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24.04.21 - 05:30

Pesticidi, politica agricola svizzera a un bivio

‘Estreme’ o salvifiche? L’essenziale da sapere sulle due iniziativa popolari in votazione il 13 giugno.

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Keystone
Acceso dibattito sulle iniziative in votazione il 13 giugno

Di cosa parliamo?

Del tipo di agricoltura che vogliamo in Svizzera. In particolare, dell’utilizzo che viene fatto dei pesticidi (vedi sotto: ‘Il glossario’) in agricoltura, nell’intera filiera agroalimentare e in altri ambiti, nonché delle conseguenze che il loro impiego ha sull’ambiente e la salute di persone e animali.

Cosa chiedono le due iniziative?

Di ridurre significativamente o vietare l’utilizzo di pesticidi in Svizzera.

Perché fanno tanto discutere?

Temi come l’inquinamento delle acque sotterranee, l’impoverimento del suolo, la riduzione della biodiversità, la sicurezza e la qualità dell’acqua potabile e dei prodotti che finiscono sulle nostre tavole sono molto sentiti dalla popolazione. I timori sono diffusi e giustificati: le acque sotterranee in molte località del Paese sono contaminate da residui di pesticidi (come il clorotalonil, fungicida usato nell’agricoltura svizzera dagli anni Settanta) e la biodiversità accusa il colpo (moria di api, scomparsa di insetti e uccelli, ecc.). Se accolte, le due iniziative riorienterebbero radicalmente la produzione agricola e avrebbero conseguenze significative sull’intero settore agroalimentare e sulle attività in altri ambiti. Con un impatto rilevante in particolare su molti agricoltori e sui consumatori.

La Confederazione fa troppo poco in quest’ambito?

È lecito pensarlo, visti i risultati di svariati studi sull’inquinamento delle acque sotterranee e la perdita di biodiversità pubblicati negli ultimi anni. La Confederazione però è attiva da tempo su questo fronte. Ha reso man mano più severi gli oneri ambientali che da oltre vent’anni gli agricoltori devono adempiere per poter beneficiare dei pagamenti diretti. E già oggi sostiene con pagamenti diretti specifici le aziende che limitano l’impiego di pesticidi o adottano forme particolarmente rispettose di detenzione degli animali. Nel 2017 il Consiglio federale ha lanciato il ‘Piano d’azione dei prodotti fitosanitari’: 51 misure volte a ridurne l’utilizzo e a proteggere meglio le acque. E questa primavera il Parlamento ha adottato una sorta di controprogetto alle due iniziative: modifiche di legge che dovrebbero consentire di dimezzare entro il 2027 i rischi legati all’uso dei prodotti fitosanitari. Allo stesso tempo, però, le Camere hanno sospeso – seguendo la parola d’ordine della lobby dell’agricoltura tradizionale – la Politica agricola 2022+ (PA22+), il progetto con il quale il Consiglio federale voleva riformare il settore rafforzandone l’orientamento ecologico.

Quali sono le differenze fra le due iniziative?

Entrambe prendono di mira l’agricoltura intensiva. Ma il campo d’applicazione dell’iniziativa ‘Per una Svizzera senza pesticidi’ si estende oltre il settore primario. Questa inoltre punta su un divieto e prevede un periodo di transizione di 10 anni, mentre l’iniziativa sull’acqua potabile fa leva sull’incentivo dei pagamenti diretti e dà 8 anni di tempo agli agricoltori per adeguarsi alle nuove disposizioni.

Le due iniziative sono complementari?

In un certo senso sì, anche se nascono come proposte separate e il 13 giugno uno può dire ‘sì’ all’una e ‘no’ all’altra (nota bene: serve per entrambe la doppia maggioranza di popolo e cantoni). L’iniziativa ‘per l’acqua potabile’, che si concentra sui pagamenti diretti, lascia scoperti due fianchi: l’importazione di derrate alimentari prodotti utilizzando pesticidi; e la possibilità per un’azienda agricola di prescindere dai pagamenti diretti, optando per una produzione svincolata da qualsiasi restrizione riguardo all’impiego di pesticidi e antibiotici. L’iniziativa che vuole vietare i pesticidi sintetici – considerata più radicale – colma le due lacune, nella misura in cui ‘blinda’ il settore agricolo e l’intera filiera dell’agroalimentare: li forza in pratica a convertirsi al bio o a cessare tutta o parte della produzione (nessun’altra scappatoia possibile); e chiude la porta all’importazione di beni alimentari prodotti facendo ricorso a pesticidi sintetici o che ne contengono. L’iniziativa anti-pesticidi, per di più, colpisce tutti coloro che utilizzano questi prodotti sintetici, non soltanto gli agricoltori.

Anche i pesticidi naturali saranno messi al bando?

L’iniziativa sui pesticidi sintetici prende di mira esclusivamente i pesticidi fabbricati artificialmente. Quella sull’acqua potabile non lo precisa: nel testo figura un generico ‘pesticidi’. Per il Consiglio federale si applica quindi anche ai pesticidi utilizzati nell’agricoltura biologica (il verderame utilizzato come fungicida, ad esempio). I promotori, anche per non urtare gli agricoltori bio, hanno corretto il tiro: l’iniziativa – affermano – non colpisce le sostanze impiegate nell’agricoltura biologica, ma soltanto “i prodotti fitosanitari chimico-sintetici”.
Altra motivo di confusione: il foraggio. Il testo dell’iniziativa sull’acqua potabile è chiaro: potranno ricevere pagamenti diretti solo i contadini che detengono ‘un effettivo di animali che può essere nutrito col foraggio prodotto nell’azienda”. Un requisito impossibile da soddisfare per molti agricoltori. Anche su quest’aspetto adesso i promotori interpretano più generosamente il loro testo: affermano ormai che sarà sempre possibile acquistare e vendere foraggio in Svizzera. Nessuna autarchia, dunque.

Chi ha lanciato le iniziative?

Due diversi comitati della società civile. L’iniziativa ‘Per una Svizzera senza pesticidi sintetici’ è stata ideata da un gruppo di “cittadini impegnati” (in particolare agricoltori, viticoltori, imprenditori e scienziati) della Svizzera romanda. All’origine dell’iniziativa ‘per acqua potabile sicura e cibo sano’ vi è un gruppo composto di sette donne e un uomo. Il volto più noto è quello di Franziska Herren, 54enne bernese, ex direttrice di un centro fitness, diventata ormai “lo spauracchio dei contadini” (‘Blick’). Le iniziative sono sostenute da Ps, Verdi, Partito evangelico e numerosi gruppi ambientalisti. I Verdi liberali sostengono l’iniziativa per l’acqua potabile, mentre lasciano libertà di voto sull’altra. 

Chi le combatte?

Consiglio federale, Udc, Plr, Alleanza del Centro, le organizzazioni dell’economia, l’Unione svizzera dei contadini (Usc) e altre organizzazioni del mondo agricolo e della produzione alimentare.

Il mondo agricolo è unanime?

No. L’Usc e la Società svizzera economia alpestre (Ssea, che rappresenta 6’800 agricoltori di montagna) raccomandano di rifiutare entrambi i testi. Bio Suisse (il bio con la ‘gemma’), Demeter (agricoltura biodinamica) e l’Associazione dei piccoli agricoltori (Vkmb) sostengono l’iniziativa anti-pesticidi. Bio Suisse però raccomanda il ‘no’ all’iniziativa per l’acqua potabile (non da ultimo perché teme un ‘boom’ del bio e un conseguente crollo dei prezzi), mentre Demeter e Vkmb lasciano libertà di voto.

Gli argomenti del ‘sì’

• I pesticidi sintetici contaminano i fiumi, l’acqua potabile, il suolo e il cibo che mangiamo. Il loro utilizzo non è compatibile con un’agricoltura sostenibile, il mantenimento della biodiversità e la tutela della salute pubblica. 

• Il problema è evidente a livello di politica agricola. Quella attuale non va nella giusta direzione. I metodi agricoli intensivi – utilizzo massiccio di pesticidi, antibiotici e liquame – danneggiano il suolo, le acque sotterranee, la biodiversità e la salute di persone e animali. Un milione di persone in Svizzera beve acqua con un tenore di sostanze tossiche superiori ai limiti di legge. Eppure, tramite i pagamenti diretti (3,5 miliardi di franchi l’anno) “oggi sovvenzioniamo con le nostre imposte l’inquinamento delle nostre acque”, afferma Franziska Herren. Occorre quindi riorientare le sovvenzioni verso una produzione sostenibile, riservandole alle aziende che non fanno ricorso a pesticidi e antibiotici a titolo profilattico.

• Le misure adottate sin qui si sono rivelate ampiamente insufficienti. E il rinvio della PA22+ appena deciso dal Parlamento dimostra che non esiste la volontà politica di cambiare marcia e riorientare la politica agricola in un senso più ecologico.

• Le procedure di omologazione dei pesticidi sintetici sono troppo lassiste e favoriscono l’inquinamento ambientale. Non a caso dal 2011 in Svizzera sono stati messi al bando circa 200 prodotti fitosanitari.

• Il divieto di pesticidi di sintesi chiesto dall’iniziativa ‘Per una Svizzera senza pesticidi’ vale anche per tutte le derrate alimentari importate: si evita così una disparità di trattamento per gli agricoltori svizzeri.

• Gli agricoltori hanno tutto il tempo (8-10 anni) per adeguarsi. 

Gli argomenti del ‘no’

• Le iniziative sono “estreme”. La vendita di prodotti fitosanitari in Svizzera è in calo da anni. E la qualità dell’acqua potabile è ottima. Senza prodotti fitosanitari sarà più difficile rispettare le norme in materia di igiene: la sicurezza alimentare risulterà compromessa.

• Si indebolisce l’agricoltura svizzera. Dovendo rinunciare del tutto ai pesticidi e all’acquisto di foraggio, molte aziende agricole produrranno di meno, con effetti benefici sull’inquinamento ambientale. Tuttavia, per garantire l’approvvigionamento le importazioni aumenteranno. E così l’inquinamento ambientale verrà trasferito all’estero, indica uno studio di Agroscope.

• Un divieto dei pesticidi sintetici indebolisce anche l’industria alimentare dedita all’esportazione, poiché le materie prime svizzere (zucchero, oli vegetali, ecc.), diventeranno più costosi. I produttori elvetici saranno svantaggiati nei confronti dei concorrenti esteri.

• Gli agricoltori dovranno sopportare un aumento dei costi di produzione e un calo del reddito, i consumatori un aumento dei prezzi che colpirebbe soprattutto le famiglie con redditi medio-bassi. Il turismo degli acquisti verso l’estero si intensificherà.

• Una parte delle aziende agricole – soprattutto quelle che acquistano grandi quantità di foraggio (aziende detentrici di suini e pollame) e fanno regolare uso di prodotti fitosanitari (aziende orticole, frutticole e vitivinicole) – opterà per la rinuncia ai pagamenti diretti, spianando la strada a un maggior impiego di pesticidi e antibiotici.

• Andranno persi migliaia di posti di lavoro nell’agricoltura e nel settore agroalimentare.

• Il divieto di importare derrate alimentare prodotte utilizzando pesticidi sintetici viola gli accordi commerciali internazionali. Potrebbe quindi venir applicato solo alla Svizzera, creando uno svantaggio competitivo per gli agricoltori elvetici.

• La Svizzera sta già adottando misure per ridurre l’impiego di pesticidi e rafforzare l’orientamento ecologico dell’agricoltura.

 

Il glossario

Pagamenti diretti

Prestazioni pecuniarie della Confederazione in favore di aziende agricole, volte a sovvenzionare le prestazioni agricole che i prezzi dei prodotti non sono in grado di remunerare. Il presupposto per il versamento è il rispetto di esigenze ecologiche.

Pesticidi

Sono utilizzati per proteggere le piante, gli animali, le persone e i materiali da organismi e agenti patogeni nocivi o indesiderati. La maggior parte sono fabbricati artificialmente (pesticidi sintetici); se ne trovano tuttavia anche in natura. Sono suddivisi in prodotti fitosanitari e prodotti biocidi.

Prodotti fitosanitari

Proteggono le piante dalle malattie, dai danni causati da insetti e lumache, nonché dalle piante infestanti. Sono utilizzati ad esempio per proteggere le piante utili, per limitare la proliferazione di erbe infestanti tra i binari ferroviari e per la cura di parchi, campi sportivi e giardini.

Biocidi

Sono utilizzati per la disinfezione (ad es. delle mani, dei magazzini in cui sono conservate derrate alimentari o degli impianti di produzione del latte), per proteggere i materiali dagli attacchi di funghi e per lottare contro gli organismi nocivi (ad es. insetti, topi e ratti).

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