laRegione
15.11.20 - 11:54

Coronavirus, case di cura romande colpite duramente

La situazione è allarmante. Dei duecento decessi attribuiti al Covid nelle strutture socio-assistenziali, 40 sono avvenuti negli ultimi 7 giorni

Ats, a cura de laRegione
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(archivio Ti-Press)

Berna - La tanto temuta seconda ondata di Covid-19 sta investendo in pieno i Cantoni romandi e di conseguenza le loro case di cura. Per tenere lontano il virus e controllare i focolai, le strutture applicano una strategia fondata su test a larga scala.

La situazione è "particolarmente allarmante", ha dichiarato senza mezzi termini il direttore generale della sanità ginevrina Adrien Bron parlando, in una recente conferenza stampa, delle ultime due settimane. Degli oltre 200 decessi attribuiti al coronavirus negli istituti medico-sociali cantonali - destinati agli anziani bisognosi - dall'inizio dell'emergenza, una quarantina si sono verificati nel corso dei primi sette giorni di novembre.

A Friburgo il contesto è teso ma gestibile, ha indicato la Direzione della sanità e degli affari sociali. Stando a un bilancio fornito mercoledì, 16 strutture su 50 hanno registrato al loro interno perlomeno un caso di positività. Un tasso simile (uno su tre) si osserva nel canton Vaud, mentre peggio fa il Vallese, dove in più della metà degli istituti vi è un residente malato.

Nel canton Giura, dove le case di cura erano state risparmiate durante la prima ondata, sono sette su dodici ad aver annunciato almeno un ospite con tampone positivo. A Neuchâtel, invece, il numero di case di cura toccate dal Covid è lo stesso che in primavera, ma la situazione non è paragonabile.

Non ci sono però focolai incontrollati

Questo perché, grazie a un sistema di test su vasta scala seguito pure dagli altri Cantoni, si possono scovare anche gli asintomatici. "Non abbiamo dunque focolai incontrollati", assicura il medico cantonale Claude-François Robert.

Le visite sono ovviamente al centro della lotta contro il virus. Friburgo e Vallese le hanno sospese, a meno di casi eccezionali come quelli relativi ad anziani in fin di vita. A Vaud sono autorizzate, ma devono sottostare a delle limitazioni, mentre a Ginevra le misure dipendono dalle varie strutture.

Neuchâtel e Giura, per mantenere le relazioni sociali, invitano a integrare la presenza di uno o due cari "significativi" per ogni residente. In generale, i flussi in entrata e uscita sono particolarmente sorvegliati. Per ridurre i rischi d'infezione, per i nuovi ospiti è in vigore la quarantena e tutti vengono messi in camere singole.

A dimostrazione delle cifre di Vaud, è evidente che nelle case di cura si trovino persone molto vulnerabili e quindi ad altissimo rischio, non solo per questioni puramente di vecchiaia. In questo Cantone, più della metà dei residenti soffre di oltre otto patologie e problemi che li affliggono in maniera acuta e cronica.

Infine, non è da sottovalutare nemmeno la situazione del personale. L'organico è in effetti sotto grande pressione a causa delle numerose quarantene imposte. Giovedì Unia ha lanciato un appello alle autorità per meglio tutelare chi lavora nelle case di cura, nella speranza, si augura il sindacato, che esse non vengano di nuovo dimenticate.
 
 

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