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Keystone
24.04.22 - 14:39
Aggiornamento: 16:38
Ats, a cura de laRegione

Armi svizzere all’Ucraina: Berna dice no a Berlino

La Segreteria di Stato dell’economia ha respinto la richiesta tedesca: per legge l’autorizzazione non è rilasciata se il Paese destinatario è in guerra

La Germania non potrà fornire all’Ucraina munizioni acquistate in Svizzera: Berna ha posto il veto. Per il presidente dell’Alleanza del Centro Gerhard Pfister si tratta di "omissione di soccorso all’Ucraina".

La Germania intendeva inviare munizioni elvetiche all’Ucraina e ha chiesto alla Svizzera se questa consegna fosse possibile. Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha confermato oggi a Keystone-Ats le informazioni in tal senso pubblicate dalla SonntagsZeitung.

La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha respinto la richiesta di Berlino, adducendo alla neutralità svizzera e a "criteri imperativi della legislazione sul materiale bellico". Tale consegna è legalmente impossibile: in base all’Ordinanza sul materiale bellico (OMB) l’autorizzazione non viene rilasciata se "il Paese destinatario è implicato in un conflitto armato interno o internazionale".

Alcune voci critiche si sono levate in Germania accusando la Svizzera di essere corresponsabile del fatto che la Germania non possa consegnare veicoli corazzati Marder all’Ucraina. Questi blindati dovrebbero essere dotati di munizioni elvetiche.

Il DEFR precisa però che la richiesta pervenuta da Berlino non permette di sapere in che misura queste munizioni siano effettivamente legate alla consegna dei carri Marder, come evocato in un reportage della televisione pubblica tedesca ZDF: "Non disponiamo di queste informazioni", ha affermato il Dipartimento.

Il DEFR ricorda che la Svizzera richiede in linea di principio una dichiarazione di non riesportazione del materiale bellico venduto a Stati esteri. In questa dichiarazione, il Paese acquirente si impegna a non rivendere gli armamenti ricevuti senza l’esplicito consenso di Berna. Secondo il DEFR, questa è una prassi comune tra gli esportatori di materiale bellico.

In merito al fatto, menzionato dalla SonntagsZeitung, che munizioni svizzere per armi corazzate siano comunque giunte in Ucraina dalla Gran Bretagna, il DEFR ha precisato che occorre fare la distinzione tra l’esportazione di materiale bellico finito a Stati e il subappalto di pezzi singoli ad aziende private. In quest’ultimo caso una dichiarazione di non riesportazione non è necessaria.

Nel caso in questione, la decisione di esportare queste armi anticarro e i relativi moduli svizzeri che le compongono spetta esclusivamente alle autorità britanniche. Ciò garantisce che l’industria svizzera possa partecipare alle catene internazionali di creazione di valore nel campo degli armamenti. Secondo il DEFR, il caso citato dalla SonntagsZeitung riguarda munizioni esportate a una società in Gran Bretagna, dove vengono montate su armi anticarro NLAW (Next Generation Light Anti-Tank Weapon).

La vicenda non è piaciuta al presidente dell’Alleanza del Centro Pfister, che in un messaggio su Twitter ha detto di non capire il rifiuto della SECO di autorizzare la Germania a consegnare queste munizioni all’Ucraina. Il Consiglio federale, ha sostenuto, ha il potere di dare il via libera se ciò è nell’interesse della Svizzera, conformemente alla legge sugli embarghi.

"Mi sembra che questo sia il caso se la Svizzera aiuta una democrazia europea a difendersi". Per Pfister, il Consiglio federale sta facendo prova di "omissione di soccorso all’Ucraina".

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