laRegione
05.10.21 - 15:01
Aggiornamento: 20:12

La situazione migliora, ma le vaccinazioni son troppo poche

Gli esperti della Confederazione esortano soprattutto i giovani ad approfittare del momento di tregua della pandemia per farsi vaccinare

Ats, a cura de laRegione
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Keystone

La situazione sul fronte pandemico circa ricoveri e incidenza del virus migliora, ma il tasso di vaccinazione è ancora insufficiente per trascorrere un inverno tranquillo. Si vede la luce alla fine del tunnel, ma è necessario uno sforzo supplementare.

Questo in sintesi il quadro illustrato oggi da Virginie Masserey dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) nel consueto briefing settimanale degli esperti Covid della Confederazione.

Come per le settimane precedenti, le infezioni e i ricoveri si registrano soprattutto tra i soggetti più giovani, non ancora vaccinati. I pazienti in terapia intensiva sono 158, pari al 19% di tutte le persone ricoverate in questi reparti.

Il tasso dei decessi è stabile a un basso livello. Giornalmente vengono eseguiti da 30 a 50mila test, con un tasso di positività del 7% per i test PCR e dell’1% per le analisi antigeniche.

Secondo Masserey, responsabile della sezione per il controllo delle infezioni all’Ufsp, adesso è il momento per farsi immunizzare, ossia finché il meteo è ancora favorevole ed è possibile ancora stare all’aperto. Col passare delle settimane, e l’abbassarsi delle temperature, sussiste insomma il rischio di una ripresa delle infezioni. Come ripetuto nelle settimane scorse, è importante ricorrere alla vaccinazione per uscire il più rapidamente possibile dalla situazione attuale.

Sul fronte delle immunizzazioni, il numero di persone che si decide al grande passo è in crescita anche se si nota una stabilizzazione. Insomma, siamo ancora troppo lenti, secondo Masserey. Attualmente solo il 59% della popolazione è completamente immunizzato contro il coronavirus. Oltre il 90% delle persone di più di 70 anni ha ricevuto almeno una dose, una percentuale che scende al 60% per i soggetti tra i 20 e i 29 anni.

Ora tocca ai più giovani rompere gli indugi. Masserey ha ricordato anche la nuova campagna dell’Ufsp, partita ieri, diretta soprattutto agli adolescenti e ai giovani adulti allo scopo di spingerli a farsi inoculare il vaccino.

Sul fronte del personale sanitario, Roswitha Koch, che lo rappresenta a livello nazionale, ha parlato dell’importanza di tutelare il servizio sanitario e dell’importanza della vaccinazione per evitare la trasmissione del virus ed evitare ricoveri e decessi.

Dall’inizio della pandemia, un anno e mezzo fa, il personale è stato fortemente sollecitato: le strutture lamentano dal 10 a 15% di perdita di capacità dovuta all’abbandono della professione oppure alla riduzione del tempo di lavoro. Tra il personale sanitario si registra anche l’insorgere di malattie dovute all’eccesso di lavoro.

Koch ha fatto anche presente quanto le restrizioni alle libertà dovute alle misure restrittive si ripercuotano negativamente sull’equilibrio psicologico delle persone, specie dei giovani. Questi ultimi si ammalano raramente in modo grave a causa del virus, ma tra di loro aumentano i disturbi psichici a causa degli scarsi contatti sociali: un giovane su cinque giovani tra i 15 e i 24 anni ha sviluppato simili problemi.

Queste conseguenze della pandemia vanno tenute in considerazione, ha aggiunto. Per questo ci si deve impegnare maggiormente per convincere sempre più persone a farsi vaccinare.

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