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12.04.22 - 14:35
Aggiornamento: 14:54
a cura de laRegione

Finita la tregua: più cari i premi di cassa malati del 2023

Dopo la leggera diminuzione per l’anno in corso, i costi più elevati della sanità si rifletteranno sui premi del prossimo anno

Dopo una leggera diminuzione dei premi malattia per l’anno in corso, è probabile che gli assicurati saranno chiamati alla cassa nel 2023. Pur senza fornire cifre esatte, per la Confederazione è chiaro: i costi più elevati si rifletteranno senz’altro sui premi.

Le indiscrezioni apparse su diversi media nelle ultime settimane hanno così trovato conferma, come indicato oggi davanti ai giornalisti da Thomas Christen, vice direttore dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). Se un aumento appare certo, sull’ammontare vero e proprio Christen ha svicolato: aumento senz’altro, ma di quanto si vedrà. Diversi fattori che influenzano i premi per il 2023 non possono ancora essere quantificati, ha spiegato.

Alla fine di gennaio, Santésuisse aveva già avvertito in merito a rincari dovuti a maggiori costi dell’assicurazione di base. Stando all’associazione mantello, l’incremento dei costi è stato nel 2021 del 5,1% per persona assicurata. Si tratta del maggior aumento dal 2013.

Prima o poi, i premi dell’assicurazione sanitaria dovranno coprire i costi: così funziona il sistema. Se la crescita dei costi è minima o nulla, anche i premi cresceranno meno bruscamente o addirittura diminuiranno. Per l’anno in corso, l’aumento è stato praticamente nullo. I premi sono calati mediamente dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Un fenomeno collegato alla pandemia. Da un lato, il Consiglio federale ha vietato per mesi le operazioni non urgenti. Dall’altro, molte persone hanno preferito soprassedere e rinviare il soggiorno in ospedale.

Nel 2021, i costi sanitari sono saliti sensibilmente. Tra le altre cose, Christen ha parlato di un "effetto di recupero" dovuto ai trattamenti rinviati causa coronavirus. Per l’anno in corso, gli esperti si attendono un deciso incremento dei costi sanitari.

Secondo la Confederazione, sono necessarie misure per mitigare l’impatto di questo incremento sulla popolazione. "Dobbiamo fare tutto il possibile per frenare una simile evoluzione", ha dichiarato Christen. Negli anni scorsi, alcuni interventi della mano pubblica hanno registrato un certo successo, sebbene parziale.

Un primo pacchetto di contenimento dei costi è attualmente in fase di attuazione. Un secondo è in discussione in parlamento. Un terzo sarà presentato nella seconda metà del 2022. Non tutti gli strumenti proposti dal Consiglio federale sono però riusciti a trovare una maggioranza in parlamento. È stato il caso, tra l’altro, dell’introduzione di un sistema di prezzi di riferimento per i generici.

Il controprogetto indiretto delineato dal Consiglio federale all’iniziativa del Centro volta al contenimento dei costi non ha fatto breccia nella pertinente commissione parlamentare del Nazionale incaricata di esaminarlo. La commissione ha già fatto sapere, la settimana scorsa, di non volerne sapere di fissare nella legge obiettivi di costo poiché teme una riduzione delle prestazioni per gli assicurati.

Un timore che Christen non condivide: a suo avviso, "gli obiettivi di costo non metterebbero in pericolo le cure". Il Consiglio federale non prevede alcun automatismo: anche se i costi dovessero essere superati, ciò non significherebbe l’immediato stop a determinate cure.

Christen si è anche appellato alla responsabilità individuale: "I pazienti dovrebbero fare solo ciò che è veramente necessario". Certo, ha sottolineato, non spetta alle autorità definire quali prestazioni sono appropriate e quali no. Tuttavia, i prestatori di servizi sono obbligati a definire liste di interventi coperti. Ad ogni modo, la Confederazione non intende rimanere a guardare. In particolare, saranno analizzati i prezzi di laboratorio. Christen ha annunciato che ci saranno tagli in questo settore nell’anno in corso.

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