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17.03.22 - 15:38
Aggiornamento: 17:21

Già quasi 8’000 gli ucraini registrati in Svizzera

Nei centri federali d’asilo si lavora a pieno regime: oltre mille le richieste che possono essere evase in un giorno

Ats, a cura di Moreno Invernizzi
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Ti-Press
In coda al centro di Chiasso

Sono oltre 3,2 milioni le persone scappate dall’Ucraina dall’inizio del conflitto, il 24 febbraio. In Svizzera ne sono finora giunte poco meno di 8’000. Il continente europeo si trova a dover affrontare una sfida che non ha eguali dalla Seconda Guerra mondiale, è stato sottolineato in conferenza stampa a Berna dai responsabili federali e cantonali.

«Non sappiamo quanti rifugiati ci siano per davvero in Europa», ha affermato Christoph Curchod, della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), aggiungendo che la situazione è poco chiara.

Il numero di rifugiati che giungerà in Svizzera dipende da due parametri: la dimensione della diaspora e la distanza. Nella Confederazione ci sono circa 15’000 ucraini, ciò che rappresenta «una piccola diaspora rispetto ai nostri vicini europei», ha precisato.

Oltre 1’000 persone al giorno possono essere registrate nei centri federali d’asilo, sette giorni su sette. "Ridurre significativamente i tempi di attesa è una delle nostre principali preoccupazioni", ha rilevato la Sem in una nota. Per evitare il più possibile i tempi di attesa, i rifugiati possono presentare una domanda sul posto o per via elettronica e ricevere una proposta di appuntamento. La Sem sta anche lavorando su uno strumento online che permetta di compilare e presentare un modulo direttamente su un telefono cellulare.

Non appena è stata presentata la domanda, il cantone può fornire l’assicurazione sanitaria ai richiedenti con effetto a partire dalla data di inoltro della richiesta. In ogni caso, qualora dovessero aver bisogno di assistenza medica urgente prima di allora, possono richiederla.

La Sem dispone attualmente di circa 9’000 posti di alloggio ed è impegnata nella ricerca di ulteriori disponibilità. Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) ha già messo a disposizione temporaneamente 1’800 posti nelle caserme di Bülach (Zh) e Bure (Ju). Tra pochi giorni, andranno ad aggiungersene altri 300 nella piazza d’armi di Glaubenberg (Ow).

I cantoni stanno facendo altrettanto. La situazione è «accettabile» in Svizzera, ha rilevato Gaby Szöllösy, segretaria generale della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (Cdos), aggiungendo che la cooperazione tra i vari attori funziona molto bene, anche se ci sono delle incomprensioni. Ad aiutare, in questo contesto, è anche l’esperienza del 2015 e 2016, quando ci fu un grande afflusso di rifugiati.

Per i cantoni è importante che non ci siano disparità tra le diverse regioni. Per equilibrare il più possibile il carico, i rifugiati che non si trovano già con parenti o conoscenti in un determinato cantone dovrebbero essere distribuiti il più equamente possibile in base al numero di posti disponibili.

Una grande sfida è rappresentata dalle persone ferite o traumatizzate dalla guerra. La Cdos è attualmente in trattative con la Sem per definire un processo che fornisca ai cantoni del tempo per trovare delle buone soluzioni per una presa a carico.

La Sem e i cantoni hanno inoltre sottolineato il loro impegno per ridurre il rischio di abusi, come la tratta di esseri umani, lo sfruttamento sessuale o sul lavoro. I rifugiati ricevono per esempio un volantino con informazioni e indirizzi di contatto sull’argomento quando si registrano.

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