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13.08.19 - 06:000

In vista un profondamente rinnovato parlamento federale

Record di ritiri, esplosione del numero di liste e di candidati/e, elezioni 'climatiche'... sono molti gli indizi di un grande cambiamento

‘Wandelwahl’, elezione del cambiamento: così Operazione libero, il movimento che si batte “per una Svizzera aperta al mondo e orientata al futuro”, caratterizza l’appuntamento elettorale del 20 ottobre. I fatti dovrebbero dargli ragione. Tra poco più di due mesi (con la coda dei ballottaggi per il Consiglio degli Stati a novembre) dalle urne dovrebbe uscire un Parlamento profondamente rinnovato: se non negli equilibri politici (a rischio c’è sì la maggioranza assoluta Plr/Udc al Nazionale, ma questa nell’attuale legislatura s’è rivelata più aritmetica che effettiva), quantomeno nei volti.
Ogni quattro anni cambiano in media un quarto dei 246 membri del Consiglio nazionale (200) e del Consiglio degli Stati (46). Ma quest’autunno sono da attendersi “spostamenti superiori alla media”, ha indicato alla ‘Nzz am Sonntag’ il politologo Daniel Bochsler.

Le ragioni sono molteplici. La situazione di partenza, anzitutto. Sono ben 50 i parlamentari che non si ripresentano, un terzo in più di quattro anni fa (37). Venti di questi sono ‘senatori’ (per lo più di Ps e Udc). Quasi la metà della Camera dei cantoni verrà dunque rinnovata: non succedeva da quattro legislature.
E poi chi si ricandida non è sicuro di farcela. I timore sono più diffusi a destra. Bochsler rimanda ai risultati delle elezioni cantonali dell’ultimo anno. Udc e Plr assieme hanno perso 33 seggi nei parlamenti, Verdi e Ps ne hanno guadagnati 31; bene hanno fatto i Verdi liberali (+12), mentre il Ppd (-8) ha solo limitato i danni. “Per i canoni svizzeri questi spostamenti elettorali equivalgono a un terremoto”, afferma il politologo. “Simili cambiamenti finora si sono verificati solo quando nuovi partiti sono entrati in scena, come tra il 2007 e il 2011 con l’apparizione di Verdi liberali e Pbd”.

Numero elevato di partenze, probabile spostamento di voti – in quelle che sono state chiamate anche “elezioni climatiche” – verso sinistra (Verdi e Ps) e Verdi liberali; ma anche nuove e in parte inedite congiunzioni (tra Plr e Ppd in Ticino, ad esempio), così come il fatto che due cantoni tradizionalmente borghesi (Berna e Lucerna) per motivi demografici perdono ciascuno un seggio al Nazionale a favore di due cantoni più di centro-sinistra (Ginevra e Vaud). Oltre a tutto ciò, anche l’esplosione del numero di liste e di candidati (di candidate, in particolare: atteso un numero record) potrebbe concorrere al “grande cambiamento” (sempre ‘Nzz am Sonntag’).
La tendenza, dovuta in parte a una modifica della legge federale sui diritti politici che ha allentato i requisiti per la presentazione delle liste, è riscontrabile pressoché ovunque. In quasi tutti i cantoni nei quali è già scaduto il termine per la presentazione delle proposte di candidatura, il numero di liste e candidati per il Nazionale è aumentato in modo significativo rispetto al 2015. In Ticino le liste sono passate da 18 a 23 (cfr. p. 4), a Berna da 26 a 34 (i candidati sono 651, +15% rispetto a quattro anni fa), nei Grigioni da 15 a 20 (candidati: +42%), in Argovia da 23 a 36 (candidati: +72%), a Svitto da 13 a 21 (candidati: +68%). Record di liste e candidati sono segnalati in Vallese (40 liste e 236 candidati) e a Soletta (27 liste e 166 candidati).

In alcuni cantoni, inoltre, i partiti hanno dato prova di fantasia. In Argovia il Ppd si presenta con ben nove liste; il Ps a Zugo con sette; a Soletta il Plr s’è inventato una lista ‘Digitalizzazione’; a San Gallo i Verdi scendono in campo con una lista ‘Anziane per il clima’. Una moltiplicazione che alla fine potrebbe rivelarsi pagante per i partiti che già fanno parte del sistema, ha dichiarato il politologo Daniel Bochsler al ‘Tages-Anzeiger’, che sabato ha dedicato un lungo articolo alla strategia multi-liste e al boom di liste alle prossime elezioni federali.

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