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Svizzera
02.07.20 - 08:020
Aggiornamento : 16:17

Novartis paga 793 milioni di dollari per chiudere cause in Usa

Il colosso farmaceutico svizzero era accusato di corruzione e ripartizione illegale dei costi per l'uso dei farmaci

Il colosso farmaceutico Novartis ha accettato di pagare in totale 729,25 milioni di dollari (quasi 690 milioni di franchi) per chiudere le cause legali negli Stati Uniti. La società era accusata di corruzione e di ripartizione illegale dei costi per l'uso dei farmaci.

Il gruppo renano è stato accusato di aver pagato per il trattamento della sclerosi multipla Gilenya attraverso uno speciale programma di beneficenza per centinaia di pazienti. Uno schema simile è stato utilizzato con Afinitor, per il trattamento di pazienti con carcinoma renale avanzato. Per questo caso, Novartis ha dovuto sborsare alla giustizia statunitense 51,25 milioni di dollari (48,4 milioni di franchi). La parte più consistente riguarda invece il pagamento di 678 milioni di dollari (oltre 640 milioni di franchi) per la corruzione di medici.

L'accusa: Novartis fra il gennaio 2002 e almeno il novembre 2011 avrebbe proceduto a suon di mazzette, camuffate ad esempio quali onorari per interventi durante eventi, con l'obiettivo di spingere i dottori a prescrivere diversi suoi farmaci, fra cui i preparati per l'ipertensione Lotrel e Valturna, nonché quello per il diabete Starlix. Per "oliare" i rapporti d'affari non sarebbero mancati anche pasti pantagruelici: secondo l'accusa la società avrebbe pagato 9750 dollari per un pranzo per tre persone in un ristorante giapponese. A farne le spese sarebbero stati i programmi governativi di assicurazione sanitaria Medicare e Medicaid, chiamati a versare milioni di dollari per rimborsare i farmaci di Novartis.

Risentimento statunitense

"Attraverso questo e altri accordi extragiudiziali, il governo sta dimostrando la sua volontà di assicurare che le aziende farmaceutiche non usino tangenti per influenzare medici e pazienti a prescrivere e comprare certi farmaci", ha affermato ieri Jody Hunt, vice procuratore generale degli Stati Uniti, citato in una nota pubblicata nella nota dal Dipartimento di giustizia americano (DoJ). Secondo quest'ultimo, il sistema di corruzione messo in piedi da Novartis è stato "il risultato di decisioni prese al più alto livello dirigenziale della sede centrale di Novartis North America nel New Jersey", viene sottolineato nel comunicato.

A far smuovere le acque, con una denuncia nel 2011, è stato il "whistleblower" Oswald Bilotta, che "riceverà una ricompensa, il cui ammontare resta da determinare", ha precisato il DoJ. Nell'ambito dell'accordo extragiudiziale, Novartis ha inoltre stipulato un accordo di integrità aziendale, della durata di cinque anni, con l'Ufficio dell'ispettore generale per il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti.

"Successo non a scapito dei valori"

"Oggi siamo un'azienda diversa, con una nuova direzione, una cultura più forte e un impegno più completo in materia di etica", ha indicato il CEO di Novartis Vas Narasimhan nella nota del gruppo, aggiungendo di non volere che "il nostro successo commerciale si faccia a scapito dei nostri valori".

La Banca cantonale di Zurigo (ZKB) ricorda che lo scorso anno Novartis aveva già accantonato 700 milioni di dollari e dunque tale sanzione non costituisce una sorpresa per la multinazionale renana poiché il processo è in corso da diversi anni.

Novartis ha già pagato in passato

Il gruppo basilese ha peraltro già pagato in passato per archiviare accuse relative a metodi illegali per promuovere i suoi prodotti. Nel 2010 ha accettato di versare 422,5 milioni di dollari per risolvere varie accuse civili e penali, comprese tangenti ai medici.

Nell'ambito di quell'accordo Novartis si era dichiarata colpevole di aver erroneamente etichettato un farmaco, ma per il resto non aveva ammesso alcun reato. Nel 2015 il gruppo ha pagato 390 milioni di dollari perché accusato di aver versato tangenti alle farmacie affinché vendessero medicinali della casa renana invece che i preparati della concorrenza. Anche in questo caso non vi era stata alcuna ammissione di colpa.

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