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01.07.22 - 10:00
Aggiornamento: 20:57

‘Con la riforma Avs 21 le lavoratrici sono penalizzate’

In vista delle votazioni del 25 settembre, scende in campo i contrari, con in prima fila sindacati e Partito socialista

Ats, a cura di Moreno Invernizzi
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Keystone
Il socialista Pierre-Yves Maillard spiega le sue ragioni

La riforma dell’Avs, in votazione il prossimo 25 di settembre, andrà a svantaggio delle donne che non solo saranno penalizzate sulle rendite, ma dovranno lavorare un anno in più. Per questo, sindacati e Partito socialista invitano gli elettori a respingere un testo giudicato poco equilibrato.

Per i contrari alla riforma, che oggi hanno lanciato la campagna in vista del voto, vi è un altro aspetto che gioca a sfavore della riforma, ossia il previsto aumento dell’IVA volto a finanziare le rendite. Alla luce dell’incremento attuale dell’inflazione, l’aumento prospettato avrà un impatto negativo sul potere d’acquisto della popolazione.

Secondo il Consiglio federale, invece, l’Avs è confrontata con difficoltà finanziarie e deve essere riformata. La riforma consentirebbe di stabilizzare le finanze del primo pilastro per circa un decennio e di garantire l’attuale livello delle rendite, di cui attualmente godono 2,6 milioni di pensionati.

La misura principale della riforma Avs 21 è l’introduzione della stessa età di pensionamento per uomini e donne, ovvero 65 anni. Le persone che cominceranno a ricevere la loro rendita Avs a 65 anni la percepiranno senza riduzioni né supplementi, salvo per la cosiddetta generazione di transizione. Tale misura è accompagnata da una compensazione in favore delle donne nate tra il 1961 e il 1969: un supplemento di rendita e migliori condizioni in caso di prepensionamento.

Il supplemento mensile sarà di 160 franchi per le donne con un reddito annuo determinante fino a 57’360 franchi, 100 franchi fino a 71’700 e 50 franchi a partire da 71’701. Per quanto riguarda il pensionamento anticipato, le donne potranno accedervi al massimo tre anni prima dell’età di riferimento, ovvero a 62 anni se la riforma entra in vigore nel 2023. Le rendite anticipate delle donne della generazione transitoria saranno meno fortemente ridotte rispetto a quelle attuali.

La riforma crea inoltre incentivi a proseguire l’attività lucrativa dopo i 65 anni: chi continuerà a lavorare e a versare contributi dopo il raggiungimento dell’età di pensionamento potrà migliorare la propria rendita AVS.

Complessivamente, stando ai calcoli dell’amministrazione federale, Avs 21 consentirà di risparmiare circa 4,9 miliardi di franchi entro il 2032. Altre misure sono quindi necessarie. Il tasso di Iva sarà nel contempo aumentato di 0,4 punti percentuali (dal 7,7% all’8,1%). Tale misura dovrebbe fruttare 12,4 miliardi all’Avs. Considerando anche i risparmi, fino al 2032 le finanze dell’Avs saranno sgravate di circa 17,3 miliardi di franchi.

Per il Governo e la maggioranza del Parlamento l’allineamento dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini è giustificato. Le donne sono meglio formate rispetto al passato, la maggior parte di esse esercita un’attività lucrativa e vive più a lungo degli uomini. Circa un terzo dei risparmi realizzati grazie alla riforma verranno così ridistribuiti alle donne.

Di tutt’altro avviso la sinistra e i sindacati, che hanno lanciato un referendum contro la riforma. Secondo il comitato referendario, le rendite delle donne diminuiranno di circa 1’200 franchi annui, senza contare il fatto che esse ne ricevono già un terzo in meno degli uomini. A suo avviso, la riforma AVS 21 è il primo di una serie di progetti di smantellamento che riguardano tutta la popolazione.

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