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21.01.21 - 20:21
Aggiornamento: 20:56

Più vaccini da febbraio in Svizzera, Berset sprona i cantoni

Saranno pubblicati da domani i dati sulle vaccinazioni eseguite. Il ministro della sanità: le operazioni devono avanzare più velocemente.

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Keystone
Engelberger e Berset

Berna – Difficoltà nelle forniture, problemi di distribuzione, crash informatici: è tormentato l’inizio della campagna di vaccinazione in Svizzera. Ma dalla metà di febbraio in poi arriveranno più vaccini. E il ministro della sanità Alain Berset sprona i cantoni: «Le operazioni devono avanzare più velocemente». La sollecitazione giunta questa sera da Berna fa il paio con quella del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. L’agenzia dell’Ue ha invitato gli Stati membri a preparare misure più rigorose e ad accelerare con le vaccinazioni, per far fronte ai rischi legati alle varianti più infettive del coronavirus.

La novità: da domani saranno disponibili i dati sul numero di vaccinazioni eseguite (quante ne sono state fatte finora, quante dosi sono state utilizzate, a quante persone sono state somministrate); in seguito verranno pubblicati due volte alla settimana. Lo ha promesso Berset in una conferenza stampa al termine di un colloquio con Lukas Engelberger, presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica (Cds). I dati avrebbero dovuto essere disponibili già da martedì, ma problemi tecnici hanno fatto slittare la scadenza. I cantoni saranno obbligati a comunicare i dati all’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). L’obiettivo: accrescere le capacità il più velocemente possibile. A partire da febbraio ogni cantone dovrebbe poter contare su 525 dosi ogni 100mila abitanti, sette giorni su sette. In giugno, ha aggiunto il consigliere federale, le capacità dovranno essere moltiplicate per tre, ossia 1'550 dosi al giorno per 100mila abitanti.

Ritmi diversi

Adesso però c’è un problema. Anche in Svizzera la fornitura del preparato di Pfizer/Biontech è rallentata. Un simile collo di bottiglia lo si era messo in conto, ha tenuto a sottolineare Berset, che ha lodato la scelta di non puntare su un unico vaccino, ma di diversificare le fonti di approvvigionamento. La situazione non dovrebbe mutare fino a metà febbraio, dopodiché – ha spiegato Virginie Masserey dell’Ufsp.

Tra i cantoni, c’è chi va veloce e chi meno. In alcuni, ad esempio, vi sono persone che sono state già vaccinate due volte. Lukas Engelberger ha ammesso che l’avvio dell’intera operazione è stato un po’ macchinoso, ma adesso la situazione è molto migliorata. Il presidente della Cds ha detto di comprendere l’impazienza serpeggiante tra la popolazione, specie per quelle persone che appartengono a gruppi a rischio che non hanno ancora potuto accedere al vaccino. A suo avviso i cantoni «fanno del loro meglio». Ma siccome il desiderio di proteggersi è alto, devono darsi da fare per soddisfarlo. Non bisogna però dimenticare, ha sottolineato il basilese, che si tratta di un’azione di amplissima portata che il sistema sanitario elvetico non sperimenta da decenni.

Testare di più

Per Engelberger, inoltre, i cantoni devono testare maggiormente al fine di proteggere al meglio le categorie a rischio. I test di massa, già realtà in alcuni cantoni, vanno eseguiti in maniera sistematica e regolare. Attualmente sono in corso riflessioni su chi debba pagare simili operazioni, ora a carico degli stessi cantoni. Dal canto suo, Berset ha spiegato che i test di depistaggio del coronavirus per il personale attivo nelle case di riposo e di cura sono stati consigliati già in dicembre. Ed esiste ancora del potenziale per testare più persone, anche nelle scuole e tra le persone asintomatiche, ha detto il ministro della sanità.

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