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Keystone
Svizzera
07.04.19 - 09:010

Dottikon: 50 anni fa saltò in aria la fabbrica di esplosivi

La violenta detonazione negli stabilimenti argoviesi provocò 18 morti e 108 feriti

Cinquant'anni fa, l'8 aprile 1969, una violenta detonazione fece saltare in aria la fabbrica di esplosivi di Dottikon, nel canton Argovia. L'esplosione, la più grave che ha interessato la Svizzera in tempi recenti, fece 18 morti e 108 feriti. Era un tranquillo martedì mattina – il primo giorno lavorativo dopo il lungo fine settimana di Pasqua – quando, alle 7.17, un forte boato e un'onda d'urto scossero il tranquillo villaggio nella regione del Freiamt. In soli due secondi, l'esplosione rase al suolo la "Schweizerische Spengstoff-Fabrik", la fabbrica di esplosivi soprannominata "Pulveri" (polveriera). Subito dopo l'incidente, non fu possibile stilare un bilancio preciso. Molti dei circa 400 dipendenti lasciarono in fretta e furia la fabbrica, ritornando a casa o girovagando nei dintorni. La potente onda d'urto e i frammenti di muro danneggiarono 1300 edifici in raggio di nove chilometri. L'esplosione fu sentita fino ad Aarau, a venti chilometri di distanza. Testimoni oculari dell'epoca raccontarono di aver pensato ad "un attentato dinamitardo".

Falsa manipolazione di TNT

"Non temevamo che qualcosa del genere potesse accadere", disse un impiegato dello stabilimento a un giornalista della "Schweizer Illustrierte" accorso sul posto. La fabbrica esisteva da 56 anni e rappresentava un'importante fonte di lavoro e reddito per l'intera comunità. La "Pulveri" produceva esplosivi per la difesa nazionale e per la costruzione di centrali e tunnel. L'importanza di questi prodotti si stava avvicinando ad un inevitabile declino. I rischi legati alla lavorazione del TNT (il "trinitrotoluene") erano ben noti e sulla piantina della fabbrica erano segnate delle vere e proprie "zone della morte": un'esplosione in una di queste queste aree avrebbe significato la morte per chi ci lavorava. La causa esatta dell'esplosione non è mai stata chiarita con certezza, ma il motivo più probabile dovrebbe essere una falsa manipolazione di reparto di "nitrazione" del TNT liquido. Nell'esplosione morirono 13 svizzeri, tre italiani e due spagnoli. Tra di loro anche dei muratori che lavoravano nello stabilimento al momento dell'esplosione. Si trattò della quarta esplosione a Dottikon, dopo quelle del 1927, 1956 e 1964.

Il figlio di Blocher dirige oggi l'azienda

Oggi, sul sito di Dottikon niente più ricorda la terribile esplosione. La fabbrica di esplosivi, fondata nel 1913, è stata rilevata dalla EMS-Chemie di Christoph Blocher nel 1984. Sei anni dopo, l'azienda è stata ribattezzata EMS Dottikon e oggi si chiama si chiama Dottikon Exclusive Synthesis AG. Il suo direttore è Markus Blocher, figlio dell'ex consigliere federale UDC Christoph Blocher. L'azienda chimica, attiva a livello internazionale, non produce più esplosivi. Oggi vi lavorano circa 600 persone e nell'esercizio 2017/2018 la società ha realizzato un fatturato netto di 158 milioni di franchi e quasi 26 milioni di utile. Dal 1981 l'azienda dispone di un corpo di protezione chimica che in caso di emergenza interviene in più di novanta comuni del cantone.

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