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07.09.21 - 17:57
Aggiornamento: 21:26

Certificato Covid quasi ovunque da lunedì in Svizzera

Alain Berset propone di estendere l’obbligo a tutti i luoghi chiusi, scrivono i media svizzero-tedeschi. Previste multe disciplinari di 100 franchi

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Keystone
Berset

La scorsa settimana il Consiglio federale aveva rinunciato a estendere l’obbligo del certificato Covid, attualmente limitato a discoteche, club, sale da ballo ed eventi con più di mille persone. Negli ultimi giorni però la situazione nei reparti di terapia intensiva si è fatta critica. Per questa ragione Alain Berset avrebbe proposto stamane ai suoi colleghi di governo di rendere obbligatorio il ‘pass’ da lunedì prossimo anche per bar, ristoranti, musei, teatri, cinema, centri fitness, piscine e praticamente tutti gli altri luoghi ed eventi al chiuso. Chi dovesse presentare un documento falsificato o preso in prestito andrà incontro a una multa disciplinare di 100 franchi, hanno scritto oggi ‘Neue Zürcher Zeitung’, ‘Blick’ e ‘Tages-Anzeiger’.

Anche sul luogo di lavoro?

Il Consiglio federale ne discuterà mercoledì mattina. Stando ai media svizzero-tedeschi, solo i democentristi Ueli Maurer e Guy Parmelin potrebbero opporsi al piano del ministro degli Interni, già anticipato a grandi linee domenica dalla ‘SonntagsZeitung’. Questo ricalca grossomodo il pacchetto messo in consultazione due settimane fa. L’impostazione è nota: in pratica solo chi è in possesso di un certificato Covid – ossia chi è vaccinato, guarito o è risultato negativo a un test – potrà accedere ai luoghi e alle attività al chiuso. 

La misura interesserebbe anche i luoghi di lavoro. A determinate condizioni, i datori di lavoro – riferiscono sempre le testate svizzero-tedesche – avrebbero la possibilità di richiedere il certificato ai loro dipendenti. Per contro, facilitazioni sarebbero previste per i centri fitness: i gestori non sarebbero tenuti a richiederlo ogni volta ai loro clienti abituali, dovrebbero soltanto verificare se il documento è ancora valido oppure no. Per messe, funerali e riunioni politiche varrebbe un limite di 50 persone (anziché 30, come previsto in un primo tempo): al di sopra di tale soglia, scatta l’obbligo di certificato. 

Terapie intensive quasi al limite

La svolta – di “nuova fase nella lotta alla pandemia”, scrive il ‘Tagi’ – va ricondotta alla situazione alquanto tesa nei reparti di terapia intensiva. L’84% dei letti attualmente è occupato, di cui il 42% da pazienti Covid. Alcune regioni sono più sovraccariche di altre, ha specificato oggi nel consueto incontro con i media a Berna Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il servizio sanitario coordinato. La situazione è critica a Berna, Zurigo, Ginevra e Turgovia.

Negli ultimi cinque giorni, il numero di pazienti in terapia intensiva è salito del 2%. Degli 857 pazienti ricoverati a causa del virus, 291 sono in terapia intensiva. Ci sono ancora 130 letti certificati per la terapia intensiva in 55 ospedali e 39 letti non certificati in 14 ospedali. Il problema è che non tutti i letti possono essere utilizzati, a causa della mancanza di personale specializzato. Per questo in alcuni ospedali delle operazioni non urgenti sono già state rinviate; e negli scorsi giorni alcuni responsabili dei nosocomi hanno cominciato a parlare nuovamente di ‘triage’, ovvero della necessità di stabilire delle priorità nel trattamento dei pazienti, dando la precedenza a quelli più gravi a discapito di chi può (?) attendere. 

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