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Sull’entità dei beni russi congelati in Svizzera ‘è troppo presto per avanzare cifre’
12.03.22 - 13:34
Ats, a cura de laRegione

‘No, non abbiamo esitato sulle sanzioni alla Russia’

Guy Parmelin rimanda al mittente le accuse rivolte al Governo di eccessivo immobilismo nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina

Guy Parmelin respinge le accuse di eccessiva esitazione rivolte al Governo nell’adozione di sanzioni relative alla guerra in Ucraina. Visto che erano interessati molti comparti legali, è stato necessario analizzare centinaia di pagine in vari dossier, ha argomentato il capo del dipartimento federale dell’economia.

In un’intervista diffusa oggi dalla radio Srf, il 62enne consigliere ferale ha dapprima detto che non si aspettava una tale escalation militare: l’aggressione russa ha rappresentato uno shock, come l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica nel 1968.

Il Consiglio federale – ha proseguito l’esponente Udc – ha esaminato attentamente le sanzioni dell’Ue contro la Russia dopo lo scoppio della guerra il 24 febbraio, una situazione giudicata significativamente diversa da quella creatasi dopo l’annessione della Crimea nel 2014. «All’inizio sembrava un conflitto regionale nell’Ucraina orientale: ma poi l’esecutivo ha reagito rapidamente».

Nel frattempo molte aziende avevano già implementato le sanzioni di propria iniziativa, perché temevano rischi legali. I fornitori di servizi finanziari, per esempio, avrebbero potuto finire nel mirino dagli Stati Uniti.

Interpellato riguardo all’entità dei beni russi congelati in Svizzera, Parmelin ha detto che «è troppo presto per avanzare cifre». Lo farà in un prossimo futuro la Segreteria di Stato dell’economia (Seco). Va da sé che l’applicazione delle sanzioni sarà monitorata dal Governo, ha aggiunto il ministro in risposta alla richiesta – avanzata dalla sinistra – di istituire un gruppo di lavoro sui fondi degli imprenditori ritenuti vicini al Cremlino.

Parmelin ha anche respinto l’affermazione dell’ex consigliere federale e compagno di partito Christoph Blocher, secondo cui la Svizzera, adottando le sanzioni, diventa parte del conflitto. Stando al capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (Defr) la Confederazione rimane neutrale: i buoni uffici rimangono disponibili, non appena e nella misura in cui entrambe le parti in guerra li desiderano.

La contesa militare avrà comunque ripercussioni economiche anche in Svizzera. Il ministro si dice preoccupato per il ritardo nell’attività d’investimento e per l’aumento dei costi. Durante la prossima settimana la Seco rivedrà le sue previsioni congiunturali sulla base di vari scenari.

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