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30.09.20 - 17:19
Aggiornamento: 18:58

Al via la campagna sulle imprese responsabili

I comitati pro e contro l'iniziativa hanno presentato i rispettivi argomenti, al voto il 29 novembre

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Botta e risposta oggi a Berna tra favorevoli e contrari all'iniziativa per imprese responsabili, in votazione il prossimo 29 di novembre.

Il comitato interpartitico riunitosi nella capitale federale per dare il la alla campagna dei contrari ha invitato popolo e Cantoni a respingere l'iniziativa a vantaggio del controprogetto, hanno sostenuto i presidenti del Plr Petra Gössi, dell'Udc Marco Chiesa, del Ppd Gerhard Pfister, e la consigliera nazionale dei Verdi liberali Isabelle Chevalley.

L'iniziativa

L'iniziativa popolare per imprese responsabili, depositata il 10 ottobre 2016 con 120'418 firme valide, chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l'amministrazione centrale o il centro d'attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all'estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali.

Secondo l'articolo costituzionale proposto, le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle imprese che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.

Non siamo i poliziotti del mondo

La responsabilità verso le proprie controllate all'estero è la vera spina nel fianco dei contrari all'iniziativa. "Si tratta di una responsabilità per danni compiuti da terzi unica a livello mondiale e gravida di rischi", secondo il comitato contrario.

L'iniziativa prevede che un'impresa svizzera possa essere perseguita nella Confederazione per abusi od errori commessi da una filiale o dai fornitori all'estero. Si tratta di una soluzione irrealizzabile - secondo il presidente dell'Udc Marco Chiesa - secondo cui la giustizia elvetica non deve immischiarsi negli affari degli altri. In nessun paese al mondo esiste una simile possibilità.

Per il comitato contrario all'iniziativa, una simile modifica costituzionale fa delle multinazionali elvetiche l'ideale capro espiatorio. Se accolta alle urne, una simile iniziativa metterebbe in pericolo la piazza economica svizzera.

Nessun altro Paese al mondo applica criteri severi come quelli proposti dall'iniziativa. Per il semplice fatto di rovesciare l'onere della prova, anche imprese che agiscono in maniera esemplare e possono provarlo rischiano un processo e un danno irrimediabile alla loro reputazione. Tutto ciò le rende ricattabili.

Un "sì" all'iniziativa equivarrebbe a fare della Svizzera il "poliziotto" del mondo. Il diritto svizzero e i nostri tribunali verrebbero posti al di sopra dello stato di diritto dei Paesi in cui hanno sede le filiali delle aziende elvetiche all'estero. In qualsiasi angolo del mondo, chiunque potrebbe fare causa alla casa madre in Svizzera senza spendere un soldo. Un "vero eldorado" per gli avvocati stranieri.

Secondo Gerhard Pfister, l'iniziativa provocherà grossi danni all'economia svizzera se passa alle urne. Visto il momento di crisi attuale causato dalla pandemia, gli ha fatto eco Petra Gössi, non possiamo permetterci simili esperimenti.

Il controprogetto

Il controprogetto, che non prevede alcuna responsabilità per le filiali estere, invita invece le multinazionali a riferire ogni anno sulla rispettiva politica in materia di diritti umani. Contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.

Rispetto all'iniziativa, per la cui realizzazione sarebbe necessario qualche anno, in caso di "no" popolare il controprogetto concepito dal Consiglio federale e accolto dal parlamento entrerebbe subito in vigore.

Il controprogetto iniziale del Consiglio nazionale, ma poi annacquato dagli Stati, riprendeva i principali elementi dell'iniziativa, ma ne limitava l'applicazione alle società più grandi e limitava la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente.

Pragmatica e fattibile

Per il comitato "borghese" favorevole all'iniziativa - oltre 350 personalità in rappresentanza di Udc, Plr, Ppd, Verdi liberali, Pbd e Evangelici. - il controprogetto non è la risposta adeguata all'iniziativa, da loro considerata invece pragmatica, applicabile e, soprattutto, in sintonia con i principi del diritto elvetico e gli standard internazionali.

"Stiamo beneficiando della globalizzazione", ha dichiarato stamane il consigliere nazionale Beat Flach (Verde liberale), "ma tutto ciò ha anche effetti negativi sui diritti umani e sull'ambiente". A detta del deputato, "l'economia svizzera deve difendere la propria reputazione e assumersi le proprie responsabilità".

"Il controprogetto non regola esplicitamente la responsabilità della società madre per le sue controllate all'estero", ha sottolineato Flach e limita il dovere di diligenza a pochi settori. Oltre a ciò, solo le aziende di interesse pubblico dovrebbero redigere un rapporto annuale.

Secondo Flach, le piccole e medie imprese non rientrano nel campo di applicazione dell'iniziativa, tranne nel caso di attività ad alto rischio come il commercio di oro o diamanti. Le multinazionali non sarebbero civilmente responsabili per le azioni dei loro fornitori, ma solo per le azioni delle società che controllano.

L'iniziativa è sostenuta da un collettivo di circa 80 organizzazioni non governative, attive in settori quali lo sviluppo, i diritti umani, ambientali e da diverse organizzazioni sindacali. È sostenuta da numerose personalità di spicco come gli ex consiglieri federali Ruth Dreifuss (Ps) e Micheline Calmy-Rey (Ps), l'ex consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (Plr) e il presidente onorario del Cicr Cornelio Sommaruga.

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