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08.02.21 - 10:33
Aggiornamento: 17:13

Più lavoro ridotto per ristorazione e commercio al dettaglio

Sono 72mila le domande preventive presentate in gennaio, per un totale di 760 mila dipendenti

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Le conseguenze della pandemia (Ti-Press)

Le aziende stanno facendo massiccio ricorso al lavoro ridotto anche nella seconda ondata della pandemia, in particolare nei settori della ristorazione e del commercio al dettaglio. Lo afferma Boris Zürcher, direttore della divisione lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), commentando i dati sulla disoccupazione diffusi stamani dal suo ufficio.

In gennaio circa 72'000 aziende hanno presentato domande preventive per 760'000 dipendenti, ha indicato l'alto funzionario in una conferenza telefonica. Questo non significa comunque che tutti questi lavoratori opereranno in regime di disoccupazione parziale. Le aziende sono infatti flessibili nell'utilizzo dello strumento: se una richiesta viene approvata sono poi libere di decidere se avvalersene. Tuttavia, secondo Zürcher, le cifre mostrano che il lavoro a orario ridotto viene utilizzato "massicciamente e su un ampio fronte" dalle imprese anche nella seconda ondata dell'epidemia di coronavirus.

Si è peraltro ancora molto lontani dal picco di aprile, quando erano state versate indennità di disoccupazione parziale a 1,3 milioni di dipendenti in tutta la Svizzera. Stando agli ultimi dati disponibili, in novembre è stato pagato il lavoro ridotto per quasi 300'000 persone in 34'300 aziende. I numeri potrebbero comunque essere in un secondo tempo rivisti al rialzo, visto che i datori di lavoro hanno tre mesi per richiedere i soldi.

La chiara tendenza all'aumento del lavoro ridotto è stata ravvisata da dicembre nel settore alberghiero e della ristorazione, poi in seguito in da gennaio anche nel commercio al dettaglio. Questi comparti stanno soffrendo particolarmente per le chiusure imposte dalle autorità.

La Svizzera sta spendendo somme ingenti nella disoccupazione parziale: negli undici mesi da gennaio a novembre 2020 sono state versate indennità per 9,2 miliardi di franchi. Questi interventi stanno fra l'altro tenendo in vita molte aziende che soffrono per le misure anti-Covid adottate da Confederazione e cantoni: finora non si sono infatti viste in Svizzera ondate di fallimenti e di licenziamenti. Complessivamente da marzo gli uffici cantonali del lavoro hanno comunque registrato licenziamenti collettivi in 420 aziende per un totale di 16'800 dipendenti. In gennaio il procedimento in questione ha interessato 32 imprese e 1500 lavoratori.

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