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Keystone
16.05.22 - 14:59
Aggiornamento: 18:41
Ats, a cura de laRegione

Adozioni illegali da Sri Lanka, Berna aiuta a ritrovare origini

La Confederazione e i Cantoni partecipano a un progetto pilota a sostegno delle persone adottate dello Sri Lanka nella ricerca delle loro origini

La Confederazione e i Cantoni partecipano a un progetto pilota a sostegno delle persone adottate dello Sri Lanka nella ricerca delle loro origini. La consigliera federale Karin Keller-Sutter, il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, Fredy Fässler, e la presidente dell’associazione "Back to the Roots", Sarah Ineichen, hanno firmato oggi a Berna una convenzione in tal senso.

"Back to the Roots" (ritorno alle radici) sostiene nella ricerca delle loro identità le persone provenienti dallo Sri Lanka che sono state adottate in Svizzera tra gli anni 1970 e 1990. L’aiuto comprende, in particolare, informazioni sulle possibilità di ricerca delle origini, reperimento e consultazione di dossier in Svizzera e nello Sri Lanka, hanno sottolineato Keller-Sutter, Fässler e Ineichen prima della firma dell’accordo.

La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha precisato come le autorità federali e cantonali abbiano deciso di sostenere finanziariamente "Back to the Roots" in tali attività. Il progetto pilota, della durata di tre anni, è integrato nel partenariato migratorio della Svizzera con lo Sri Lanka. Ha preso il via retroattivamente il primo gennaio 2022 e terminerà il 31 dicembre 2024. Il contributo annuale previsto è di 250’000 franchi al massimo.

I Cantoni sostengono in particolare le prestazioni di "Back to the Roots", mentre il DFGP finanzia alcune attività all’estero, hanno dichiarato Keller-Sutter e Fässler.

Mancanze delle autorità

Nel dicembre 2020 il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto in risposta a un postulato di Rebecca Ruiz (PS/VD), in cui riconosceva le gravi mancanze delle autorità federali e cantonali nelle quasi 900 adozioni di bimbi dello Sri Lanka tra gli anni Settanta e Novanta.

L’atto parlamentare dell’allora consigliera nazionale faceva riferimento a uno scandalo per certi versi noto da 40 anni, ma riemerso con prepotenza nell’autunno in seguito a un programma televisivo olandese, che aveva richiamato l’attenzione sull’esteso traffico di bambini tra lo Sri Lanka e diversi Paesi europei.

In Svizzera, le numerose irregolarità, alcune delle quali molto gravi, nelle procedure di adozione di neonati e bimbi in tenera età srilankesi erano state dimostrate in uno studio della Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) pubblicato nel febbraio 2020.

In particolare, era stato constatato come i bambini provenivano da "fattorie di bebè", dove si faceva appello a uomini bianchi per avere bimbi dalla pelle più chiara possibile.

Sincero rammarico

I genitori svizzeri pagavano tra 5’000 e 15’000 franchi per bambino adottato. Ma le madri srilankesi ricevevano soltanto un pugno di dollari o soltanto una bottiglia thermos. Dal canto loro, gli intermediari nello Sri Lanka, tra i quali degli avvocati, erano pagati profumatamente.

Prendendo atto di tale documento, il Governo aveva espresso sincero rammarico e assicurato agli adottati il sostegno nella ricerca delle origini e la verifica della prassi attuale in materia di adozioni.

Il Consiglio federale aveva poi chiesto alla ZHAW un lavoro di ricerca complementare sulle adozioni da altri dieci Paesi d’origine con l’obiettivo di verificare se vi fossero indizi di irregolarità sistematiche. I risultati dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno.

Oltre a ciò, un gruppo di esperti incaricato dal DFGP sta esaminando il sistema attuale delle adozioni internazionali per identificare eventuali punti deboli a livello di struttura organizzativa, responsabilità e procedure. Se dall’analisi dovessero emergere lacune, il Consiglio federale proporrà al Parlamento le opportune modifiche legislative.

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