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27.10.21 - 16:46
Aggiornamento: 19:06

Un piano per tappezzare i ripari fonici di pannelli solari

Il Consiglio federale risponde al postulato di Bruno Storni (Ps). Lungo autostrade e linee ferroviarie il potenziale è ridotto, ma non trascurabile

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Keystone
Sarebbe un piccolo contributo alla produzione nazionale di energia solare

Berna – Installando pannelli fotovoltaici lungo autostrade e linee ferroviarie si potrebbe potenzialmente fornire corrente elettrica pari al consumo annuo di 22mila famiglie (ossia 101 GWh). Un piccolo contributo, tuttavia non disprezzabile, rispetto al potenziale nazionale (ossia inclusi tetti e facciate degli edifici). È il risultato di uno studio redatto dall’Ufficio federale delle strade (Ustra), e approvato oggi dal Consiglio federale, in risposta a un postulato del consigliere nazionale Bruno Storni (Ps/TI).

Una ricerca che non rimarrà lettera morta: il Dipartimento federale dell’energia (Datec), specifica una nota governativa odierna, intende in tempi brevi elaborare gli adeguamenti normativi necessari per poter sfruttare al meglio questo potenziale.

Il fabbisogno di 22mila famiglie

Dal documento si ricava un potenziale di 101 GWh di energia solare all’anno, ovvero l’equivalente del consumo annuo di circa 22’000 famiglie, installando appositi impianti sulle barriere antirumore di autostrade e linee ferroviarie (55 GWh per le prime, 46 GWh le seconde). L’eventuale realizzazione degli impianti fotovoltaici dipende in larga misura dai costi di investimento e dalla possibilità di utilizzare la corrente così erogata per consumo proprio.

In futuro, il Consiglio federale intende garantire un migliore sfruttamento di questa possibilità nell’ambito del “Pacchetto clima per l’Amministrazione federale” approntato nel 2020; si tratta di una serie di misure volte a ridurre l’impatto ambientale dell’Amministrazione federale. A tale riguardo, l’Ustra incrementerà la produzione elettrica di circa 35 GWh all’anno entro il 2030, investendo 65 milioni di franchi, che saranno ammortizzati durante il ciclo di vita degli impianti grazie ai minori costi energetici. Qualora l’Ustra non utilizzasse l’elettricità per il proprio fabbisogno, le superfici rimarrebbero a disposizione di terzi a titolo gratuito.

Il Datec preparerà quindi le opportune modifiche dell’ordinanza sulle strade nazionali ed esaminerà la possibilità di finanziare gli investimenti destinati alla produzione elettrica lungo le ferrovie attingendo dal Fondo per l’infrastruttura ferroviaria.

Un piccolo contributo

Stando al rapporto (30 pagine), il potenziale sfruttabile – che tiene conto dei vincoli di localizzazione – è pari allo 0,15% del potenziale nazionale sfruttabile per la produzione di energia fotovoltaica (tetti e facciate), stimato in 67 TWh secondo il catasto federale. Anche considerando i vincoli di realizzazione sugli edifici, il potenziale delle pareti antirumore rimane un piccolo contributo al potenziale nazionale.

Il costo medio di investimento degli impianti che formano questo potenziale realistico è di 1’750 franchi/kWp (kilowatt picco che misura la potenza teorica massima producibile da un generatore elettrico). Secondo il documento, questo potenziale può contribuire significativamente al portfolio di produzione fotovoltaico dell’Ustra e delle Ffs, che sono impegnate in azioni legate all’energia e all’esemplarità climatica.

Le pareti antirumore in prossimità delle gallerie stradali possono produrre l’equivalente dell’11% (cioè 4.5 GWh) del potenziale sfruttabile individuato sulle altre superfici dell’Ustra.

Stando al rapporto, la quota di consumo proprio e il prezzo al quale l’energia può essere utilizzata localmente avranno un’influenza decisiva sulla decisione di costruire un impianto fotovoltaico su parete antirumore. I continui sviluppi tecnologici dovrebbero contribuire a migliorare le prestazioni dei sistemi fotovoltaici.

I costi aggiuntivi legati all’installazione su parete antirumore (procedure, studi acustici e paesaggistici) dovrebbero scendere invece grazie a delle economie di scala.

Le esperienze passate

Le esperienze con installazioni fotovoltaiche su pareti antirumore dagli anni 80 in Svizzera – Paese tra i pionieri in questo settore assieme alla Germania – e all’estero non hanno ancora portato alla costruzione generalizzata di questo tipo di installazioni.

I principali vincoli sono le distanze minime da rispettare dalle corsie di traffico o dalle linee elettriche ferroviarie per ragioni operative e di sicurezza, e le implicazioni acustiche della presenza di pannelli fotovoltaici riflettenti su pareti prevalentemente assorbenti. Le possibilità effettive di collocazione dipendono anche dall’integrazione del paesaggio, dall’ombreggiamento o dagli ostacoli per accedere alle pareti.

Da un punto di vista economico, anche se le installazioni su pareti antirumore beneficiano, come altri tipi di installazioni, di costi più bassi dei moduli fotovoltaici, l’investimento necessario è spesso più alto che per un impianto su tetto.

Ciò è dovuto alle procedure e agli studi necessari, così come al costo aggiuntivo per collegare l’impianto a un punto di connessione, sia esso un’infrastruttura dell’Ustra o delle Ffs o la rete pubblica più vicina.

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