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09.02.22 - 09:51
Aggiornamento: 18:22

I Cantoni spingono per le riaperture, si frena sulle mascherine

Diversi esecutivi cantonali hanno risposto alla consultazione indetta da Berna: la tendenza è per una rapida e ampia revoca delle misure

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Keystone

Le misure restrittive ancora in vigore per lottare contro il coronavirus vanno revocate tutte in volta sola. È l’opinione della maggioranza dei Cantoni che si è espressa per un rapido ritorno alla normalità. Le posizioni divergono invece sull’obbligo della mascherina nei mezzi pubblici, nei negozi e negli ospedali.

Oggi termina la consultazione avviata una settimana fa dal Consiglio federale in merito all’abrogazione delle misure anti-Covid-19. Due sono le varianti, revoca in una sola volta o a tappe a seconda dell’evoluzione della situazione epidemiologica.

I piccoli Cantoni della Svizzera centrale (ZG, SZ, UR, NW, OW, GL) hanno fretta: il Consiglio di Stato glaronese, ad esempio, ritiene che un’abolizione graduale sarebbe troppo complicata e difficile da capire per la popolazione.

La maggior parte degli altri Cantoni è più prudente. La prima variante, abrogazione in un sol colpo, rimane comunque la preferita, “ma a condizione che il numero di casi e di ricoveri ospedalieri continui a diminuire entro metà febbraio”, affermano le autorità vallesane. Nel caso contrario, la revoca delle misure dovrebbe avvenire a tappe.

Tutti i Cantoni evocano l’evoluzione attuale dell’epidemia. Vaud osserva che la situazione sta passando da una situazione pandemica a una endemica. Argovia ritiene che “con un’immunità della popolazione del 90%, che sarà ancora più elevata tra due settimane, è giunto il momento di revocare la maggior parte delle misure restrittive”.

Fanno eccezione il Giura e Basilea Città. “Una revoca di tutte le misure sarebbe una decisione troppo rischiosa in questo momento, dato il carico ancora elevato negli ospedali”, affermano le autorità basilesi. Non sono inoltre ancora noti gli effetti dei primi allentamenti concernenti telelavoro e quarantene. Il Giura chiede di posticipare di una settimana l’abolizione delle restrizioni e auspica che i Cantoni possano avere la possibilità di adottare misure aggiuntive se necessario.

I Cantoni sono invece divisi per quel che concerne l’obbligo di indossare la mascherina. Giura, Vallese e Berna, solo per citarne alcuni, vogliono che questo venga mantenuto nei trasporti pubblici, nelle strutture sanitarie e nei negozi.

La mascherina ha un impatto positivo sull’intera situazione sanitaria, non solo sull’epidemia di coronavirus, indicano le autorità vallesane. Un parere simile lo esprimono le autorità ticinesi: questa misura, “ormai entrata nell’uso corrente”, è considerata per Bellinzona “utile per contenere i nuovi contagi, poco limitativa delle libertà personali e priva di ripercussioni per le attività economiche, sociali e culturali”. Da parte sua, Berna ritiene che l’obbligo debba essere prolungato fino a metà marzo, a condizione che la situazione epidemiologica non cambi.

Gli altri Cantoni svizzero-tedeschi sono invece per lo più favorevoli a trasformare l’obbligo in una semplice raccomandazione o a lasciare questo aspetto alla discrezione dei singoli Cantoni. Alcuni sono favorevoli a imporre la mascherina solo al settore sanitario, altri solo ai trasporti.

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