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Svizzera
15.09.18 - 05:500

‘Non ho cambiato idea’

Magdalena Martullo-Blocher (oggi in Ticino) è sempre ‘a favore di una riforma fiscale’, purché ‘snella’. Intervista.

Da bambina veniva spesso con i genitori in vacanza «sopra Ascona». Adesso, quando varca le Alpi diretta a sud, la 49enne Magdalena Martullo-Blocher – zurighese, ma eletta nel 2015 al Consiglio nazionale sulla lista dell’Udc grigionese – di solito si ferma nel Moesano. Stasera invece oltrepasserà il confine di Monticello: a Giubiasco, in un bar gestito dalla zia del marito, c’è una grande festa in suo onore. «Quando sono stata eletta al Nazionale lei era entusiasta. E mi ha detto: “Magdalena, faremo una ‘grande fiesta’ [in italiano-spagnolo, ndr] nel mio bar”».

Giovedì 13 settembre, ore 12.50, Palazzo federale: la prima settimana della sessione autunnale delle Camere si è appena conclusa. Nella Sala dei passi perduti, tra un incontro e l’altro – e con una mano sul trolley, in attesa di prendere un elicottero per tornare nei Grigioni, dove ha sede la Ems-Chemie, l’azienda ereditata dal padre che dirige dal 2004 – la vicepresidente dell’Udc racconta che verrà in Ticino non per partecipare a un evento politico. Terrà un «breve discorso, ma più per la zia». E poi «i contatti con la popolazione non passano sempre attraverso la politica: io devo parlare da cuore a cuore con le persone». In tutto questo c’è lo zampino di Marco Chiesa: nell’emiciclo del Nazionale, il deputato ticinese – che lavora nel Moesano e ha una casa di vacanza a Lenzerheide, non lontano da quella della famiglia Martullo-Blocher – siede proprio davanti alla figlia dell’ex consigliere federale Christoph Blocher; entrambi, inoltre, dallo scorso mese di marzo sono vicepresidenti dell’Udc e fanno parte del comitato direttivo del partito.

Signora Martullo-Blocher, d’accordo: la politica non c’entra nulla stasera. Ma c’è un messaggio che vorrebbe portare alle ticinesi e ai ticinesi?

Come cantoni di montagna, di frontiera e italofoni, Grigioni e Ticino hanno problemi simili. Protezione delle frontiere, turismo e minoranze linguistiche sono temi importanti per entrambi. Sul piano politico, a causa della sua speciale posizione geografica, per il Ticino è particolarmente importante poter contare su una Svizzera indipendente e su una forte politica estera nei confronti dell’Italia. Il Ticino ha sempre sostenuto le proposte dell’Udc e di mio padre. E conto su un chiaro ‘sì’ alla nostra iniziativa ‘per l’autodeterminazione’ il prossimo 25 novembre. È molto importante: il diritto di voto deve continuare a valere, non il diritto internazionale!

Le iniziative contro i giudici stranieri, contro la libera circolazione, il ‘no’ all’accordo quadro con l’Ue, quello al ‘pacchetto’ riforma fiscale delle imprese/Avs approvato mercoledì dal Nazionale. Come fa l’Udc a presentarsi ancora come partito dell’economia, quando al contempo scommette sull’isolamento della Svizzera, per la cui economia le esportazioni sono essenziali?

L’Udc oggi a Berna è il partito dell’economia. Abbiamo elaborato la riforma fiscale, miglioriamo la capacità concorrenziale della piazza finanziaria, ci battiamo per avere meno regolamentazioni. Siamo il partito con il maggior numero di imprenditori, grandi e piccoli. Vogliamo buone relazioni con l’estero, ma vogliamo anche restare indipendenti. Personalmente, mi impegno per accordi di libero scambio e a Berna ho spinto affinché vengano avviati negoziati con gli Usa.

Affermare adesso che avete elaborato la nuova riforma fiscale delle imprese non è proprio corretto: vi avete magari contribuito, ma poi mercoledì buona parte del gruppo Udc ha votato contro al Nazionale.

Mi riferivo al fatto che il Progetto fiscale 17 è stato elaborato dal consigliere federale Ueli Maurer [ministro delle Finanze Udc, ndr]. Maurer aveva allestito anche la terza riforma dell’imposizione delle imprese [bocciata alle urne nel febbraio del 2017, ndr], che in realtà non è molto diversa da quella attuale: era giusto un po’ più favorevole alle imprese rispetto al ‘pacchetto’ votato questa settimana dal Nazionale. In entrambi i casi, l’Udc comunque ha svolto un ruolo di leader tra i partiti borghesi.

Maurer e l’intero Consiglio federale sostengono il compromesso politico che ha unito riforma fiscale delle imprese e finanziamento supplementare dell’Avs. Voi no.

Per una questione di diritti democratici. Il popolo deve poter votare separatamente, su ciascuno dei due oggetti. Obbligare i cittadini a votare sull’intero pacchetto, è togliere loro il libero esercizio del diritto di voto. L’Udc però non è contro la riforma fiscale in sé. Per questo non parteciperemo attivamente alla campagna referendaria.

Quest’estate lei aveva detto di essere favorevole al compromesso...

Sì, lo dicono tutti... L’idea di risolvere entrambi i problemi in effetti sembrava ideale: riforma fiscale e Avs sono dossier importanti, ritengo sia una buona cosa affrontarli contemporaneamente. I ‘senatori’ [che lo hanno approvato in giugno, ndr] avevano detto che noi [consiglieri nazionali, ndr] avremmo potuto apportare delle modifiche al ‘pacchetto’. Ma poi in commissione non ci si è mossi di un millimetro dalla soluzione del Consiglio degli Stati! Per giunta, il Ps chiedeva dei miglioramenti! E poi con questa proposta l’Avs non verrebbe risanata: le persone pagano più contributi, ma non hanno una rendita sicura. Non va bene. Perciò mi sono detta che dovevo votare ‘no’. Il mio non è un cambiamento di opinione: non direi mai di essere a favore o contro un progetto, se questo non è ancora definitivo! E poi sono sempre a favore di una riforma fiscale.

L’Udc ha presentato un’alternativa che definirla tale è un’esagerazione...

Perché non è un’alternativa? Noi siamo per una riforma snella.

La vostra proposta privilegia le grandi aziende come nemmeno la terza riforma delle imprese – che proprio per questo è stata affossata in votazione popolare – faceva; inoltre non prevede alcuna compensazione sociale. Come potete pensare che una tale riforma possa ottenere una maggioranza in parlamento e nel Paese?

Non è detto. Ha ragione su una cosa: siamo in un certo senso tornati indietro, in direzione della riforma fiscale precedente. Ma poi ci sarebbe stato tutto il tempo per discutere di un altro tipo di compensazione sociale. Magari tornando all’idea originaria del Consiglio federale [aumento degli assegni familiari, ndr].

Senza una riforma fiscale delle imprese in tempi brevi, la Svizzera potrebbe finire sulla lista nera Ue dei Paesi non cooperativi in ambito fiscale, con tutte le conseguenze del caso. Questo scenario non la preoccupa?

Dobbiamo abolire gli statuti fiscali speciali e sostituirli con strumenti fiscali conformi agli standard internazionali. Ripeto: siamo a favore di una riforma fiscale.

Guardiamo avanti. «Non spero di doverlo fare», ha dichiarato in marzo all’emissione ‘Rundschau’ della Srf. Sei mesi dopo, continua a sperare di non dover diventare un giorno consigliera federale?

Sono un’imprenditrice. E mi piace esserlo. Per il momento noi dell’Udc con il popolo possiamo ancora modificare la rotta, in modo che la Svizzera non riprenda automaticamente il diritto europeo. L’accordo quadro sarebbe catastrofico per la Svizzera.

Ancora sul Consiglio federale: quali condizioni dovrebbero essere soddisfatte, affinché possa immaginarsi di essere un giorno candidata?

Al momento non ne vedo nessuna.

L’Europa, diceva. Non si parla di ripresa automatica, ma dinamica del diritto europeo. Come si sta facendo con la direttiva Ue sulle armi: il parlamento decide in che modo adeguare le nostre leggi e al termine del processo legislativo potrà essere lanciato un referendum. Alla fine, sarà il popolo a dire la sua.

Sa qual è la differenza tra ripresa automatica e dinamica del diritto europeo? Non c’è. Perché il popolo svizzero alla fine può pur decidere, ma se dirà ‘no’ e le norme europee non verranno riprese, dall’Ue arriveranno sanzioni. Noi vogliamo essere liberi di decidere in futuro cosa riprendiamo e cosa non riprendiamo del diritto europeo.

‘Ganz de Bappe – die Erbfolge ist geregelt’ (‘Tale e quale il padre – la successione è regolata’). Così ha titolato il ‘Tages-Anzeiger’ in marzo, quando lei è stata nominata vicepresidente dell’Udc, membro del comitato direttivo del partito, che il padre Christoph in quell’occasione ha lasciato. Si sente così a volte, tale e quale suo padre?

Mio padre ha portato l’Udc al successo. Era il suo compito. Io ne ho un altro: il mio quotidiano è fatto di strategia e conduzione. Sono stata nominata nel comitato direttivo del partito, affinché potessi portare la mia esperienza quale imprenditrice in un gremio rinnovato, ringiovanito, che rappresenta tutte le regioni linguistiche e diverse professioni.

Di recente alcuni esponenti di rilievo dell’Udc nella Svizzera romanda si sono ritirati. E il partito non riesce proprio a far breccia in questa parte del Paese, nemmeno dopo l’elezione di Guy Parmelin in Consiglio federale. Avete un problema in Romandia?

L’Udc nella Svizzera romanda è molto giovane. Deve ancora organizzarsi.

Anche nella Svizzera tedesca i problemi non mancano, in particolare negli agglomerati che si urbanizzano a ritmo sostenuto. Molti osservatori hanno affermato che l’Udc non ha molte risposte da dare ai problemi urgenti degli abitanti delle città (asili nido, mobilità lenta, offerte culturali, ecc.).

Siamo chiaramente il primo partito in Svizzera, ed è stato così anche nelle elezioni cantonali di questa legislatura. Un paio di punti percentuali in più o in meno rientrano nella normalità. Nelle città ci impegniamo in special modo per la sicurezza e contro gli abusi nelle assicurazioni sociali da parte degli immigrati. Questi sono temi che diventano sempre più attuali, e che dimostrano come l’Udc sia assolutamente necessaria! Solleviamo anche questioni scomode, come la migrazione. Ma soprattutto siamo gli unici che si battono ancora per i diritti popolari e la Svizzera, come facciamo ora con l’iniziativa per l’autodeterminazione e contro l’accordo quadro. Grazie all’Udc la Svizzera oggi non è nell’Ue. E grazie a noi si sono potute arginare la burocrazia e l’esplosione delle spese a livello federale.

L’obiettivo dell’Udc per le ‘federali’ del 2019?

Vogliamo dire ai cittadini che siamo gli unici a batterci per l’indipendenza e la sicurezza della Svizzera. E contiamo di mantenere l’alta percentuale di voto del 2015 [29,4%, ndr].

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