laRegione
10.05.22 - 15:31

Corretta ancora al ribasso la stima sulla crescita svizzera

Secondo l’istituto di ricerca Bak Economics quest’anno il prodotto interno lordo dovrebbe salire del 2,4%. Per il 2023 viene confermato il +1,4%

Ats, a cura de laRegione
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Bak Economics corregge nuovamente al ribasso la sua stima sull’andamento dell’economia svizzera nel 2022: il prodotto interno lordo (Pil) dovrebbe salire del 2,4%, contro il +2,6% previsto in marzo e il +3,2% preventivato in febbraio. Per il 2023 viene invece confermato il +1,4%.

La crescita dell’anno in corso risulta ancora notevole, soprattutto in un’ottica di lungo termine: tuttavia la previsione è significativamente al di sotto della spinta espansiva che ci si sarebbe potuti aspettare a seguito degli effetti di recupero dalla pandemia, spiegano gli esperti renani in un comunicato odierno.

Guerra in Ucraina e strategia di contenimento del Covid della Cina frenano la crescita

Uno dei principali fattori frenanti è costituito dalla guerra in Ucraina. A ciò si aggiungono inoltre le sempre più evidenti perturbazioni nell’economia industriale globale, innescate in particolare dalla strategia di contenimento del coronavirus adottata dalla Cina. Sulla scia dei nuovi confinamenti, delle chiusure di impianti produttivi e della congestione dei porti, la situazione nelle catene di approvvigionamento globale rimarrà quindi difficile anche nel prosieguo del 2022.

L’incremento dei prezzi delle materie prime aumenta l’inflazione

Intanto l’inflazione è spinta a livelli sempre più alti dall’ulteriore forte aumento dei prezzi delle materie prime e dalle persistenti penurie di beni. Anche in Svizzera il rincaro è aumentato in maniera significativa, ma l’attuale tasso del 2,5% si situa ancora a un livello compatibile con la stabilità dei prezzi.

Stabilità dei prezzi nel 2023

Bak Economics prevede che nel quarto trimestre del 2022 l’inflazione annuale elvetica scenderà nuovamente sotto la soglia del 2% e che la stabilità dei prezzi prevarrà nuovamente nel 2023, anno in cui si stima un tasso medio dello 0,9%. Gli economisti basilesi suppongono che gli impulsi inflazionistici causati in particolar modo dai costi dell’energia e del carburante non solo si indeboliranno, ma si svilupperanno nella direzione opposta: la combinazione di una minore pressione della domanda, di espansioni selettive della produzione e di una diminuzione dell’incertezza porterà a prezzi del petrolio e del gas più bassi nel 2023.

Bns orientata verso i rischi deflazionistici del franco forte

La Banca nazionale svizzera (Bns) viene ritenuta in una posizione relativamente tranquilla: la sua politica monetaria è ancora fortemente orientata verso i rischi deflazionistici di un franco troppo forte. Bak Economics ipotizza che la Bns aumenti il tasso di riferimento (che dal 2015 è al -0,75%) in due fasi a -0,25% entro la fine del 2022, per poi operare ulteriori ritocchi di 0,25 punti percentuali nel 2023.

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