laRegione
31.08.21 - 20:33
Aggiornamento: 21:05

Identificate 174 vittime di tratta di esseri umani

Il dato si riferisce al 2020 ed emerge dalla statistica comune stilata per la prima volta dai consultori specializzati della rete Plateforme Traite

Ats, a cura de laRegione
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L'86 per cento sono donne (Immagine tematica, archivio Ti-Press)

Nel 2020, i quattro consultori svizzeri specializzati nella lotta contro la tratta di esseri umani hanno identificato 174 nuove vittime. In totale, oltre 500 persone hanno ricevuto una consulenza professionale. Per gli specialisti si tratta verosimilmente solo della “punta dell'iceberg” di un fenomeno molto più diffuso.

I consultori specializzati della rete della ‘Plateforme Traite – Piattaforma svizzera contro la tratta degli esseri umani’ hanno stilato per la prima volta una statistica comune. A loro dire, si tratta delle cifre più complete che esistono in Svizzera sulle persone identificate e assistite come vittime della tratta di esseri umani.

La maggior parte delle 174 vittime sono donne (86%); circa i due terzi sono state sfruttate nella prostituzione, mentre l'altro terzo è rappresentato da individui vittime di tratta a scopo di sfruttamento nel lavoro (ad esempio in case private e nella ristorazione) e in attività illegali (accattonaggio forzato o costrizione a compiere reati come il furto), indica un comunicato odierno della Piattaforma.

“Sono soprattutto le vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo che spesso non vengono identificate come tali”, afferma, citata nella nota, Anna Schmid, coordinatrice della Piattaforma.

Romania, Nigeria, Camerun e Ungheria sono i maggiori paesi da cui provengono le nuove vittime identificate. A questo proposito Doro Winkler, del Servizio zurighese specializzato in materia di tratta e migrazione delle donne FIZ sostiene che “un terzo delle persone a cui forniamo consulenza sono state sfruttate all'estero, ma stando alla legge svizzera sull'aiuto alle vittime esse non hanno diritto a un sostegno”. “Ciò è in contraddizione con la Convenzione del Consiglio d'Europa, che la Svizzera ha sottoscritto”, deplora.

Sempre citata nel comunicato gli fa eco, Monica Marcionetti, responsabile di Antenna MayDay SOS Ticino: “Spesso le vittime si nascondono se non vengono accolte in alloggi specializzati e purtroppo non tutti i Cantoni finanziano questo tipo di strutture”, afferma.

Oltre all'Antenna MayDay SOS Ticino e a FIZ, della Piattaforma fanno parte anche il Centro sociale protestante (CSP) di Ginevra e Astrée, che ha sede nel canton Vaud.
 
 

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