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31.03.22 - 20:13
Aggiornamento: 20:51

Disabilità, Comitato Onu punta il dito contro la Svizzera

Rilevate diverse violazioni dei diritti delle persone con handicap. Il Consiglio federale affronterà la questione a fine anno.

Ats, a cura di Stefano Guerra
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Keystone
Svizzera in ritardo, afferma un comitato dell’Onu

Berna – La Svizzera viola sotto diversi aspetti i diritti degli 1,8 milioni di persone con disabilità presenti nella Confederazione. Secondo la commissione ad hoc dell’ONU, l’inclusione dei portatori di handicap a tutti i livelli dell’apparato statale e della società non è ancora sufficientemente avanzata.

Il Comitato della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CDPD, in inglese CRDP) ha esaminato dal 14 al 16 marzo il primo rapporto della Svizzera sull’attuazione della CDPD, incontrando anche una delegazione di Confederazione e Cantoni. Inclusion Handicap, l’organizzazione mantello delle associazioni dei disabili in Svizzera, ha inoltre presentato un "rapporto ombra" aggiornato ai membri del comitato ad hoc dell’ONU.

Manca una strategia globale

Quest’ultimo ora critica la Svizzera in particolare per la mancanza di una strategia globale per attuare le raccomandazioni della CDPD, convenzione Berna che ha ratificato nel 2014.

Secondo il comitato dell’ONU, "è indispensabile" che Confederazione e Cantoni, insieme alle organizzazioni dei disabili, elaborino un piano d’azione che stabilisca le priorità, le responsabilità, un calendario e il budget necessario. Le leggi esistenti a tutti i livelli di governo devono essere sistematicamente riviste alla luce del CDPD. Infine, l’attuazione dovrebbe essere regolarmente monitorata da un organismo indipendente.

Agire contro la discriminazione

Il Comitato deplora inoltre che la Svizzera non protegga sufficientemente le persone con disabilità dalla discriminazione. I tribunali e il legislatore a livello federale e cantonale dovrebbero quindi prendere "immediatamente" delle misure.

Desta preoccupazione pure "la segregazione delle persone con disabilità da un mercato del lavoro protetto", dove i datori di lavoro non creano molti posti adatti e le offerte di supporto sono carenti. E anche per quanto riguarda gli alloggi si dà ancora troppa importanza alle forme istituzionali; e sono insufficienti le prestazioni di sostegno per consentire alle persone andicappate di abitare in maniera indipendente.

Infine, manca una strategia politica per lo sviluppo di un sistema scolastico inclusivo. In tutta la Svizzera - osserva il comitato dell’ONU - quasi la metà degli alunni della scuola dell’obbligo che hanno bisogno di un sostegno supplementare è scolarizzata maniera separata.

Occorre recuperare il ritardo

L’ONU è preoccupata per la mancanza di attuazione della CDPD in tutti i settori della vita. "Le raccomandazioni del Comitato mostrano che c’è un grande bisogno di recuperare il ritardo in Svizzera, in molti settori e in modo fondamentale", dice in un comunicato odierno Markus Schefer, professore di diritto pubblico all’Università di Basilea e membro del Comitato della CDPD.

Quest’ultimo apprezza invece l’adozione da parte della Confederazione di una legge che crea un’istituzione nazionale per i diritti umani, la firma della Carta sull’inclusione delle persone con disabilità nell’azione umanitaria e la ratifica del Trattato di Marrakesh per facilitare l’accesso alle opere pubblicate alle persone non vedenti, ipovedenti o con altre difficoltà di lettura.

Se ne riparlerà a fine anno

Secondo quanto riferito dal Dipartimento federale dell’interno (DFI) all’inizio di marzo, il Consiglio federale dovrebbe affrontare le priorità future della politica in materia di disabilità alla fine di quest’anno. E in questo quadro saranno prese in considerazione le raccomandazioni del comitato delle Nazioni Unite.

In una nota odierna, Inclusion Handicap ricorda che ha spedito una petizione all’esecutivo federale per avviare immediatamente la ratifica del protocollo facoltativo alla CDPD, il quale consente ai disabili che hanno esaurito tutte le possibilità di far valere i loro diritti a livello nazionale di ricorrere al Comitato della Convenzione delle Nazioni Unite.

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