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Il presidente della Confederazione Guy Parmelin sul massiccio di Les Diablerets
01.08.21 - 12:42

Guy Parmelin: 'Un Paese determinato con un'energia rinnovata'

In occasione dell'allocuzione, il presidente della Confederazione parla della forza del popolo svizzero, della solidarietà e dell'impegno civico per la collettività

Vi proponiamo il testo dell'allocuzione del presidente della Confederazione Guy Parmelin, pronunciato in occasione della Festa nazionale dal massiccio di Les Diablerets, nel Canton Vaud:

Care compatriote, cari compatrioti,

in questo 1° agosto 2021 ho il piacere di rivolgermi a voi dal massiccio di Les Diablerets, a quasi 3000 metri di altitudine. Ho scelto di parlarvi dal Cantone di Vaud per quella confortante sensazione che nasce dal poter celebrare la nostra Festa nazionale vicino alle proprie radici, vicino ai propri cari, sentendosi «come a casa».

Il luogo in cui mi trovo mi fa sentire vicino anche a tutti voi: da qui posso vedere il passo del Sanetsch e immaginare la sorgente verdeggiante della Sarine, un fiume che unisce più che dividere. Da qui posso anche scorgere i Cantoni di Berna e del Vallese, e quindi altre regioni, con altre lingue e altre mentalità, che costituiscono però sempre un solo e unico Paese: la Svizzera, la nostra Svizzera.

Il nostro Paese, come molti altri, ha dietro a sé lunghi mesi di pandemia. Rivolgo un pensiero commosso in particolare a tutte le persone che ne sono rimaste colpite, così come a quelle che si adoperano senza tregua per combatterla. Esprimo tutta la mia vicinanza anche a chi ha sofferto per le recenti inondazioni e i gravi danni causati dal maltempo. La mia riconoscenza va a tutti coloro che si impegnano sul terreno per porre rimedio alla situazione.

Nonostante tutto, questo periodo ci ha portati a dare prova delle nostre doti di adattamento. Gli sforzi profusi in tal senso dalla popolazione suscitano tutta la mia ammirazione, soprattutto in questo giorno in cui siamo chiamati a riaffermare i nostri valori fondanti e la nostra fierezza nazionale.

La fierezza, in Svizzera, è un sentimento molto intimo, che si esprime con discrezione. È un sentimento che recentemente ho avuto modo di condividere più volte con voi: a Ginevra, in occasione di un importante vertice internazionale; a Bucarest, durante una brillante prestazione della nostra squadra nazionale di calcio. Gioia e fierezza, in fondo, sono i sentimenti che ci animano ogni qual volta una prestazione individuale o collettiva permette al nostro Paese di progredire lungo il cammino, sempre incerto, del successo. D’altronde, lo spirito di solidarietà propugnato dalla nostra Costituzione federale consiste tanto nel gioire per le vittorie degli altri quanto nel farsi partecipi delle loro difficoltà. Significa sostenere il prossimo, in qualsiasi circostanza.

La Festa nazionale è un punto culminante del nostro anno civile che interrompe, sia pur temporaneamente, il ritmo concitato delle nostre attività. È un’occasione per riflettere insieme sul nostro avvenire e per pensare, più che al nostro destino, a quello della società nel suo complesso: quella società in cui operiamo e al cui sviluppo cerchiamo di contribuire per quanto è nelle nostre possibilità.

I frequenti contatti che ho con la nostra popolazione mi hanno permesso di scoprire la sua determinazione. Malgrado il perdurare dell’epidemia, avverto nel Paese un’energia rinnovata, la voglia di tornare a vivere e impegnarsi attivamente.

La Svizzera, è vero, non ha realizzato nulla senza averne i mezzi. Non ha mai basato il proprio successo sull’approssimazione, sul caso, l’arroganza o la spavalderia. Al contrario, il nostro Paese è fondato sul lavoro, l’aiuto reciproco, il coraggio e l’ottimismo. Questa ricetta è comprovata da 730 anni di una storia che, come quella di ogni altro Stato, ha avuto i suoi alti e bassi, momenti buoni e cattivi. È una ricetta che, ne sono convinto, si dimostrerà valida anche in futuro, a fronte delle impellenti sfide sanitarie, ambientali, sociali e geopolitiche che ci attendono. La nostra Patria riuscirà ad affrontare queste sfide adottando una visione d’insieme, sostenuta dall’impegno civico di ognuno di noi e da quella creatività che la nostra democrazia diretta sa stimolare.

I segnali di ripresa sono evidenti e le previsioni congiunturali fanno ben sperare. Occorre tuttavia tener presente, come amano ricordarci i saggi, che la meta del cammino è il cammino stesso. Percorriamolo dunque con passo sicuro, tappa dopo tappa, fiduciosi nelle nostre risorse.

Di cuore, e con spirito sereno, auguro a tutti voi di trascorrere una bella Festa nazionale.

Viva la Svizzera, e lunga vita alle sue istituzioni!

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