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Keystone
Svizzera
19.01.19 - 05:500

Un clima da sciopero

‘Sciopero del clima’ anche in Svizzera, oltre 20mila giovani in piazza per ‘il diritto a un futuro’.

La politica se la prende comoda: un mese fa il Consiglio nazionale ha affossato la nuova legge federale sul CO2, destinata a concretizzare gli impegni assunti dalla Svizzera sottoscrivendo l’Accordo di Parigi sul clima. I giovani invece hanno fretta, vogliono “agire subito”. Ieri mattina circa 12mila scolari, studenti e apprendisti sono scesi in piazza in diverse città del Paese. Veronica Bozzini era a Zurigo. La 24enne di Arbedo-Castione, al quinto e ultimo anno di ingegneria ambientale al Politecnico, racconta alla ‘Regione’ com’è stato il terzo ‘sciopero del clima’ in città dopo quelli, meno frequentati, degli scorsi 14 e 21 dicembre.

Circa 22mila giovani in piazza, 2mila solo a Zurigo. Com’è andata?

Bene, oltre le aspettative. Penso che la marcia ha avuto un impatto abbastanza forte: ha attraversato diversi punti della città ed è stata seguita dai mass media. C’erano studenti universitari come me, ma soprattutto liceali e allievi delle scuole medie. E anche genitori con i loro figli.

In Ticino niente. Come se lo spiega?

In Ticino purtroppo siamo arrivati un po’ tardi. Forse a causa della lingua [l’appello a scioperare è partito su WhatsApp in tedesco e in francese, ndr]. Tra ieri e oggi [giovedì e venerdì per chi legge, ndr] anche in Ticino però si sono creati dei gruppi WhatsApp, con centinaia di persone. Quindi i giovani pronti a protestare ci sono anche in Ticino. Sicuramente succederà qualcosa – una demo – il 2 febbraio: per quella data saremo pronti.

Alle scuole dell’obbligo o al liceo le è stato insegnato qualcosa sul clima?

Sono passati più di cinque anni... Ma non ricordo che la questione sia stata affrontata alle medie o al liceo. La problematica l’ho ‘scoperta’ arrivando qui a Zurigo. Spero che nel frattempo le cose siano cambiate. E che la questione possa trovare maggiore spazio: in scienze o in geografia, ma non solo, visto che il cambiamento climatico ha importanti conseguenze economiche e sociali.

Lei studia ingegneria ambientale al ‘Poli’. Perché questa scelta?

Una certa sensibilità per l’ambiente era nata già ai tempi del liceo. E poi mi piacevano le materie scientifiche. Quindi...

Le “importanti conseguenze economiche e sociali” a cui accennava, le sono state insegnate al Politecnico?

L’aspetto umanistico non è presente nel mio curriculum. Il tema del cambiamento climatico resta un po’ à côté. Viene però trattato – dal profilo sociologico e politico – in scienze ambientali. E io ho scelto di seguire anche qualche corso sulla politica climatica.

Torniamo allo ‘sciopero del clima’. È il suo primo sciopero?

No, ho partecipato allo sciopero di Katowice [in Polonia, dove a inizio dicembre si è svolta la 24esima Conferenza Onu sul clima, ndr]. Beh, era più una marcia di protesta che uno sciopero...

E in precedenza? Ha militato in gruppi studenteschi o in partiti giovanili?

No.

Si può dire che ha scoperto la politica partecipando a questo ‘sciopero’?

Sì. E grazie all’organizzazione Swiss Youth for Climate, di cui faccio parte.

Per i liceali scioperare vuol dire fare i conti con l’illegalità. Come la vede?

È inevitabile che movimenti che rivendicano certi diritti facciano i conti con la questione della legalità. La cosa non va vista per forza in modo negativo. Lottiamo per una causa giusta, per cui una certa dose di illegalità ci può stare. Basta che la protesta non sfoci in violenza.

Questa mobilitazione può durare nel tempo, farsi movimento?

Speriamo. In altri Paesi sta durando da mesi. Io sono fiduciosa.

Il vostro movimento si definisce apartitico. Però la questione climatica è eminentemente politica...

Certo. Infatti non siamo apolitici: vogliamo mandare un messaggio alla politica.

 

Migliaia e migliaia di giovani – forse addirittura 22mila, secondo gli organizzatori, che ne attendevano non più di 6-7mila – sono scesi ieri nelle strade di diverse città svizzere per un nuovo ‘sciopero del clima’ dopo quelli, molto meno frequentati, del mese scorso. Scolari, studenti e apprendisti hanno saltato le lezioni per manifestare, chiedendo che le emissioni di gas serra siano eliminate entro il 2030 e che venga dichiarata l’emergenza ambientale.

A Losanna, stando alla polizia municipale, oltre 8mila (!) giovani si sono radunati in centro per sfilare. Hanno scandito slogan come ‘no all’inquinamento, sì all’ecologia, e brandito cartelloni con scritte del tipo ‘Salvare la Terra non è domandare la Luna’ e ‘Non c’è un pianeta B,’ prendendo di mira il nucleare e affrontando temi come l’innalzamento del livello degli oceani. In molti hanno raggiunto la manifestazione alla pausa delle 10. Tra i sostenitori illustri, il premio Nobel del 2017 per la chimica Jacques Dubochet. “I giovani non possono aspettare, è la loro vita e non la lasceranno a nessuno”, ha scritto sul ‘Journal de Morges’.

Minore il seguito a Zurigo. Stando agli organizzatori, gli studenti riunitisi davanti alla sede del Politecnico federale erano circa 2mila. La polizia ha contato solo qualche centinaio di partecipanti. Si tratta del terzo ‘sciopero’ del genere a Zurigo, dopo quelli del 14 e 21 dicembre. Le assenze da scuola non saranno condonate, ma verranno conteggiate.

Diverse centinaia di giovani si sono trovati a Lucerna, così come nel canton Argovia, ad Aarau e a Baden. Sulla piazza della stazione del capoluogo cantonale gli studenti erano circa 300. Questi hanno chiesto che “i lobbisti del petrolio” siano spediti “in galera”.

Buona l’affluenza in quel di Neuchâtel - quasi 1’500 allievi secondo i giornalisti sul posto –, dove è stata depositata una risoluzione alla cancelleria cantonale che anticipa il lancio di una mozione popolare. Nel primo pomeriggio a Ginevra si contavano più di 4mila partecipanti. Il dipartimento cantonale dell’istruzione pubblica ha consentito agli alunni di aderire all’iniziativa. Per i minorenni era necessario il nullaosta dei genitori.

I manifestanti a Basilea sono accorsi a centinaia (erano oltre mille per i promotori). A Bienne i ragazzi erano 400 stando all’organizzazione, 250 per le forze dell’ordine. ‘I ghiacciai si sciolgono, la nostra determinazione no’, hanno scritto tra le altre cose. Nel Giura il raduno è cominciato verso mezzogiorno a Porrentruy per poi spostarsi a Delémont. Adunate simili anche a Friburgo (mille partecipanti), Zugo, Soletta e Coira. Tra le ultime, cronologicamente, ad attivarsi vi sono state Berna (mille partecipanti circa) e Sion (300), dove il raduno è scattato a pomeriggio inoltrato.

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