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16.03.22 - 18:42
Aggiornamento: 19:02

Integrazione dei rifugiati, Keller-Sutter vede i partner sociali

Discussi, fra gli altri, i temi dell’integrazione nel mercato del lavoro delle persone provenienti dall’Ucraina e della custodia dei bambini

Ats, a cura di Marco Narzisi
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Keystone

I partner sociali sono disposti a fare la loro parte nell’affrontare le sfide legate all’integrazione nel mercato del lavoro delle persone provenienti dall’Ucraina. Una discussione sul tema si è tenuta oggi con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, dopo che la recente attivazione dello statuto S ha aperto per i profughi la possibilità di esercitare un’attività lucrativa in Svizzera senza alcun periodo di attesa.

Finora Berna ha registrato oltre 6’000 profughi ucraini e si aspetta l’arrivo di altre decine di migliaia di persone. Per il governo, si legge in una nota del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp), è fondamentale concedere l’accesso all’attività lucrativa affinché possano integrarsi nella vita sociale ed economica durante il soggiorno nella Confederazione. Lo scopo è di permettere loro di strutturare le proprie giornate, conseguire l’autonomia finanziaria e mantenere le qualifiche professionali in vista del ritorno in patria.

Attivando lo statuto S, cosa che tra l’altro oggi ha fatto anche il Liechtenstein, il Consiglio federale aveva deciso che le persone giunte in Svizzera in cerca di rifugio dopo essere fuggite dall’Ucraina flagellata dalla guerra potessero subito svolgere un attività, dipendente o indipendente. Ciò resta comunque soggetto ad autorizzazione, come prevede la legge.

Nessun falso incentivo

L’integrazione nel mercato del lavoro dei rifugiati è stata al centro di uno scambio di opinioni svoltosi nella giornata odierna alla presenza della ministra Keller-Sutter. La titolare del Dfgp si è incontrata con i vertici dell’Unione svizzera degli imprenditori (Usi), dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), dell’Unione sindacale svizzera (Uss) e di Travail.Suisse. Ai colloqui hanno preso parte pure la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener e il capo della Direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) Boris Zürcher.

Stando a Keller-Sutter, che si è espressa in una successiva conferenza stampa, il rischio di creare falsi incentivi a restare in Svizzera sono minimi. Le donne vogliono tornare nel loro Paese, dove hanno lasciato mariti, figli e padri, ha dichiarato la consigliera federale sangallese.

Sostegno attivo

I rappresentanti dei partner sociali si sono detti disposti a sostenere attivamente la Confederazione e i Cantoni per integrare nel miglior modo possibile professionalmente parlando i profughi ucraini. L’obiettivo comune è agevolarne l’attività lavorativa, impedendo al contempo abusi e dumping salariale. La legge prevede in primo luogo un obbligo di autorizzazione a opera delle autorità cantonali preposte, chiamate in particolare a verificare se le condizioni di lavoro e stipendio sono conformi alle consuetudini locali, professionali e settoriali.

Le parti concordano inoltre sul fatto che in linea di massima anche i titolari dello statuto S debbano beneficiare del pretirocinio d’integrazione (Pti), strumento che offre una preparazione pratica e mirata in vista di un apprendistato professionale o di un’attività lucrativa in Svizzera a chi resterà presumibilmente nel Paese per parecchio tempo. La Seco ha fatto notare che chi beneficia di tale statuto può usufruire dei servizi di consulenza e di collocamento offerti dagli uffici regionali.

Keller-Sutter ha poi messo in evidenza quanto siano importanti le conoscenze linguistiche. Chi possiede lo statuto S ha già accesso alle offerte cantonali esistenti, come ad esempio i corsi di lingua, ma si sta vagliando se occorrano ulteriori misure per agevolare l’apprendimento di un idioma nazionale.

Diversi temi abbordati

La custodia dei bambini è stato un altro argomento toccato, visto che, come detto, ad arrivare in Svizzera sono spesso donne prive dei mariti, rimasti in patria a combattere. "Se loro lavorano bisogna trovare soluzioni nell’assistenza", ha affermato il presidente dell’Uss Pierre-Yves Maillard.

Ulteriore punto abbordato è quello relativo all’aiuto fornito da aziende svizzere che impiegano personale in Ucraina. I salari sono stati pagati per diversi mesi in anticipo, sia in questo Paese sia in Russia, per consentire una certa indipendenza alle persone in difficoltà, ha sottolineato il presidente dell’Usi Valentin Vogt.

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