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Quando ancora erano due (Keystone)
Svizzera
17.10.19 - 21:500

Chi ha visto il controllore?

Treni stracolmi, ma gli ‘assistenti clienti’ sono sempre meno. I sindacati criticano, le Ffs persistono

Sui treni delle Ferrovie federali svizzere (Ffs) vi sono sempre più passeggeri (tra questi, quelli che possiedono un abbonamento generale hanno superato per la prima volta quota 500mila e ogni anno il loro numero aumenta di circa 10mila unità, ha indicato ieri l’associazione tariffaria nazionale ch-direct), ma sempre meno controllori. L’evoluzione è in atto da alcuni anni. I sindacati sono preoccupati.

Finora si era sentito parlare soprattutto della penuria di macchinisti. Un fenomeno al quale negli scorsi mesi le Ffs hanno bene o male fatto fronte attuando misure di vario genere. Una di queste: chiedere al personale in organico di fornire ore supplementari. L’ex regia federale, però, talvolta è stata costretta persino a sostituire i suoi treni con dei bus: è avvenuto ancora sabato scorso, su una linea regionale tra i cantoni di Soletta e di Basilea Campagna. Il personale non fa difetto soltanto nelle locomotive. Anche nelle carrozze si vedono in giro sempre meno collaboratori delle Ferrovie. Calcolati in equivalenti a tempo pieno, il numero degli effettivi è sceso – dal 2014 al 2018 – del 7%, ossia di 154 unità (da 2’131 a 1’977). Nello stesso lasso di tempo, il numero dei passeggeri è salito di oltre 25 milioni a un totale annuo di 455,85 milioni. Fino alla fine del 2018, su ciascun treno a lunga percorrenza delle Ffs erano due gli ‘assistenti clienti’, ovvero coloro che controllano i titoli di trasporto e danno informazioni sul traffico ferroviario. La doppia presenza è stata abolita nel dicembre dello scorso anno, con l’introduzione del nuovo orario ferroviario.

Uno per 400 passeggeri

La decisione non è per nulla piaciuta alle organizzazioni del personale. Sulla tratta Intercity Zurigo-Lugano, secondo Angelo Stroppini, un solo controllore deve ad esempio occuparsi di 400 passeggeri. Il segretario del Sindacato del personale dei trasporti (Sev) negli scorsi giorni aveva inviato ai media un comunicato dal titolo eloquente (“Treni stracolmi, anche il personale è esasperato dalla situazione”), nel quale deplorava l’atteggiamento delle Ferrovie (“Secondo le Ffs, tutta colpa del brutto tempo a Nord delle Alpi e del bel tempo a Sud, dell’inizio delle vacanze autunnali in Svizzera tedesca e infine per loro stessa ammissione, del fatto che nessun treno supplementare è stato pianificato”). Più in generale, stando al suo collega Jürg Hurni, “c’è urgente necessità di un ripensamento. Bisogna aumentare il personale affinché i treni possano nuovamente circolare in modo puntuale e sicuro”. La proposta è sostenuta da Karin Blättler, presidente di Pro Bahn Svizzera: “Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da programmi di riduzione dei costi e del personale. Ciò ha avuto, tra l’altro, un effetto negativo sul sentimento di sicurezza dei passeggeri, soprattutto in caso di guasti”.
Le Ffs, dal canto loro, fanno sapere attraverso un loro portavoce che le mansioni del personale viaggiante sono notevolmente cambiate, “non da ultimo a seguito della digitalizzazione. Oggi agiscono come assistenti alla clientela e vengono impiegati in modo mirato con l’obiettivo di generare il massimo beneficio per il cliente”. Ad esempio anche nelle stazioni e sui marciapiedi. 
Le Ffs non intendono fare marcia indietro. “Siamo convinti [della bontà] del nostro nuovo e flessibile concetto d’impiego”, afferma un portavoce, interpellato dall’agenzia Keystone-Ats. Il vecchio sistema del doppio controllore “era troppo rigido” e non rispondeva più alle esigenze della clientela. Il personale verrà comunque aumentato a circa 2mila posti di lavoro a tempo pieno entro la fine del 2022.
Il segretario del Sev Jürg Hurni non condivide la valutazione. “La doppia presenza rispondeva appieno a un’esigenza dei clienti”, afferma. Le Ffs, inoltre, avrebbero tagliato anche sul personale impiegato nelle stazioni e sui perron. “Per questo adesso devono impiegare lì i controllori, che di conseguenza mancheranno sui treni”, osserva Hurni.

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