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30.09.21 - 21:52

Svizzera, il Parlamento sblocca il miliardo di coesione

Dopo gli Stati, anche il Nazionale ha deciso di concederlo all’Unione europea. La somma, versata in dieci anni, sarà destinata a progetti di sviluppo

Ats, a cura de laRegione
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1,3 miliardi di franchi versati in dieci anni (foto Keystone)

Non cediamo ai ricatti dall’Europa, non inginocchiamoci davanti a quel famelico coccodrillo che prima o poi ci divorerà. Ma, nonostante l’accorato appello dell’Udc, il Consiglio nazionale ha dato oggi, dopo gli Stati (30 voti a 9), il proprio benestare (131 voti a 55) senza condizioni al versamento del miliardo di coesione all’Ue.

Tale somma, in realtà 1,3 miliardi spalmati su dieci anni destinati a progetti di sviluppo accompagnati da Berna, è destinata ai Paesi dell’Est e a quegli Stati alla prese con forti ondate migratorie. Col “sì” di oggi si tratta del secondo contributo elvetico al fondo destinato a colmare le disparità economiche in seno all’Ue.

Per la maggioranza si tratta di fare un gesto di distensione verso l’Ue per migliorare le relazioni tra Berna e Bruxelles, incrinatesi pericolosamente in seguito al rifiuto della Confederazione di firmare l’accordo istituzionale con l’Ue.

Nessuna rottura

No invece a una rottura delle relazioni come vorrebbero i democentristi, ha dichiarato a nome dei Verdi Nicolas Walder (Ge). Per la maggioranza del plenum, i nostri legami con l’Ue sono troppo importanti per la nostra economia come anche per la nostra piazza scientifica, mentre con l’attuale situazione rischiamo un’erosione lenta ma inesorabile degli accordi bilaterali, e l’impossibilità di negoziarne di nuovi (vedi elettricità) dopo l’abbandono da parte di Berna della tavola dei negoziati per un accordo istituzionale con Bruxelles.

Una decisione, quella di abbandonare le trattative, che diversi oratori hanno rinfacciato al Consiglio federale, soprattutto per non aver consultato il Parlamento. Insomma, per i Verdi siamo di fronte a un ammasso di macerie, di cui la Svizzera è la principale responsabile.

Per Christa Markwalder (Plr) si tratta né più né meno di trovare un modus vivendi con l’Europa in nome dei nostri interessi e degli interessi comuni che ci legano al vecchio continente. Per Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro) non dobbiamo giocare col fuoco; l’Ue rimane il nostro maggiore partner economico, ha dichiarato.

Nel suo intervento, il consigliere federale Ignazio Cassis ha dichiarato che si tratta in primo luogo di stabilizzare le relazioni bilaterali con Bruxelles, il primo passo verso un nuovo capitolo delle relazioni tra la Confederazione e l’Ue. Dobbiamo rompere questa spirale negativa, dimostrando di essere un partner affidabile e di voler contribuire al benessere e alla sicurezza dell’Europa, ha spiegato il ministro degli affari esteri.

Un risultato già scritto

Nonostante le roboanti dichiarazioni di diversi democentristi, che hanno parlato di ricatto da parte dell’Ue che vorrebbe sottometterci grazie a un accordo quadro dal sapore coloniale, l’esito del dibattito era facilmente immaginabile, specie dopo il chiaro risultato alla Camera dei cantoni, come anche del voto espresso dalla commissione preparatoria del Nazionale, dove solo gli esponenti dell’Udc si sono espressi contro il progetto del Governo.

Nessuna condizione

Il Nazionale, seguendo raccomandazioni della commissione preparatoria, ha quindi respinto una proposta di non entrata nel merito di Roger Köppel (Udc) e, in seguito, ha affossato la richiesta di Yves Nidegger (Udc) di rinviare il dossier al Consiglio federale affinché il governo consacrasse questa somma al risanamento dell’Avs. “No” nemmeno alla proposta di Franz Grüter (Udc) di sottoporre il decreto federale a referendum facoltativo, giacché la Svizzera non conosce il referendum finanziario a livello federale.

Il plenum ha anche respinto nettamente l’idea, sempre dell’Udc, di condizionare qualsiasi impegno da parte elvetica all’associazione della Svizzera a pieno titolo al programma di ricerca Orizzonte 2020, oppure al riconoscimento da parte dell’Ue dell’equivalenza della Borsa svizzera.

Un iter travagliato

Le Camere federali avevano accolto nel dicembre 2019 il secondo contributo svizzero al fondo di coesione europeo, a condizione che l’Ue non adottasse misure discriminatorie contro la Confederazione, come nel caso della mancata equivalenza della Borsa svizzera. L’Ue aveva adottato questo provvedimento per accelerare la finalizzazione dell’accordo istituzionale tra Berna e Bruxelles, poi naufragato.

Ma dopo che la Confederazione ha rinunciato alla firma, il Consiglio federale vuole togliere questa condizione e sbloccare il contributo. Berna. Per Cassis è importante eliminare tutte questi legami tra dossier diversi, a suo dire del tutto controproducenti.

Stando al consigliere federale ticinese, per ridare linfa alle nostre relazioni con Bruxelles dobbiamo mostrare di essere un partner affidabile che intende contribuire in modo costruttivo al buon funzionamento di questo partenariato.

Per il Consiglio federale, ha ricordato Cassis, lo sblocco del miliardo di coesione - un contributo volontario da parte nostra e non obbligatorio, ha rammentato - deve anche consentire di fare passi avanti in altri dossier trattati con l’Ue, come quello sull’elettricità o la partecipazione elvetica a Orizzonte 2020. A tale riguardo la Svizzera è trattata come attualmente Stato terzo.

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