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21.08.17 - 14:330
Aggiornamento : 11.12.17 - 18:20

Il presidente del Ppd svizzero Pfister: 'Voglio un partito social-borghese'

Più collaborazione con Ps e Udc, maggiore distanza dal Plr, con un programma “social-borghese”: questo l’obiettivo del presidente del Ppd Gerhard Pfister, che sabato presenterà all’assemblea dei delegati il suo primo grande progetto, denominato 'PPD 2025'. Il 54enne consigliere nazionale di Zugo, in carica quale presidente del partito dall’aprile 2016, illustra le sue visioni in una intervista a piena pagina pubblicata oggi dai quotidiani 'Tages-Anzeiger' e 'Der Bund'.

Gran parte del programma 'Ppd 2025', una sorta di 'roadmap' per il prossimo futuro, consiste principalmente in adeguamenti organizzativi e in una maggiore professionalizzazione del partito, giudicato ancora strutturato in modo troppo “federalistico” rispetto alle altre formazioni di governo.

Pfister vuole però dare nuovi impulsi anche dal punto di vista programmatico per rilanciare il partito, da anni in costante perdita di consensi elettorali. All’obiezione dell’intervistatore secondo il quale con lui al vertice “il partito appare conservatore come non mai”, il presidente risponde: “Non faccia l’errore di giudicare l’intero partito dal mio profilo” personale: “Il Ppd ha diverse correnti”. A suo avviso, tuttavia, il posizionamento “social-liberale” datogli nel 2004 dall’allora presidente Doris Leuthard “non ha mai veramente attecchito nella base”, forse anche per il fatto che la Leuthard poco dopo (il 14 giugno 2006) è stata eletta nel Consiglio federale. Oggi – afferma Pfister – “il Ppd deve optare per una politica social-borghese (bürgerlich-sozial)”.

“Su talune questioni – spiega – stiamo con il Ps, dove ha senso, attualmente sulla riforma delle pensioni. E su altre questioni lavoriamo con l’Udc, quelle di politica economica in particolare”. “La cosa principale – aggiunge – è: elaboriamo le nostre posizioni presto e in modo autonomo, e a queste ci atteniamo”.

Pfister vuole distanziare il suo partito soprattutto dal Plr. Perché, visto che è il partito con cui ha più cose in comune?, gli chiede il giornalista. La risposta: “Al Ppd viene rimproverato di non sapere che posizione ha, a volte a ragione. Se vogliamo cambiare, dobbiamo evidenziare maggiormente le differenze con gli altri partiti. Il Plr ha già cominciato a farlo alcuni anni fa”, monopolizzando la parola “liberale” ripetuta come per un “lavaggio del cervello”. Ma questo “ha giovato per commercializzare il partito”.

A suo avviso, le differenze con il Plr non sono soltanto di 'Weltanschauung': “Noi rappresentiamo un’economia di mercato sociale, il Plr meno. E siamo il solo partito che accoppia la libertà con la solidarietà”. Pfister rifiuta di essere definito “il becchino della svolta borghese” che pure aveva caldeggiato dopo la vittoria della destra alle elezioni nazionali del 2015: “Non sono io il problema. Non può essere che un partito stabilisca che cosa è borghese e che cosa no. Così fanno i liberali-radicali: borghese è sempre esattamente quel che il Plr fa. Così naturalmente non funziona”.

A suo avviso la svolta può avvenire solo se il PlrR agisce in modo “meno arrogante” e l’Udc si mostra maggiormente disposta ai compromessi. “In ogni caso – aggiunge – non ci sarà mai un vero blocco borghese, non calza con il sistema Svizzero”. Per quanto riguarda la 'C' di “cristiano”, rimasta nel nome del partito in tedesco e francese, Pfister risponde che la base vuole mantenerla, cosa di cui si dice “contento”. Bisogna però anche spiegare “che cosa la C significa. E qui il dibattito sui valori svolge un ruolo importante”.

Alla domanda perché il partito voglia distanziarsi dagli altri soprattutto sulle questioni economiche e non su quelle di società come il matrimonio per tutti, Pfister risponde: “Sono temi che mi interessano meno. Detto onestamente: mia annoiano anzi in modo incredibile. Si tratta di convinzioni personali. Non ho bisogno di costringere nessuno”.

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