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15.12.21 - 11:30
Aggiornamento: 18:39
Ats, a cura de laRegione

Approvata la riforma Avs 21: donne in pensione a 65 anni

La legge ha concluso oggi il suo iter parlamentare. La sinistra lancerà referendum, si voterà comunque per la modifica costituzionale di aumento dell’IVA

Con l’adozione oggi da parte di ambo i Consigli delle proposte della Conferenza di conciliazione, la riforma AVS 21 ha terminato l’iter legislativo. Il suo scopo è garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030. Per riuscirci il progetto prevede diverse misure, le più significative sono l’aumento dell’età pensionabile per le donne e l’incremento dell’IVA. L’ultima parola spetterà al popolo.

Senza sorprese, l’elemento più controverso e discusso durante i dibattiti è stato l’innalzamento di un anno, a 65 anni, dell’età pensionabile per le donne, misura che permetterà di sgravare l’AVS di 1,4 miliardi di franchi nel 2030. L’aumento scatterà un anno dopo l’entrata in vigore della riforma e sarà progressivo (tre mesi ogni anno).

La sinistra si è scagliata più volte contro il progetto AVS 21 sostenendo che le donne continuano a essere discriminate a livello salariale e le rendite continuano ad essere inferiori a quelle degli uomini. Il centro-destra ha replicato ricordando come in media le donne ricevono una rendita quattro anni più a lungo degli uomini. Con questa riforma, inoltre, le rendite non diminuiranno. Non si possono semplicemente accumulare debiti che peseranno sulle generazioni future, è anche stato sottolineato nei dibattiti.

Compensazioni per la generazione transitoria

Hanno anche fatto discutere le misure compensatorie previste per addolcire la pillola. A beneficiarne saranno le donne che andranno in pensione nei nove anni successivi all’adozione della riforma.

Concretamente, queste riceveranno un supplemento della rendita. Per le prime tre classi d’età che andranno in pensione, esso sarà progressivamente aumentato. Le successive due riceveranno il supplemento pieno. Per le ultime quattro classi sarà di nuovo ridotto allo scopo di evitare un effetto di soglia alla fine della generazione di transizione.

Il supplemento sarà modulato a seconda del reddito e aumentato per i redditi medio-bassi. Quello pieno ammonterà così a 160 franchi al mese per le donne con un reddito fino a 57’360 franchi, a 100 franchi fino a un reddito di 71’700 franchi e a 50 franchi con un reddito superiore a 71’700 franchi.

La divergenza

L’unica divergenza che ancora opponeva le due Camere concerneva l’eventualità, per il calcolo delle prestazioni complementari, di contabilizzare questi supplementi come reddito. Gli Stati puntavano per questa possibilità, il Nazionale non voleva sentirne parlare.

La Conferenza di conciliazione ha su questo punto seguito la Camera del popolo, ha spiegato al Nazionale Philippe Nantermod (PLR/VS) a nome della commissione. Al voto, i “senatori” hanno detto “sì” con 31 voti contro 10 e 3 astenuti; il Nazionale con 121 contro 61 voti.

In entrambi i rami del Parlamento i “no” sono giunti dalla sinistra, che sperava in questo modo di far fallire la riforma poiché contraria a far lavorare le donne un anno in più. Il campo rosso-verde potrebbe riprovarci venerdì, nelle votazioni finali, ma non ha i numeri per riuscirci, salvo enormi sorprese.

Pensionamento flessibile

La riforma prevede anche la possibilità per tutti di anticipare o rinviare la totalità o una parte della rendita tra i 63 e i 70 anni, anche nella previdenza professionale. Le persone che rimarranno attive anche oltre i 65 anni riceveranno una rendita superiore visto che versano contributi più a lungo.

Le donne nella generazione transitoria beneficeranno di condizioni più favorevoli per il prepensionamento (dai 62 anni). La rendita di vecchiaia non sarà ad esempio ridotta per quelle che andranno in pensione a 64 anni se non avranno un reddito superiore a 57’360 franchi.

Finanziamento: IVA ma non BNS

Altro elemento “faro” della riforma è l’aumento dell’IVA di 0,4 punti percentuali. L’introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. Nel suo messaggio il Consiglio federale proponeva un rialzo di 0,7 punti ma il Parlamento l’ha giudicato troppo elevato poiché genererebbe delle eccedenze non gradite.

Non ci sarà invece un finanziamento dell’AVS da parte della Banca nazionale svizzera (BNS), malgrado al Nazionale un’alleanza UDC-sinistra abbia per due volte proposto di versare al Fondo AVS i ricavi della BNS derivanti dagli interessi negativi, pari a circa 1,5-2 miliardi all’anno. Gli Stati, che si sono sempre opposti, l’hanno spuntata.

Votazione popolare

Contro la modifica della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) la sinistra durante i dibattiti ha già annunciato il lancio del referendum. L’ultima parola spetterà in ogni caso al popolo: il decreto federale sull’aumento dell’IVA comporta infatti una modifica costituzionale che sottostà a votazione popolare obbligatoria.

Se il referendum riuscirà, il popolo – e i Cantoni – dovranno quindi esprimersi due volte su uno stesso tema. La riforma potrà entrare in vigore solo se verranno accettati entrambi gli oggetti.

Non sarebbe la prima volta che il Sovrano è chiamato a una doppia votazione: ciò era successo con la Previdenza per la vecchiaia 2020. In quell’occasione, il 24 settembre 2017, la legge era stata respinta con il 52,7% di “no”, il decreto sull’innalzamento dell’IVA con 50,05% di voti negativi (e 13,5 Cantoni).

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