laRegione
25.06.21 - 15:10
Aggiornamento: 26.06.21 - 08:55

Nessuna indennità Covid per le prostitute di soggiorno breve

Lo ha stabilito il Tribunale federale confermando la posizione dell'Ufficio del lavoro di Turgovia, che ha respinto il ricorso di un club erotico.

Ats, a cura de laRegione
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(Ti-Press)

Le prostitute straniere con attività a breve termine in Svizzera non hanno diritto all'indennità Covid per il lavoro ridotto. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF) confermando la posizione dell'Ufficio del lavoro di Turgovia, che ha respinto il ricorso di un club erotico.

Il locale a luci rosse, rimasto chiuso dal 17 marzo al 5 giugno del 2020, nel mese di aprile aveva inviato un preavviso per lo strumento del lavoro a tempo ridotto per 30 dipendenti.

L'ufficio cantonale dell'economia e del lavoro (AWA) ha respinto la richiesta, considerando che non ci fosse un vero e proprio contratto di lavoro tra il gestore del club e le lavoratrici del sesso. Queste ultime possono decidere dove, quali e in che misura vogliano fornire le loro prestazioni. Il club non può obbligarle ad accettare clienti; lavorano praticamente su chiamata.

Nell'ordinanza Covid-19 sull'assicurazione contro la disoccupazione, il Consiglio federale ha introdotto delle semplificazioni nell'ambito dell'indennizzo del lavoro a tempo ridotto. Nel caso di coloro che operano su chiamata, una delle condizioni per avere diritto all'indennità è che abbiano lavorato per almeno sei mesi nell'azienda che presenta la domanda. La perdita di reddito viene poi calcolata sulla base degli ultimi sei o dodici mesi.

Queste condizioni non sono però soddisfatte nel caso delle lavoratrici del sesso straniere dell'area UE/AELS, che - in base alla cosiddetta Procedura di notifica per attività lucrativa di breve durata - possono rimanere in Svizzera solo per un massimo di quattro mesi all'anno, sottolinea la prima Corte di diritto sociale, con sede a Lucerna.

Inoltre, lo scopo rilevante dell'ordinanza non è quello di coprire la perdita di fatturato di un'azienda, ma di preservare i posti di lavoro. E poiché sono i clienti, e non il club erotico, a pagare le lavoratrici del sesso, il compenso per il lavoro a tempo ridotto avrebbe beneficiato solo il club a luci rosse, in contrasto con l'obiettivo dell'ordinanza.

Per tutti questi motivi il TF ha bocciato il ricorso accolto dal tribunale amministrativo turgoviese.

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