paese, sottolineano gli autori.

Di regola, più il numero di imprese interessate dalla riforma in un Cantone è alto, più il tesoretto rappresentato dagli introiti aggiuntivi è cospicuo. Stando allo studio, ad approfittarne maggiormente saranno quindi Basilea Città (362,2 milioni), Zugo (322,7 milioni), Argovia (252,1 milioni) e Zurigo (249,1 milioni).

Al contrario, altrove il beneficio sarà nullo o quasi. Cantoni come il Giura (0,0 milioni), Ginevra (0,1 milioni), Glarona (0,3 milioni) e Appenzello Interno (0,5 milioni) sarebbero i più svantaggiati. Per quanto riguarda il Ticino, la stima delle entrate parla di 13,2 milioni in più, per i Grigioni di 7,3 milioni.

A conti fatti dunque, circa il 75% di questi introiti finirebbe a soli quattro Cantoni. Una situazione sgradita al Ps, che propone per porvi rimedio l’inserimento di un limite massimo di 300 franchi per abitante.

Il resto del gettito supplementare verrebbe poi ripartito in maniera uguale e pro capite fra i Cantoni. In questo modo vi sarebbe ancora un rapporto di 1 a 3,5 fra chi ne approfitterà di più e chi di meno, ma senza tale soglia il rapporto sarebbe addirittura di 1 a 42.

"Una ripartizione equa garantisce a tutta la popolazione una fetta delle entrate supplementari. L’imposta minima deve adempiere il suo obiettivo iniziale: non incoraggiare la concorrenza fiscale", afferma, citato in una nota, il copresidente del Ps Cédric Wermuth. L’attuazione immaginata dalla Confederazione viene invece definita ingiusta e controproducente.

"Vogliamo rafforzare il potere d’acquisto delle persone con redditi medi e bassi", aggiunge dal canto suo il consigliere nazionale vodese Samuel Bendahan. Il deputato socialista menziona ad esempio una riduzione dei premi di cassa malati o un aumento dei contributi per i posti per la custodia di bambini.

Secondo quanto dichiarato in passato dal "ministro" delle finanze Ueli Maurer, circa 200 aziende svizzere e 2’000 filiali di gruppi stranieri saranno toccate dalla riforma fiscale. Il governo propone al parlamento, che dovrà discutere prossimamente del progetto per poi permettere ai cittadini di esprimersi nel giugno 2023, che un quarto delle entrate extra finiscano alla Confederazione, mentre il resto sia distribuito ai Cantoni.

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