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Personale al limite dopo più di un anno e mezzo di pandemia
17.12.21 - 08:38

Covid in Svizzera, grido d’allarme dal settore sanitario

Quindici associazioni firmano una lettera aperta e parlano di situazione ‘deleteria’. Attesa per le decisioni che prenderà oggi il Consiglio federale

Settimana dei record in Svizzera per quanto riguarda il coronavirus: dall’inizio della pandemia l’incidenza dei contagi non è mai stata così elevata; e anche l’occupazione dei reparti di terapia intensiva ha raggiunto il massimo storico. In una lettera aperta, 15 associazioni del settore sanitario deplorano una situazione “deleteria” e chiedono alla politica l’adozione “immediata” di “misure di sostegno” per fermare a corto termine “l’emorragia” di personale. Il Consiglio federale decide oggi in che modo le misure anti-Covid in vigore verranno inasprite per far fronte alla quinta ondata pandemica.

11’070 nuovi contagi (‘solamente’ l’1,6% in più di una settimana fa), 33 decessi (quasi stabili rispetto a sette giorni fa), 149 ricoveri (addirittura il 23% in meno in una settimana; il 77,5% dei pazienti non era vaccinato): l’ultimo bollettino giornaliero dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) non è dei peggiori. Ma in questa fase pandemica il dato dei contagi non è il più significativo; e quello dei ricoveri – puntualizza l’Ufsp – va interpretato con cautela a causa di lacune nelle segnalazioni.

Letti di cure intense occupati all’81%

L’incidenza su sette giorni ha raggiunto un valore record di 741 casi confermati per 100mila persone (Ticino: 362). In confronto, in Germania siamo attualmente a 350 circa, in Francia a 500 circa e in Italia a circa 200. Ma a preoccupare è soprattutto il tasso di occupazione dei reparti di terapia intensiva, salito all’81%. In media 273 pazienti Covid hanno dovuto essere trattati nelle cure intense, il 15% in più rispetto alla settimana precedente. Hanno occupato circa il 40% dei letti disponibili, rispetto al 35% della settimana precedente.

La Società svizzera di medicina intensiva (Ssmi) ha riferito che al momento non esiste una situazione di triage (selezione dei pazienti tra prioritari e non prioritari) negli ospedali. Ciò avverrà quando non ci saranno più letti di terapia intensiva liberi a livello nazionale. Tuttavia, nella maggior parte degli ospedali le operazioni e i trattamenti non urgenti devono già essere rinviati. E diversi pazienti sono già stati trasferiti da una struttura all’altra, anche fuori dal cantone di domicilio.

‘Penuria di personale’

La situazione nel settore sanitario è “deleteria”, secondo 15 associazioni di categoria. In una lettera aperta inviata alle massime autorità federali, l’Associazione svizzera delle infermiere, Fmh, Oncosuisse, il sindacato Ssp/Vpod e gli altri firmatari esortano la politica a “decidere e mettere in atto immediatamente misure di sostegno ai professionisti della salute”. Obiettivo: salvare delle vite ed evitare che questi ultimi rassegnino le dimissioni e si ammalino.

I toni sono gravi. “L’accesso della popolazione a prestazioni sanitarie sicure è direttamente minacciato”. “Molti” professionisti si ammalano (disturbi dovuti a stress post-traumatico, depressione), vengono messi in quarantena o in isolamento, riducono il tempo di lavoro o abbandonano la professione, anche a causa della “frustrazione crescente di dover agire in contraddizione con le proprie esigenze professionali ed etiche”. Il risultato: una “penuria di personale” che limita ancora di più la capacità dei servizi sanitari. E che è destinata ad aggravarsi, visto che finora “nessuna condizione quadro è stata introdotta in maniera sistematica per permettere di sopportare un sovraccarico fisico e psichico di diversi mesi”.

‘Sostegno subito’

I firmatari della lettera aperta precisano: le misure di sostegno invocate “non rimpiazzano né le offensive di formazione necessarie né i miglioramenti sostanziali e duraturi delle condizioni di lavoro”, ossia quanto previsto dal nuovo articolo costituzionale sulle cure infermieristiche approvato in votazione popolare il 28 novembre. Al Parlamento ci vorrà del tempo per elaborare la legge che lo applica. Difficile che prima succeda qualcosa di significativo. Oggi il Consiglio federale deciderà con quali misure affrontare le imminenti festività. Ma queste non avranno che un impatto indiretto (quanto incisivo, è tutto da vedere) sulla situazione negli ospedali e l’“emorragia” di personale sanitario.

Sette giorni fa il Consiglio federale ha proposto (variante 1) d’introdurre su larga scala la regola del 2G (dal tedesco ‘geimpft’ e ‘genesen’, vaccinato e guarito) con obbligo di mascherina. Laddove non fosse possibile indossare la mascherina e consumare stando seduti, varrebbe la regola del 2G plus: non basta cioè essere vaccinati o guariti, bisognerà produrre anche il risultato negativo di un test Covid. L’alternativa (variante 2) è la chiusura di tutti i luoghi in cui non sia possibile portare la mascherina, compresi gli spazi interni dei ristoranti, delle palestre, delle discoteche e dei bar. Il Consiglio federale ha proposto pure la reintroduzione dell’obbligo di telelavoro, limitazioni agli incontri in famiglia e tra amici e il ritorno della gratuità per una parte dei test Covid (in ossequio alla volontà del Parlamento).

2G e telelavoro obbligatorio

Nella consultazione, la maggioranza dei Cantoni si è espressa a favore di un inasprimento dei provvedimenti. Ma la variante preferita è la prima, che esclude qualsiasi chiusura. E per giunta la regola 2G plus non piace quasi a nessuno. Stando al ‘Blick’, Alain Berset si accingerebbe a proporre ai colleghi di governo la forma più soft della variante 1: un modello 2G classico, senza plus ma con obbligo di mascherina e di consumare stando seduti. Il ministro della Sanità sarebbe pure per il ritorno dell’obbligo di telelavoro: la misura potrebbe anche trovare una maggioranza, poiché durante le festività comunque le scuole sono chiuse e molte aziende lavorano a regime ridotto.

Giovedì ha detto la sua Ignazio Cassis. Il presidente eletto della Confederazione nel 2022 non esclude categoricamente una vaccinazione obbligatoria contro il coronavirus. In un’intervista ai giornali di CH-Media, il consigliere federale afferma però che ora come ora rendere il vaccino obbligatorio non sarebbe proporzionato. Inoltre, si tratterebbe di un serio pregiudizio alla libertà individuale. “Ma se il numero di decessi dovesse aumentare improvvisamente”, prosegue il ministro degli Esteri, “come ultima spiaggia bisognerebbe prendere in considerazione” questo provvedimento. Sempre ieri a Berna è stata depositata un’iniziativa popolare federale che intende tra l’altro vietare l’obbligo vaccinale. Il testo, hanno indicato i promotori (un comitato denominato Movimento svizzero per la libertà), è corredato di circa 125’200 firme.

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