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09.06.21 - 19:05
Aggiornamento: 23:54

Donne in pensione a 65 anni, soldi all’Avs anche dalla Bns

Il Consiglio nazionale dà la sua impronta alla mini-riforma del Primo pilastro. Alleanza contro-natura Udc/sinistra chiama alla cassa la Banca nazionale.

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Keystone
Un momento della maratona odierna al Consiglio nazionale

Berna – Nuovo passo avanti in vista dell'adozione della riforma AVS 21: dopo gli Stati in marzo, oggi anche il Consiglio nazionale ha approvato in prima lettura la revisione del Primo pilastro con 126 voti contro 67. Senza sorprese, l'opposizione è venuta dallo schieramento rosso-verde che non accetta l'aumento dell'età pensionabile per le donne. Previsto anche un aumento dell'Iva e un finanziamento da parte della Banca nazionale (Bns).

La necessità di riformare l'Avs non era contestata, tanto che l'entrata in materia non è stata combattuta. La sinistra ha però presentato diverse proposte di rinvio per chiedere, in particolare, rendite più consistenti e rinunciare all'aumento dell'età pensionabile per le donne.

"Non c'è tempo da perdere", ha però affermato il relatore commissionale Philippe Nantermod (Plr/Vs). La popolazione sta invecchiando e l'Avs registra deficit sempre maggiori. Senza misure supplementari, le spese supereranno presto le entrate. Insomma, per garantire il finanziamento del Primo pilastro fino al 2030 occorre trovare 26 miliardi di franchi. "Aspettare significa far pagare alla generazione successiva le spese legate all'Avs della generazione attuale", ha detto il vallesano.

"Questa riforma, così com'è, si fa sulle spalle delle donne che sono già oggi penalizzate in seno all'Avs", ha replicato Pierre-Yves Maillard (Ps/Vd). Rinviando il progetto si potrebbero trovare modi per finanziare in modo sostenibile l'Avs, senza ridurre le prestazioni, ha aggiunto Léonore Porchet (Verdi/Vd).

Donne in pensione a 65 anni

Respinte tutte le proposte di rinvio, la Camera del popolo ha potuto iniziare le discussioni particolareggiate. Piatto forte è stato l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne e le misure compensatorie per addolcire la pillola.

Aumentare a 65 anni l'età pensionabile per le donne permetterà di sgravare l'Avs di 1,4 miliardi di franchi nel 2030: 1,215 miliardi di minori spese e 195 milioni di nuove entrate, ha detto Thomas de Courten (Udc/Bl) a nome della commissione. Anche con un'età pensionabile di riferimento a 65 anni, le donne, per via della loro speranza di vita più elevata, riceveranno una rendita due anni più a lungo degli uomini, ha aggiunto Isabelle Moret (Plr/Vd), che ha però condizionato il suo sì a misure compensatorie sufficienti.

Ruth Humbel (Centro/Ag) ha sottolineato che già oggi esiste comunque una solidarietà tra i sessi in seno all'Avs: "gli uomini versano di più e le donne ricevono di più". Differenze esistono a livello di categorie professionali ed è per questo che occorrono miglioramenti significativi per i settori a basso reddito, ma nell'ambito del Secondo pilastro (ossia la previdenza professionale, n.d.r), ha affermato l'argoviese.

Per l'Udc il progetto non corrisponde né a un risparmio sui costi né a uno smantellamento. "Si tratta di salvare e risanare l'Avs", ha sottolineato Albert Rösti (Udc/Be). Anche le generazioni future devono potere beneficiare di questa assicurazione sociale, ha precisato. Insomma, "non c'è più motivo per distinguere l'età pensionabile di uomini e donne, soprattutto in un momento in cui l'Avs ha bisogno di riforme strutturali per continuare a esistere e per fornire le prestazioni che conosciamo", ha sostenuto Philippe Nantermod.

"Alla luce delle disparità salariali ancora esistenti, è incomprensibile far lavorare fino a 65 anni le donne", ha replicato Yvonne Feri (Ps/Ag). Se per ottenere l'Avs le lavoratrici devono sgobbare un anno in più, ciò equivale a una diminuzione delle rendite, ha aggiunto l'argoviese.

"Se i salari delle donne e degli uomini fossero uguali, l'Avs riceverebbe 825 milioni di franchi in più ogni anno e l'aumento dell'età di pensionamento delle donne, compresa la compensazione, non sarebbe necessaria", ha ribattuto Barbara Gysi (Ps/Sg). Le rendite delle lavoratrici sono inferiori del 40% a quelle degli uomini se si tiene conto del Primo e del Secondo pilatro. "Perché allora avviare una riforma che punisce ancora di più le donne, già oggi penalizzate?", si è chiesto Pierre-Yves Maillard.

Nel decidere l'aumento dell'età pensionabile non si è tenuto conto di alcuni elementi, come l'impatto sulla disoccupazione e il lavoro di babysitting effettuato dalle nonne 64enni, che causerebbe spese supplementari per 800 milioni di franchi per le famiglie, ha aggiunto Maillard.

Addolcire la pillola

Durante l'esame della legge, hanno fatto discutere anche le misure compensatorie transitorie previste per addolcire la pillola dell'aumento dell'età pensionabile. Sono stati discussi diversi modelli. La soluzione proposta dal Consiglio federale costerebbe circa 700 milioni di franchi, quella degli Stati 430. Il Nazionale si è da parte sua avvicinato a quella del governo proponendo un modello da 670 milioni.

L'aumento dell'età di pensionamento avverrà in quattro tappe. Tuttavia, rispetto al Consiglio federale e al Consiglio degli Stati che considerano le prime nove classi d'età, il Nazionale ha previsto misure di compensazione più generose solo per le prime sei classi di età delle donne interessate dall'aumento.

Per le donne che lavoreranno fino a 65 anni, per le prime sei annate - ossia le donne nate tra il 1959 e il 1964 se la riforma entrerà in vigore nel 2022 - la rendita sarà aumentata di 150 franchi al mese fino a un reddito medio determinante di 57'360 franchi, di 100 franchi per un reddito di 71'700 franchi e di 50 franchi per un reddito più alto, ha spiegato Nantermod. Per quelle che sceglieranno la pensione anticipata, la riduzione della rendita sarà inferiore rispetto a quanto proposto dal Consiglio federale.

Rendite flessibili

La riforma prevede anche una flessibilizzazione dell'età pensionabile: l'esecutivo vuole rendere possibile per tutti anticipare o rinviare la totalità o una parte della rendita tra i 62 e i 70 anni, anche nella previdenza professionale. Le persone che rimarranno attive oltre i 65 anni riceveranno una rendita superiore visto che versano contributi più a lungo.

Oggi, seguendo gli Stati, il plenum ha però deciso - 123 voti a 67 - che l'Avs potrà essere riscossa al più presto a partire dai 63 anni. A coloro che hanno guadagnato meno di 56'880 franchi all'anno la rendita riscossa anticipatamente sarà ridotta del 40% in meno.

Finanziamento: Iva e Bns

Altro elemento "faro" della riforma è l'aumento dell'Iva. L'introito supplementare verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione Avs permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. Il vantaggio di ricorrere all'Imposta sul valore aggiunto è che tutti sono chiamati a dare il loro contributo, anche chi è già in pensione, ha detto François Pointet (Pvl/Vd).

Negli auspici del governo, l'aumento di 0,7 punti percentuali doveva avvenire in una sola tappa al momento dell'entrata in vigore della riforma. Tale incremento è stato giudicato troppo elevato poiché genererebbe delle eccedenze non gradite. La Camera del popolo ha dunque approvato un innalzamento più moderato, di 0,4 punti percentuali. Tale incremento è leggermente superiore a quello proposto dagli Stati (+0,3 punti).

Per rafforzare ulteriormente il finanziamento dell'Avs, una insolita alleanza Udc-sinistra ha in seguito deciso, con 108 voti contro 80, di versare al Primo pilastro tutti i proventi dei tassi di interesse negativi dei conti giro della Bns, pari a circa 1,5-2 miliardi all'anno. La misura sarebbe retroattiva al 2015, ciò che porterebbe alle casse del Primo pilastro altri 12 miliardi circa.

Gli interessi negativi sono stati introdotti a causa del franco forte, praticamente si tratta di una sovvenzione all'esportazione. Reinvestire i proventi a favore della popolazione non ha dunque niente di scioccante, ha sostenuto Alfred Heer (Udc/Zh), autore tra l'altro di una mozione sul tema respinta oggi definitivamente dal Consiglio degli Stati (mentre il Nazionale l'aveva accolta).

"Il fatto che gli utili della Bns vengano distribuiti non è di certo un problema: lo fa già con i Cantoni e la Confederazione", gli ha fatto eco Maillard. "Questi soldi appartengono alla popolazione", ha aggiunto Mattea Meyer (Ps/Zh).

Christian Lohr (Centro/Tg), riferendosi alla proposta di ricorrere ai fondi della Bns, ha invece parlato di "fumo negli occhi". Da un punto di vista della politica finanziaria sarebbe sbagliato. "Bisogna proporre delle riforme strutturali, non scegliere la soluzione più facile".

"Giu le mani dei soldi della Bns", ha poi dichiarato Regine Sauter (Plr/Zh). La missione della Banca nazionale è garantire stabilità dei prezzi e del franco, non finanziare le assicurazioni sociali. Con la proposta in discussione l'indipendenza della Bns non sarebbe più garantita, ha sottolineato la zurighese, sostenendo poi come gli utili della Banca nazionale non siano assicurati in futuro. Il problema del finanziamento dell'Avs sarebbe quindi solo rinviato, ha aggiunto, invano, la liberale-radicale.

Il dossier torna ora al Consiglio degli Stati per l'esame delle divergenze.

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