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11.04.22 - 15:08
Aggiornamento: 18:09

Ridurre emissioni di Co2, la Svizzera manca di poco l’obiettivo

La riduzione, favorita anche dalle restrizioni anti-Covid, si è attestata al 19% contro il 20% previsto dalla legge

Ats, a cura di Marco Narzisi
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Keystone

Nel 2020 le emissioni di gas serra in Svizzera sono diminuite sensibilmente a causa delle restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus e a un inverno mite. L’obiettivo di riduzione del 20% è stato però mancato, sebbene di poco, attestandosi al 19%, ricorda una nota odierna dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam).

La legge sul Co2 attualmente in vigore stabilisce un taglio alle emissioni del 20% rispetto al 1990. Il risultato raggiunto nel 2020 e consegnato nell’Inventario dei gas serra pubblicato dall’Ufam, è da ricondurre principalmente alla pandemia – che ha ridotto la mobilità – e all’inverno caldo. A livello di settori, quello dei trasporti e degli edifici non hanno raggiunto i loro obiettivi a differenza del settore dell’industria.

L’Inventario svizzero dei gas serra per gli anni 1990-2020 che verrà consegnato a giorni al Segretariato dell’Onu sui cambiamenti climatici fornisce un quadro esaustivo delle emissioni di gas serra della Svizzera. Il documento chiude il secondo periodo d’impegno secondo il Protocollo di Kyoto durato dal 2013 al 2020.

Secondo l’Inventario, nonostante le misure restrittive contro la pandemia, la Svizzera ha mancato di poco il suo obiettivo climatico nazionale. Con la revoca delle restrizioni, le emissioni stanno di nuovo aumentando.

Immobili, ancora troppi bruciatori

Per questo non bisogna mollare la presa, secondo l’Ufam. Tra i settori dove si è fatto molto, ma vi è ancora margine di manovra figurano gli edifici: nel 2020 le emissioni di gas serra in questo settore sono state pari a 10,4 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti (Co2eq), ossia inferiori del 39% rispetto al valore dell’anno di riferimento 1990.

Il settore degli edifici non ha però raggiunto l’obiettivo di riduzione stabilito dalla legge, pari al 40% rispetto al 1990. Parte della diminuzione è dovuta a una migliore efficienza energetica degli immobili e alla crescente sostituzione dei sistemi di riscaldamento a olio e a gas con pompe di calore e fonti di energia rinnovabili.

Tuttavia, il forte calo rispetto all’anno precedente è dovuto all’inverno eccezionalmente caldo. Le famiglie hanno quindi consumato meno olio da riscaldamento e gas. Il forte impatto delle temperature invernali sulle emissioni mostra che gli immobili continuano ad essere riscaldati in misura significativa con combustibili fossili.

Trasporti, margine di manovra

Le emissioni neI trasporti sono state pari a circa 13,7 milioni di tonnellate di Co2eq. Benché il fatto che durante la pandemia si sia viaggiato di meno, le emissioni sono calate di quasi il 9% rispetto al 2019, e dell’8% rispetto al 1990. La riduzione del 10% prevista per legge è stata quindi mancata, anche se di poco.

Negli ultimi anni, l’aggiunta di biocarburanti è aumentata, raggiungendo nel 2020 il 4% sul totale delle vendite di carburante. I veicoli più efficienti hanno inoltre ridotto le emissioni di Co2 per chilometro. Tuttavia, l’aumento dei chilometri percorsi annulla questi effetti positivi.

Agricoltura

Altri settori hanno mancato l’obiettivo del 10% in maniera più netta: le emissioni dell’agricoltura sono diminuite nel 2020 solo leggermente rispetto al 2019, a circa 6,3 milioni di tonnellate Co2eq, con un calo di circa il 14% rispetto al 1990.

Le emissioni di gas serra sintetici, come i prodotti refrigeranti, sono scese leggermente rispetto al 2019 attestandosi a circa 1,6 milioni di tonnellate nel 2020. Nel complesso, le altre emissioni sono scese rispetto ai valori del 1990 del 2%. Il previsto taglio del 10% è quindi lunghi dall’essere raggiunto.

Nell’anno in rassegna, l’industria ha rilasciato nell’aria 10,7 milioni di tonnellate di Co2eq, circa il 17% in meno rispetto al 1990. È stato l’unico a raggiungere il suo obiettivo settoriale: una contrazione del 15% rispetto al 1990.

Raggiunto obiettivo internazionale

Nel quadro del Protocollo di Kyoto, i Paesi industrializzati si sono impegnati a cogliere un obiettivo climatico internazionale. Tra il 2013 e il 2020 la Svizzera era tenuta a ridurre le sue emissioni medie del 15,8% rispetto al 1990. Tale obiettivo è stato raggiunto. Le emissioni sono state ridotte in media dell’11%.

La Svizzera può compensare le emissioni che mancano per raggiungere l’obiettivo mediante riduzioni delle emissioni da progetti di protezione del clima realizzati all’estero. Inoltre, per l’obiettivo internazionale può computare anche la prestazione dei pozzi di carbonio. La Confederazione riceve i certificati di emissione necessari per raggiungere l’obiettivo dalla Fondazione Centesimo per il clima.

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