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16.01.20 - 15:230

Più trasparenza finanziaria per i tiri fuori servizio

Lo auspica la direttrice del Ddps Viola Amherd. Le misure permetteranno alla Confederazione di risparmiare mezzo milione di franchi all'anno

La consigliera federale Viola Amherd vuole ancora più trasparenza, in particolare finanziaria, in merito al tiro fuori dal servizio militare. I provvedimenti principali riguardano la pubblicazione delle spese per le munizioni. Le misure consentiranno alla Confederazione di risparmiare mezzo milione di franchi all'anno.

I principi del tiro fuori del servizio militare (tiro obbligatorio, tiro in campagna e corsi per giovani tiratori) comunque "dovrebbero rimanere inalterati poiché si sono dimostrati efficaci e sono essenziali per un sistema di milizia ben funzionante", scrive in una nota il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps), diretto da Amherd dal primo gennaio dello scorso anno. Ma il Ddps rileva anche l'esigenza di "trasparenza nei confronti dell'opinione pubblica".

Dal 2017 nel Ddps, allora diretto dal consigliere federale Guy Parmelin, i processi nell'ambito del tiro sono oggetto di verifiche, che hanno indotto le autorità ad adottare già alcune misure. Ad esempio l'applicazione informatica esterna, utilizzata in comune dal Ddps e dalla Federazione svizzera di tiro (Fst), che non era conforme ai requisiti in materia di sicurezza dell'Amministrazione federale, è stata adattata. Sulla base delle verifiche lanciate da Parmelin, Amherd ora ha deciso ulteriori provvedimenti.

Il Ddps ricorda che, su incarico del Consiglio federale, le società di tiro si assumono una parte dell'istruzione militare e rivestono quindi un ruolo importante per la difesa nazionale. Quale contropartita ricevono un'indennità (8,6 milioni di franchi nel 2018). Ottengono inoltre dalla Confederazione munizioni d'ordinanza a un prezzo inferiore rispetto a quello pagato dall'esercito: in tal modo le società di tiro due anni fa di fatto hanno ricevuto un'ulteriore indennità di 9,3 milioni.

La prima misura voluta dalla direttrice del Ddps riguarda proprio questi aspetti finanziari: le spese per l'acquisto delle munizioni saranno esplicite nel budget dell'esercito e, nel messaggio sulle forze armate di quest'anno, per la prima volta, saranno menzionate anche le indennità risultanti dalla riduzione di prezzo in occasione della vendita di munizioni alle società di tiro. A breve termine il Ddps rinuncerà inoltre a vendere alla Fst munizioni sportive e cartucce calibro 7,65 mm per pistola.

Due altri provvedimenti entreranno in vigore solo dal 2023. Il primo riguarda le 31 società di tiro riconosciute dal Ddps all'estero e il loro migliaio di tiratori: l'esercito non farà più pervenire loro le munizioni (del valore di 30mila franchi nel 2018). Il secondo riguarda la riscossione del cosiddetto "contributo per lo sport" sulla vendita di munizioni alle società di tiro: in futuro sarà la Fst, e non più il Ddps, a prelevarlo.

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