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15.05.22 - 18:59
Aggiornamento: 19:19

Più di sette svizzeri su dieci per il potenziamento di Frontex

Prevale il timore di un’uscita da Schengen. I promotori del referendum: risultato vergognoso. I Verdi contano di attivarsi in Parlamento

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
Il contributo della Svizzera passerà da 24 a 61 milioni entro il 2027

Berna – Oltre il 71% degli svizzeri ha approvato il potenziamento dell’Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera (Frontex), al quale anche la Svizzera è chiamata a contribuire. Il successo va oltre le previsioni della vigilia. Le percentuali di sì variano dal 77% di Zugo al 63,47% di Ginevra. Il Ticino si situa al penultimo posto (66,3%); i Grigioni sono in linea col risultato nazionale (72,15%). Il contributo elvetico passerà quindi da 24 a 61 milioni di franchi entro il 2027. Berna metterà inoltre a disposizione dell’agenzia circa 40 persone. La Svizzera si allinea così al rafforzamento deciso dall’Ue dopo l’ondata migratoria del 2015.

La proposta era stata combattuta da un referendum lanciato da una rete di attivisti per i diritti dei migranti. Anche alcune organizzazioni di difesa dei rifugiati, sostenute dal Ps e dai Verdi, hanno finito per sostenerlo. Frontex è regolarmente accusata di respingimenti illegali e di altre violazioni dei diritti fondamentali. Il Consiglio federale, appoggiato dai principali partiti della destra (Udc compresa, tradizionalmente contraria a Schengen) e del centro, ha insistito in particolare sul fatto che un rifiuto avrebbe comportato per Berna l’esclusione automatica dall’accordo di Schengen e di conseguenza il mancato accesso alla banca dati Schengen, fondamentale nella lotta contro la criminalità transfrontaliera.

Il nodo della tutela dei diritti umani

La chiara approvazione del popolo è un impegno per la sicurezza della Svizzera e per il proseguimento della cooperazione con l’Ue, ha affermato il comitato per il sì. L’elettorato svizzero ha capito che la politica di sicurezza non è possibile rimanendo isolati, ha dichiarato la consigliera nazionale del Plr Maja Riniker, precisando che sulle questioni dei diritti umani sono già in corso miglioramenti in seno a Frontex. Anche Bruxelles ha espresso soddisfazione per l’impegno chiaro degli svizzeri a favore dell’Agenzia. Il risultato dimostra l’importanza che la Svizzera accorda ai vantaggi della libera circolazione e a una gestione comune delle frontiere esterne dell’Ue, ha twittato il vicepresidente della Commissione europea Margarítis Schinás.

Il vicepresidente dei Verdi Nicolas Walder interpreta il risultato delle urne come un sì a strette relazioni con l’Europa e non come un sì alla «politica isolazionista e di violazione dei diritti umani di Frontex». Con un no si sarebbe potuta elaborare una nuova e migliore proposta, secondo il Partito socialista. La consigliera agli Stati ecologista Lisa Mazzone ha annunciato che il suo partito intende presentare un atto parlamentare per rendere punibili le deportazioni collettive. Anche per l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (Osar), che come Amnesty International ha lasciato libertà di voto, la Svizzera deve ora intensificare l’impegno per migliorare la protezione dei diritti fondamentali alle frontiere esterne dell’Ue. «Questo risultato è deludente e persino vergognoso per un Paese che sostiene di avere uno Stato di diritto e una tradizione umanitaria», ha dichiarato Sophie Guignard, del comitato referendario NoFrontex. «Si tratta in un certo senso di chiudere un occhio su una politica disumana». A suo avviso, la minaccia di un’uscita da Schengen ha avuto un peso evidente nel dibattito.

Sicurezza aspetto centrale

In una conferenza stampa, Ueli Maurer ha ricordato l’importanza del sistema Schengen nel settore della sicurezza e dell’asilo. Per la polizia poter accedere alle banche dati europee (sono oltre 300 le richieste giornaliere di informazione) è essenziale per contrastare la criminalità, ha detto il consigliere federale. La tutela dei diritti fondamentali avrà la priorità nel previsto potenziamento di Frontex, ha assicurato il ministro delle Finanze. La Svizzera farà la sua parte, sia attraverso i suoi due rappresentanti in seno al Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia, sia sul terreno grazie agli esperti inviati da Berna. La partecipazione allo spazio di Schengen inoltre è fondamentale per l’economia, la gastronomia e il turismo poiché garantisce la libertà di spostamento all’interno dell’area. Il potenziamento delle frontiere esterne dell’Ue non comporterà peraltro nessun cambiamento per quanto riguarda i controlli alle frontiere nazionali, ha dichiarato Maurer.

Frontex è responsabile del monitoraggio delle frontiere esterne dell’Ue. Tuttavia, l’agenzia è stata accusata di aver assistito, e talvolta partecipato, al respingimento illegale di migranti. Torture, violenze, umiliazioni e deportazioni. Da anni le Ong denunciano le pratiche illegali delle Guardie di frontiera in diversi Paesi europei, tra cui Grecia, Italia, Ungheria, Slovenia e Croazia. Anche diverse inchieste giornalistiche hanno inchiodato Frontex alle sue responsabilità. Ma è stata l’indagine avviata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode a far tremare i vertici dell’agenzia. Le recenti dimissioni del direttore di Frontex Fabrice Leggeri sarebbero da ricondurre soprattutto ai risultati di questa inchiesta, peraltro non pubblici.

Schengen, e fanno quattro

L’introduzione di passaporti biometrici e il divieto di armi semiautomatiche: il popolo svizzero ha già votato due volte sull’estensione dell’accordo di Schengen, approvato nel giugno 2005 unitamente al ‘gemello’ accordo di Dublino. Nel maggio 2009, l’introduzione di un passaporto biometrico è passata di misura con il 50,14% di sì. Il 19 maggio 2019 il 63,7% dei cittadini ha accettato un ulteriore sviluppo di Schengen riguardante le armi semiautomatiche. Il timore di lacune nella sicurezza, di una Svizzera isolata o di perdite finanziarie ha avuto nuovamente la meglio questa domenica.

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