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24.09.21 - 22:58

Vaud, l’omicida della prostituta condannato a 30 anni

L’uomo, un frontaliere francese, doveva scontare 20 anni di prigione per aver ammazzato, nel 2016, una rumena. Ma la Corte d’appello ha ‘rincarato la dose’

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Un ex lavoratore frontaliere francese in Svizzera è stato condannato oggi dalla corte d’appello del Giura francese a 30 anni di prigione per il brutale omicidio di una giovane prostituta rumena perpetrato nel novembre del 2016 a Sullens, nel canton Vaud. La pena inflitta lo scorso dicembre in prima istanza era di 20 anni di carcere.

Il corpo nudo della giovane, una 18enne, venne ritrovato a metà del dicembre del 2016 in una foresta a Frasnois, nel Giura francese, vicino al confine con la Svizzera. Il cadavere presentava 26 ferite di coltellate, che non avevano però provocato la morte della ragazza. L’autopsia aveva attribuito il decesso ai colpi inferti sul viso, reso irriconoscibile.

L’imputato 34enne - ex guardia di sicurezza che al momento del crimine viveva a Mouthe (Doubs, dipartimento della Borgogna-Franca Contea) con la sua compagna e suo figlio - ha sempre sostenuto di essere innocente, anche se ha ammesso di aver trasportato il corpo della vittima da Sullens per abbandonarlo nei boschi di Frasnois. Stando alla sua versione, egli aveva appena avuto un rapporto sessuale con la giovane, la notte dal 29 al 30 novembre 2016, quando arrivarono due uomini. Uno lo avrebbe minacciato mentre l’altro uccideva la prostituta 18enne. I due uomini gli avrebbero poi ordinato di “fare tutto il necessario”.

Nessun ruolo per i magnaccia, il DNA incastra il transalpino

Per il procuratore, invece, nessun elemento dell’inchiesta della gendarmeria “permette di accreditare la tesi di un assassinio perpetrato dai magnaccia”. Al contrario, tutto accusa l’imputato, il cui DNA è l’unico trovato sulla vittima. I papponi non avevano alcun interesse ad uccidere la giovane donna, che rappresentava “una manna finanziaria importante”, e non avrebbero lasciato un testimone vivo, ha sottolineato l’accusa.

L’avvocato della difesa ha criticato un’indagine che “si è fermata quando l’accusato è caduto nelle mani dei gendarmi”. “Abbiamo le prove che la giovane rumena voleva scappare, tre giorni prima di essere uccisa, ed è stata sostituita (da un’altra giovane) il giorno della sua scomparsa”, ha detto, sottolineando la grande violenza dei ruffiani.

Gli investigatori francesi e svizzeri erano finalmente riusciti a identificare la 18enne rumena, la cui scomparsa non era mai stata segnalata, quasi un anno dopo la sua morte. Avevano poi rintracciato l’imputato controllando le entrate negli ospedali della zona. Il trentenne era infatti andato in ospedale il 30 novembre 2016 per farsi curare una ferita alla mano.

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