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01.05.21 - 10:45
Aggiornamento: 19:10

Uss chiede "ripartenza sociale"

I sindacati si battono per la piena occupazione, migliori salari e pensioni più sociali. Previste azioni in varie città

Ats, a cura de laRegione
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Ti Press

In occasione del Primo Maggio, l'Unione sindacale svizzera (Uss) ha sottolineato come "le vite dei lavoratori valgano più dei profitti". L'organizzazione, con azioni in tutta la Svizzera, ha chiesto "una ripartenza sociale" per far fronte alle diseguaglianze evidenziate dalla pandemia. Inviti alla solidarietà sono giunti anche dai due consiglieri federali socialisti Alain Berset e Simonetta Sommaruga.

Disuguaglianze

Da una parte l'orario ridotto e la disoccupazione che hanno ridotto sensibilmente i salari. Dall'altra, le persone che guadagnano di più che sono state in grado di aumentare la loro ricchezza. I sindacati si battono per la piena occupazione, migliori salari e pensioni più sociali. E per questo Primo maggio hanno lanciato lo slogan "Le nostre vite valgono più dei loro profitti!".

A differenza di un anno fa, quando tutte le manifestazioni pubbliche erano state annullate, quest'anno si sono svolte in varie città azioni decentralizzate, organizzate nel rispetto delle restrizioni sanitarie. Le tradizionali feste del Primo maggio sono invece state annullate nella maggior parte dei cantoni.

A partire dalle 13, l'Uss ha trasmesso in streaming un programma dal suo studio di Zurigo con istantanee delle azioni previste nelle varie regioni del Paese. A Ginevra, nonostante una pioggia battente, circa 2'000 persone hanno preso parte ad un corteo, mentre sono 500 i manifestanti che si sono riuniti a Losanna. A Basilea l'evento ha attirato invece un migliaio di persone.

Quadro piuttosto deprimente

Il presidente dell'Uss Pierre-Yves Maillard ha stilato un quadro piuttosto deprimente della situazione dei salariati. La pandemia ha accresciuto le disparità. Il mondo del lavoro ha pagato un pesante tributo: calo dei redditi, disoccupazione massiccia e insicurezza economica generalizzata. Ma, a suo avviso, occorre guardare verso il futuro. "Dopo la lotta contro il virus, è giunto il momento di riprendere la lotta sociale, per migliori salari, impieghi dignitosi e sicuri e buone pensioni".

Dal canto suo, la presidente di Unia Vania Alleva ha ricordato come la situazione nei settori a bassa retribuzione sia peggiorata durante la crisi sanitaria. Gli orari di lavoro eccessivamente flessibili, i mini-tempi parziali e il lavoro su chiamata si moltiplicano. "La lotta per salari decenti e condizioni di lavoro sicure diventa sempre più importante", secondo la responsabile sindacale.

Constatando un aggravamento delle disparità sociali che rischiano di generare una profonda divisione sociale, il sindacato Unia ha rivendicato atti concreti: si tratta di procedere a una redistribuzione dei redditi con un aumento delle indennità per il lavoro ridotto al 100% per i salari netti fino a 5'000 franchi, ovvero più di quanto ha fissato il Parlamento.

Secondo Unia, nuovi contratti collettivi di settore vincolanti sono necessari nelle professioni "essenziali" ancora poco regolamentate nel settore dei servizi. Infine, le imprese che hanno dovuto chiudere a causa della pandemia devono essere esentate dal pagamento dell'affitto.

 Solidarietà con i sindacati europei

Dal canto suo, l'ex presidente dell'Uss e consigliere agli Stati, Paul Rechsteiner (PS/SG) ha sottolineato che la solidarietà con i sindacati europei è necessaria. "Lo smantellamento della protezione salariale minaccia i dipendenti, indipendentemente dal colore del proprio passaporto".

"I salari svizzeri devono essere pagati in Svizzera", ha aggiunto. Inoltre, controlli salariali efficaci sono necessari e un salario minimo è indispensabile.

Manifestazioni in tutta la Svizzera

Come detto, decine di manifestazioni erano previste oggi in tutta la Svizzera. A Basilea, stamane oltre un migliaio di persone si sono riunite nonostante una meteo capricciosa per una manifestazione autorizzata. Nonostante alcune piccole scaramucce con la polizia, l'evento si è svolto in modo pacifico.

La rivendicazione principale di questa manifestazione: un salario minimo prescritto dallo Stato di 23 franchi all'ora. Un'iniziativa popolare dei sindacati sul tema sarà oggetto di una votazione cantonale il prossimo 13 giugno.

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