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04.03.22 - 14:47
Aggiornamento: 17:02

Berna estende le sanzioni contro la Russia.

Il Consiglio federale riprende le ultime misure dell’Ue: limiti al commercio e al settore finanziario e blocco dei beni delle persone legate a Putin

a cura di Marco Narzisi
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Keystone

La Svizzera amplia le sanzioni nei confronti della Russia per l’invasione dell’Ucraina adeguandole alle ultime decisioni dell’Ue. I provvedimenti entreranno in vigore alle 18.00 di oggi. Secondo una nota governativa odierna, tale adeguamento avviene nel rispetto della neutralità e tiene conto delle attività umanitarie, per le quali sono previste deroghe. Stando alla rivista ordinanza emanata oggi dal Consiglio federale, le nuove misure colpiscono in particolare il commercio e il settore finanziario, come il divieto di transazioni con la Banca centrale russa e limiti all’uso del sistema SWIFT, e il congelamento dei beni di diverse persone vicine al presidente Vladimir Putin.

Con l’ordinanza di oggi la Svizzera applica le sanzioni decise dall’Ue a fine ottobre, comprese quelle del primo di marzo ha spiegato il consigliere federale Guy Parmelin davanti ai media. Le sanzioni contro la Banca centrale russa, che non potrà più trasferire i propri attivi o riserve in Svizzera, e l’esclusione della maggiore banca russa, ossia la VTB, rappresentano le misure più incisive.

A queste sanzioni, si aggiunge il congelamento dei beni in Svizzera di ulteriori 122 persone, oligarchi e altri soggetti vicine al presidente Putin, e un’impresa. A queste persone viene inoltre proibita l’entrata in Svizzera o il transito attraverso il nostro paese. Le persone prese di mira globalmente sono 677, tra cui figurano anche membri della Duma - il parlamento russo. Le imprese colpite dalle restrizioni sono una cinquantina.

Per quanto attiene ai depositi in Svizzera, entra in vigore un obbligo di dichiarazione per i depositi esistenti e restrizioni per nuovi depositi per oltre 100 mila franchi in Svizzera da parte di cittadini russi o entità russe. Esenzioni e deroghe sono previste per chi abita in Svizzera o è in possesso di un titolo di soggiorno europeo, ha aggiunto il "ministro" democentrista. Da stasera sarà proibito fornire finanziamenti pubblici o assistenza finanziaria per il commercio o gli investimenti in Russia. Altre misure in questo ambito riguardano cartevalori e mutui, ha spiegato il consigliere federale vodese. Tra l’altro sono presenti disposizioni che si estendono alle monete virtuali.

Beni a duplice impiego

Con la nuova ordinanza è vietata l’esportazione in Russia di tutti i beni a duplice impiego, a prescindere dallo scopo o dal destinatario finale. Tali limitazioni valgono anche per l’Ucraina, ha spiegato Parmelin. Non è possibile esportare nemmeno i beni che potrebbero contribuire al rafforzamento militare e tecnologico della Russia o allo sviluppo del suo settore di difesa e di sicurezza. In questo contesto sono vietate anche l’assistenza tecnica, l’intermediazione e la concessione di mezzi finanziari.

Settore petrolifero e industria

Non è più permesso esportare in Russia alcuni beni e servizi in ambito petrolifero, specie per la raffinazione. Inoltre è vietata l’esportazione di determinati beni e tecnologie impiegabili nell’aviazione e nell’industria spaziale.

Il divieto riguarda anche alcuni servizi legati a questi beni, ad esempio assicurazioni, riparazioni, ispezioni, così come l’intermediazione e l’assistenza finanziaria.

Statuto S per rifugiati in fuga da Ucraina

Per i rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina sarà attivato lo statuto di protezione S, che conferisce un diritto di soggiorno in Svizzera senza espletare una procedura d’asilo ordinaria. È quanto ha proposto oggi il Consiglio federale. Questa soluzione consente alla Svizzera di aderire alla strategia adottata ieri dalla maggioranza degli Stati membri dell’Ue, precisa il Governo in una nota. Prima di decidere in via definitiva, consulterà i Cantoni e le organizzazioni partner entro metà della settimana prossima. Si tratta di un strumento che permette di accordare provvisoriamente protezione a persone esposte a un pericolo generale grave, in particolare durante una guerra. È nato negli anni Novanta dalle esperienze maturate con le guerre nell’ex-Jugoslavia allo scopo di sgravare il sistema d’asilo, in quanto consente di continuare a destinare risorse sufficienti alle procedure ordinarie di richiedenti provenienti da altri Paesi. Qui l’articolo in dettaglio

Leggi anche:

Il Consiglio federale propone lo status S per i profughi ucraini

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