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29.09.21 - 22:08

Legge CO2, prorogate al 2024 le misure temporanee

Senza questa soluzione transitoria, a partire dal 2022 l’obbligo di compensazione delle emissioni a effetto serra per gli importatori di carburanti verrebbe meno

Ats, a cura de laRegione
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Una manifestazione per il clima (Keystone)

In seguito al “no” alle urne alla nuova Legge sul CO2, alcuni importanti strumenti di protezione del clima in scadenza a fine anno, come la compensazione da parte degli importatori di carburanti, non potranno essere prolungati. Per evitare che ciò accada, il Consiglio nazionale ha approvato oggi - con 143 voti contro 53 - una revisione legislativa che proroga fino al 2024 queste misure, che non sono contestate.

Senza questa soluzione transitoria, a partire dal 2022 l’obbligo di compensazione delle emissioni a effetto serra per gli importatori di carburanti verrebbe meno. Inoltre, le imprese di taluni settori dell’economia non potrebbero più essere esentate dalla tassa sul CO2 se in cambio riducono le loro emissioni, ha spiegato il relatore commissionale Jacques Bourgeois (Plr/Fr).

Il “no” alla Legge sul CO2 non è un “no” alla protezione del clima, ha sostenuto la consigliera federale Simonetta Sommaruga. Per questo motivo il Consiglio federale ha mantenuto gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ha aggiunto la ministra dell’ambiente giustificando la richiesta di rinnovare le misure in scadenza.

La proroga dell’obiettivo di riduzione permetterà dunque di mantenere le misure di compensazione delle emissioni di CO2 per i carburanti fossili. La prescrizione legale secondo cui il supplemento sul litro di carburante necessario per finanziare le misure di compensazione non possa superare i cinque centesimi continuerà a essere applicata. Una minoranza democentrista ha chiesto invano di limitare il supplemento a 1,5 centesimi.

Non si tratta di una tassa d’incitazione ma di un margine che il settore ha bisogno per soddisfare i suoi obblighi di compensazione delle emissioni, ha detto Gabriela Suter (PS/AG). Questi 5 centesimi già figurano nella legge attualmente in vigore, che a suo tempo non era stata attaccata da un referendum, non si capisce quindi bene perché l’UDC vuole ridurli, ha aggiunto la socialista. “È il settore che ne decide l’ammontare, non il Consiglio federale”, ha poi precisato Bourgeois ricordando che il supplemento attualmente ammonta a 1,5 centesimi.

Elemento cardine del progetto è la proroga dell’obiettivo di riduzione delle emissioni che scade alla fine del 2021. Il Nazionale ha in particolare deciso, con 115 voti contro 78, che, entro la fine del 2024, la Svizzera deve diminuire le sue emissioni di gas a effetto serra di un ulteriore 1,5% all’anno rispetto al 1990. Tre quarti delle riduzioni devono essere realizzate in Svizzera.

Considerato che gli obiettivi attuali non sono raggiunti, una minoranza ha proposto di rinunciare agli obiettivi annuali per introdurre una riduzione globale del 21,5% rispetto al 1990 da raggiungere entro il 2024. In questo periodo transitorio, nell’attesa di una nuova legge, non disponiamo degli strumenti atti a diminuire maggiormente le emissioni, ha sostenuto, invano, Matthias Jauslin (Plr/Ag).

La Camera ha anche deciso di mantenere gli impegni di riduzione delle imprese di alcuni settori economici sino alla fine del 2024. Se le imprese ridurranno ulteriormente le loro emissioni, otterranno la restituzione della tassa sul CO2.

Una minoranza di sinistra ha invano chiesto un aumento di tale balzello a un massimo di 145 franchi per tonnellata di CO2 nel caso in cui gli obiettivi intermedi per i combustibili fossili non fossero raggiunti. Con 128 voti contro 68 la maggioranza ha voluto mantenerne l’importo a 120 franchi.

La sinistra avrebbe anche voluto introdurre due altre misure che erano presenti nella Legge sul CO2 respinta in votazione: una tassa per gli aerei commerciali e privati e una verifica da parte della FINMA e della BNS dei rischi finanziari legati al clima.

“Con la pandemia si assistito a un vero e proprio boom dei voli privati", ha detto Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/Ge) ricordando che Ginevra è il terzo aeroporto europeo per questo tipo di privati, davanti a Londra. Orbene, "chi utilizza questo mezzo di trasporto deve essere pronto a pagarne il prezzo ambientale”, ha sostenuto la ginevrina.

Per quanto attiene all’aviazione, Pierre-André Page (Udc/Fr) ha fatto notare come tale tassa non vada introdotta proprio perché figurava nella legge bocciata alle urne. Lo stesso Consiglio nazionale ha respinto la settimana scorsa diverse iniziative cantonali che chiedevano l’introduzione di una tassa sui biglietti aerei o di una imposta internazionale sul cherosene, ha aggiunto il friburghese.

Ciò non significa che l’aviazione non debba assumersi le sue responsabilità. La commissione ha del resto già deciso di depositare un postulato che chiede di illustrare come sia possibile ottenere un traffico aereo neutro in termini di emissioni di CO2 entro il 2050, ha ricordato Page. La voto la proposta è quindi stata bocciata con 128 voti contro 68.

Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

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