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07.02.18 - 15:160

Pedofilo a processo, respinta la richiesta di annullamento

Un 73enne svizzero, alla sbarra a Bulle, è accusato di avere abusato di oltre 80 bambini in Thailandia. La sentenza arriverà venerdì

Iniziato ieri, sta proseguendo in queste ore il processo al Tribunale penale della Gruyère a Bulle (FR) nei confronti di un 73enne svizzero, accusato di aver abusato di oltre 80 bambini e adolescenti in Thailandia. È in effetti stata respinta un’istanza della difesa che, mettendo in dubbio la competenza della corte nel caso, domandava l’annullamento. Venerdì è attesa la sentenza.

Il difensore dell’imputato, David Aïoutz, ha tentato di invocare il principio "ne bis in idem", secondo cui non si può essere perseguiti e puniti penalmente per un reato per il quale si è già stati scagionati o condannati. Nel maggio 2014 un tribunale thailandese aveva infatti prosciolto l’uomo col beneficio del dubbio, a causa di testimonianze giudicate imprecise e dell’impossibilità di procedere con certezza a identificazioni.

La presidente della corte, Frédérique Bütikofer Repond, non ha però accolto la richiesta, dando così ragione alla procuratrice Yvonne Gendre. Il materiale a disposizione dei giudici thailandesi era molto meno sostanzioso, dato che il processo all’epoca riguardava una sola vittima, durante un lasso di tempo limitato all’estate 2005.

Inoltre, le numerose immagini ritraenti bambini in pose oscene erano state considerate solo come indizi e non come prove, ha spiegato la presidente. Il lucernese alla sbarra deve rispondere di tratta di esseri umani, promovimento della prostituzione, atti sessuali con fanciulli e pornografia. Ha ammesso solamente di essere l’autore delle foto incriminate, ma contesta gli altri capi d’imputazione.

Durante i dibattimenti odierni, tre inquirenti friburghesi hanno descritto le loro indagini condotte in Thailandia, dove sono riusciti a rintracciare alcune vittime. Come era già emerso dall’atto d’accusa, alcune hanno subito abusi per parecchi anni, nei casi peggiori fino a una decina. Ciò è stato stabilito grazie alle fotografie scattate nel tempo, che le mostrano ad età diverse.

Quando interrogato, l’imputato ha cercato da parte sua di aggirare le domande, prendendo di mira e incolpando la polizia svizzera, gli agenti thailandesi e addirittura i bambini. A suo avviso, essi stavano semplicemente giocando fra loro.

L’uomo era già stato condannato per aver praticato sesso con minori nel 1980 nel canton Friburgo e nel 1991 in Vallese, prima di trasferirsi nel Paese del sud-est asiatico dove, principalmente tra il 2002 e il 2013, si sarebbe macchiato dei reati che gli sono contestati.

In Thailandia aveva creato un sistema di dipendenza, nel quale i genitori dei giovani malcapitati lavoravano per lui. Fungeva anche da "mediatore", consegnando le proprie vittime ad altri pedofili europei, che a loro volta finanziavano ai ragazzi per esempio scuola e dentista. Rientrato in Svizzera nel novembre 2014, era stato arrestato a febbraio 2015 a Bulle. Da allora si trova in detenzione preventiva.

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