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Da venerdì la mascherina non sarà più obbligatoria su treni, bus e tram
31.03.22 - 22:21

Coronavirus, la vita oltre la ‘situazione particolare’

In Svizzera venerdì si torna ufficialmente alla ‘normalità’. Cosa significa per la nostra quotidianità? Le risposte alle principali domande

Da venerdì niente più obbligo della mascherina sui trasporti pubblici e nelle strutture sanitarie; e niente più isolamento in caso di contagio. Così ha deciso mercoledì il Consiglio federale, abrogando anche le ultime misure di lotta alla pandemia valevoli sul piano nazionale. Alcuni Cantoni (il Ticino è tra questi) vogliono andarci piano: a causa dell’elevato numero di contagi, preferiscono mantenere per il momento l’obbligo di indossare la mascherina negli ospedali e nelle case per anziani. Cosa comporta, nella nostra quotidianità, il passaggio dalla situazione ‘particolare’ alla situazione ‘normale’? Di seguito, le risposte alle principali domande.

Ho tosse e altri sintomi. Cosa devo fare?

Posso fare il test, in farmacia o in uno studio medico. In questo caso, i costi continuano a essere presi a carico dalla Confederazione.

Se sono positivo, devo ancora restare a casa per cinque giorni?

No, non sono più obbligato a farlo. Però in caso di sintomi le autorità esortano a restarsene a casa. Così si evita di contagiare altre persone. Se per necessità sono costretto a uscire di casa, allora dovrei almeno indossare la mascherina e mantenere la distanza dalle altre persone.

Dopo tre giorni di assenza a causa del Covid, devo presentare un certificato medico al mio datore di lavoro?

Dipende dai datori di lavoro. Il ministro della Sanità Alain Berset, le organizzazioni economiche e i sindacati si aspettano da loro un atteggiamento improntato alla flessibilità. Anche la Conferenza dei direttori cantonali della sanità invita le aziende a mostrarsi "concilianti, non esigendo un certificato medico dopo tre giorni" a chi è risultato positivo al test ma non è più tenuto a isolarsi per cinque giorni.

Voglio andare in un Paese che ancora richiede un test positivo all’entrata. Il test lo devo pagare io?

Sì. La Confederazione non si assume più i costi dei test ai quali si sottopongono persone asintomatiche o intenzionate a recarsi in uno di questi Paesi.

Devo ancora indossare la mascherina da qualche parte?

Venerdì cade l’obbligo valevole a livello nazionale di portare la mascherina su treni e bus e nelle strutture sanitarie. I singoli cantoni possono però decidere di mantenere tale obbligo sul loro territorio, o persino di estenderlo. È il caso del Ticino e di altri cantoni (Berna, Ginevra, Vallese, Giura), dove le mascherine restano obbligatorie negli ospedali e nelle case di cura. Inoltre, nulla mi impedisce di continuare a indossarla nei negozi, sui mezzi pubblici o in altri luoghi affollati. In generale, ricorda sempre l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), il miglior modo di proteggere sé stessi e gli altri da un contagio è: farsi vaccinare, portare la mascherina, arieggiare i locali e lavarsi regolarmente le mani col sapone o disinfettarle.

Verranno ancora rilasciati certificati a chi è stato vaccinato, a chi dimostra di essere guarito dal Covid-19 e a chi è risultato negativo al test?

Sì, perché possono essere ancora necessari per i viaggi all’estero. In Svizzera, dal 17 febbraio i certificati non devono più essere mostrati. Tuttavia, i cantoni hanno la possibilità di imporre l’obbligo del certificato sul loro territorio.

La pandemia di Covid-19 è davvero finita?

No. Semplicemente, ci siamo lasciati alle spalle la sua fase acuta. Il ritorno alla ‘situazione normale’, secondo la Legge sulle epidemie, non significa che ritroviamo una normalità effettiva. Il Covid-19 diventerà endemico. Ovvero: rimarrà tra di noi – per quanto tempo non si sa – e si ripresenterà sotto forma di ondate stagionali. Alle persone a rischio, a chi non è vaccinato e a chi fa i conti con i postumi a lungo termine del Covid, la revoca degli ultimi provvedimenti anti-pandemia non semplifica la vita. Anzi.

Quali sono gli scenari sui quali lavora il Consiglio federale?

Cosa dobbiamo aspettarci dopo una primavera e un’estate senza misure anti-Covid? Un’altra brutta sorpresa autunnale, come lo scorso anno? In un documento di base inviato in consultazione fino al 22 aprile, il Consiglio federale descrive quattro possibili scenari. Scenario 1: numero di infezioni basso. Scenario 2: il numero di infezioni aumenta, ma la situazione può essere gestita con le strutture esistenti, senza che vi sia alcun rischio di sovraccarico del sistema sanitario. Scenario 3: a causa di un indebolimento dell’immunità offerta dalla vaccinazione o dalla guarigione, oppure a seguito dell’apparizione di una variante preoccupante del virus Sars-CoV-2, in grado di aggirare l’immunità esistente, il numero di infezioni aumenta e l’incremento non può più essere gestito con le strutture esistenti (rischio elevato di sovraccarico del sistema sanitario), il che richiede l’adozione di nuovi provvedimenti e risorse supplementari. Scenario 4: comparsa di altri agenti patogeni potenzialmente pandemici.

D’ora in poi di chi è la responsabilità principale della gestione della pandemia?

Con il ritorno alla normalità, la maggior parte dei compiti in materia di gestione della pandemia tornerà a essere in primo luogo di competenza dei cantoni, come previsto dalla Legge sulle epidemie. Il documento in consultazione descrive tra l’altro la ripartizione dei compiti tra Confederazione e cantoni durante la ‘fase transitoria’ che durerà fino alla primavera del 2023. Fino ad allora le strutture approntate dai cantoni per i test, le vaccinazioni (che continueranno a essere gratuite) e il contact-tracing "devono essere mantenute" in modo da poter "reagire rapidamente a nuovi sviluppi", scrive il Consiglio federale.

L’evoluzione della pandemia verrà sempre monitorata?

Sì, con vari strumenti: dal programma Sentinella (noto soprattutto per l’influenza) all’obbligo di notifica, dal monitoraggio delle acque reflue al sequenziamento dei campioni per individuare nuove varianti di virus, passando dal campionamento casuale e da studi per misurare lo stato di immunità nella popolazione.

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