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14.12.20 - 13:09
Aggiornamento: 17:23

Il 70% degli svizzeri ha un'appartenenza religiosa

Ma l'importanza attribuita alla fede e alla spiritualità in ottica di educazione dei figli è in calo.

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Da uno studio dell'Ufficio federale di statistica (Keystone)

Più di sette svizzeri su dieci hanno dichiarato nel 2019 di avere un'appartenenza religiosa. La maggioranza della popolazione prega almeno una volta all'anno e un quarto partecipa a una funzione più di cinque volte. È quanto emerge da uno studio dell'Ufficio federale di statistica (UST), secondo cui l'importanza attribuita alla fede e alla spiritualità nell'educazione dei figli è in diminuzione.

Cinquant'anni fa quasi tutta la popolazione svizzera era di religione protestante (49%) o cattolica (47%). Ora, la quota di persone appartenenti a queste due comunità è scesa rispettivamente al 23% e al 35%, mentre la proporzione senza appartenenza religiosa è passata dall'1% circa a più di un quarto del totale (28%). Le altre comunità cristiane o evangeliche rappresentano il 7,1% e i musulmani il 5,3%. La credenza in un unico Dio rimane la più frequente, pur se in calo (dal 46% al 40%) rispetto all'ultima edizione del sondaggio, risalente al 2014. Un quarto degli interpellati ha invece dichiarato di non credere né in un Dio né in più divinità, bensì in una sorta di forza superiore. La quota di persone atee è aumentata, passando dal 12 al 15%. Lieve incremento anche degli agnostici, ovvero chi non sa se un unico Dio o più divinità esistono o meno, passati dal 17% al 18%.

Per il 42% dei cittadini, contro il 47% del 2014, la religione o la spiritualità rivestono un ruolo piuttosto o molto importante nell'educazione dei figli, mentre il 44% dei genitori preferisce trasmettere valori che non siano legati a questo ambito. Circa un terzo di minori di 15 anni non ha un'appartenenza religiosa: secondo il precedente studio erano invece un quarto.

Infine, per quanto riguarda la discriminazione religiosa nel 2019 l’8,2% della popolazione ha dichiarato di esserne stato vittima. Ciò vale in particolare per i musulmani: il 35% di loro ha infatti svelato di essere rimasto coinvolto in almeno un caso concreto.

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