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L’edificio nel quale si trova la moschea (keystone)
Svizzera
16.10.19 - 10:270
Aggiornamento : 23:19

Kriens, via l'imam che predicava violenza sulle donne

L’organizzazione delle comunità islamiche lucernesi propone di registrare le prediche. Misura che la moschea ‘Dar Assalam’ intende attuare

L’imam di Kriens è stato licenziato dall’associazione che gestisce la moschea ‘Dar Assalam’ nella cittadina del canton Lucerna. Durante un sermone, la guida religiosa avrebbe infatti giustificato atti di violenza nei confronti delle donne a scopo educativo. L’organizzazione mantello delle comunità islamiche lucernesi (Igl) ha da parte sua proposto di adottare misure, constatando contemporaneamente un problema strutturale.

Il comitato direttivo della moschea ‘Dar Assalam’ – che significa ‘casa della pace’ – ha allontanato l’imam iracheno  dopo che il ministero pubblico lucernese ha aperto un’inchiesta – tutt’ora in corso – nei suoi confronti per istigazione pubblica a commettere un delitto o un crimine. Settimana scorsa il 38enne è stato temporaneamente arrestato e interrogato. Tutto questo è successo in seguito a un articolo del 6 ottobre pubblicato dalla ‘SonntagsZeitung’, nel quale il domenicale aveva riferito che lo scorso mese di agosto l’imam avrebbe affermato durante una predica del venerdì che colpire leggermente la moglie può essere considerato lecito qualora altre misure, come il dialogo, non dovessero avere effetto. Avrebbe poi paragonato un simile provvedimento all’educazione dei bambini.

Oltre che con l’indagine aperta dalla procura, l’associazione che gestisce la moschea ha motivato il licenziamento  con la sua ferma volontà di “rispettare la Costituzione federale e quella cantonale”, si legge in un comunicato diffuso ieri. Tuttavia ha anche ricordato che nei confronti del 38enne vale la presunzione d’innocenza. Il comitato direttivo di ‘Dar Assalam’ ha poi aggiunto che nella moschea non si può diffondere odio, agitazione e violenza, precisando che l’associazione non tollera né discorsi, né predicatori radicali. “Il rispetto nei confronti di tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla loro provenienza, razza, sesso, religione e identità culturale è un valore centrale”, ha indicato nella nota.

Il presidente dell’Igl Petrit Alimi ha affermato ieri durante una conferenza stampa di essere venuto a conoscenza della vicenda attraverso i media. L’organizzazione ha quindi contattato l’imam, che da parte sua nega di aver istigato i fedeli alla violenza. Sarà il ministero pubblico lucernese a stabilire se l’uomo è effettivamente colpevole. Resta il fatto che fomentare atti di violenza e paure non è il senso di una sermone. Citando il Profeta, Alimi ha affermato che l’uomo migliore è quello che si comporta nel migliore dei modi con la propria moglie. Secondo l’Igl, può però succedere che imam provenienti da altre cerchie culturali interpretino le parole in un altro modo. E ciò rappresenta un problema strutturale: visto che in Svizzera manca una formazione rivolta agli imam, le comunità devono per così dire ‘importarli’. Contemporaneamente alle comunità islamiche mancano i mezzi finanziari per retribuirli.

L’Igl ha poi proposto alcune misure per cercare di evitare e, nel caso, chiarire vicende come quella riportata dalla ‘SonntagsZeitung’: l’organizzazione raccomanda a tutte le otto comunità islamiche ad essa affiliate – che rappresentano i circa 20mila musulmani del cantone –  di registrare i sermoni pronunciati all’interno delle rispettive moschee e di conservare le registrazioni per un anno. Sono inoltre invitate a formare quattro persone che avranno il compito di assistere alle prediche e intervenire in caso di necessità. L’associazione ‘Dar Assalam’ ha da parte sua fatto sapere di voler attuare queste raccomandazioni.
Non è la prima volta che un imam finisce nei guai: proprio martedì scorso non è stato prorogato il permesso di soggiorno a un uomo residente nel canton San Gallo che aveva commesso abusi nei confronti della moglie. Altro esempio: l’imam della moschea di Winterthur An’Nur condannato definitivamente dal Tribunale federale nel luglio scorso a 18 mesi di carcere e all’espulsione dalla Svizzera per istigazione alla violenza. In un sermone aveva affermato che i musulmani che non pregano avrebbero dovuto essere banditi e calunniati dalla comunità o addirittura uccisi.

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